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DRIPPING… AFTER?

DRIPPING… AFTER?

Art Gallery “Il Dictynneion”

CAMPIELLO DEL SOLE

San Silvestro-San Polo 911/a

V E N E Z I A-Z A N U S

Presenta dall’otto al quindici settembre duemiladodici

DRIPPING… AFTER ?

a cura di Kuihee Jeon
note critiche di Siro Perin
opere e performance di Stefano Zanus

inaugurazione

sabato 08.09.2012, ore 19.00

Mi piace molto la critica di Siro, perché (forse senza premeditarlo) abbiamo inventato un nuovo modo di fare critica; cioè non c’è più la critica che cade dall’alto fatta di paroloni (ed in molti casi di pochi significati), ma c’è un interscambio fra artista e critico, dove fra l’artista e critico si genera una simbiosi e l’artista diviene un po’ critico ed il critico un po’ artista.

Caro Stefano
è ormai da più di dieci anni che ho l’occasione di osservare il tuo operare artistico e, se dovessi definirlo con una parola, userei l’aggettivo poliedrico. Affermo questo perché ti ho visto nelle vesti di grafico, fotografo, pittore “verista” e “informale”, scultore, performer e creatore di installazioni. Ma non solo: ti sei profuso nella realizzazione di eventi culturali che hanno coinvolto svariate branche dell’arte. E’ poi doveroso sottolineare che, in tutto questo, nulla è mai stato affidato al caso, anzi! E’ sempre stato possibile, e lo è tutt’ora, percepire sia l’intenso lavoro intellettuale che le opere nascondono, fatto di studio e progettazione, sia, da un lato, le svariate e giustapposte compenetrazioni tra più le varie tecniche esecutive e, dal’altro, l’utilizzo dei più oculati supporti.
Tali modalità creative, unitamente alle tue necessità culturali ed alle tue ricerche, ti hanno condotto verso uno sperimentalismo fatto di serietà ed eclettismo che ha accompagnato tutta la tua carriera. Prova di quanto scritto, è la “Dripping Light Art” (ovvero: “L’arte del gocciolamento della luce” in acronimo: D.L.A.). Tecnica, come affermi, che segue un preciso e ponderato schema di svolgimento artistico che nel corso del tempo si è evoluto: progetto di ripresa fotografica, predisposizione dell’apparecchio, esecuzione, sviluppo, elaborazione grafica, preparazione dei supporti e trasferimento delle immagini. Partendo dalla bidimensionalità della pittura ad olio e passando per una tua personale interpretazione dell’Action Painting, impostata sul variare dei movimenti della ripresa fotografica, sei giunto allo spazio tridimensionale ed alla sua gestione, creando istallazioni e performances. Più recentemente, tale percorso si è orientato verso il tentativo di realizzare una scultura fatta attraverso il Dripping. Tale proposito evidenzia non solo un’evoluzione, per altro naturale, ma il tuo bisogno intellettuale proteso a cogliere e rappresentare la mutevolezza del concetto di visione dell’immagine dell’opera, nella quale la luce e l’atto sono gli elementi generatori.
Come ho già avuto modo più volte di scrivere, la tua Arte è volta ad indagare la società contemporanea, analizzandola sotto il profilo sia sociologico sia metaforico, per offrire allo spettatore uno spunto di riflessione. Questa mia affermazione è suffragata dal fatto che l’opera vede il suo costruirsi all’esterno per aggettarsi, metaforicamente e fisicamente, verso le persone, stabilendo così una comunicazione interattiva, o meglio un transito, di significati tra te, emittente, ed il pubblico, ricevente.
Anche questa tua nuova esposizione dal titolo “Dripping…after?” (“Dopo il gocciolamento…?”) presso la galleria veneziana “Il Dictynneion” esplicita e rivendica nuovamente gli aspetti che ho espresso poc’anzi, ma fra i quali mi sento di sottolineare il concetto di gestualità. Quest’ultima, come sottolinei, sul piano esecutivo ti rimanda al Dripping di Jackson Pollok, artista del quale celebri i cent’anni dalla nascita, ma sotto il profilo ideologico essa ne diverge perché il tuo usare la luce della fotografia, anziché quella del colore, ed il tuo agire non attorno ad una tela, ma dentro un contesto atto alle perfomances, ti obbliga a relazionarti non più con il concetto piano della tela contenuta in una ristretta stanza, ma con le grandezze dello spazio aperto e tridimensionale, nel quale il pubblico non è più solo osservatore ma parte o partecipe dell’opera.
Dunque, la tua gestualità, per la grande quantità di fattori tecnici, metodologici e dimensionali, ti porta a pensare ed a procedere in modo antitetico all’artista americano, il quale, è ovvio, per biografia, necessità ed ambientazione spazio-temporale è diverso da te.
Oltre a ciò va rimarcato che, avendo inventato un tuo personale metodo fotografico, le tue opere possono esulare dal classico dripping permettendoti di affascinare e stupire il pubblico in ogni occasione.
Siro Perin

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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