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2016, recuperiamo le radici di un mondo in pace

2016, recuperiamo le radici di un mondo in pace
di Michele Santangelo

ritiro-2013-logo-RIDUn nuovo anno, il 2016, è appena iniziato. Due giorni fa la Chiesa ha invitato non solo tutti i suoi fedeli ma tutti gli uomini di buona volontà e animati da spirito positivo a pregare per la pace, un bene universale da sempre desiderato e auspicato ma mai del tutto posseduto, anche perché gli equilibri ai quali gli uomini cerano di agganciarlo poggiano su basi mutevoli legate ad interessi economici e strategici per loro natura di parte e spesso perseguiti a costo di distruzioni immani e sacrificio di migliaia di vite umane. Cosicché si può dire che è molto difficile, se non impossibile, trovare nella storia dell’uomo un momento di totale assenza di lotte e di guerre in ogni angolo del mondo. Tuttavia, Papa Francesco, il primo dell’anno, invitava tutti ad avere speranza nella capacità dell’umanità di vincere il male, Questo, infatti, si fa strada soprattutto quando regna l’indifferenza verso Dio e verso il prossimo, quando, cioè, l’uomo pone come fine, e confine anche, della propria esistenza se stesso, senza nessuna apertura verso il trascendente e il tutto finisce per relativizzarsi al proprio io, senza alcun posto per la solidarietà, per la compassione, rimanendo insensibile alla richiesta di aiuto che si innalza dall’umanità sofferente, l’indifferenza appunto. Con essa si moltiplicano le ingiustizie, squilibri sociali, che spesso generano violenza, odi, rancori e quindi conflitti, con il prevalere della legge del più forte a scapito e detrimento del più debole. Chi può, a tal punto, far risuonare nell’intimo della coscienza il richiamo forte alla responsabilità nei confronti del proprio fratello, se non si ha contezza della presenza di Dio, al quale, come si esprime papa Francesco, “importa dell’umanità” e a ciascuno chiede conto del fratello, come fece con Caino che aveva ucciso Abele? L’epilogo è un’umanità disancorata, in balia di se stessa, dei propri limiti, dei propri falsi miti; un’umanità che insieme a tutto il resto del creato potrebbe essere frutto del caso, come tanti si affannano a dimostrare, e non il risultato di un progetto e per di più un progetto concepito per amore; della realizzazione del quale ciascun uomo, una volta giunto all’esistenza, diventa parte integrante, attiva e responsabile, rispondendo ad una chiamata. È questo il cammino che ci indicano i brani di Scrittura che ascolteremo nella liturgia di questa seconda domenica del tempo natalizio. Immagino quasi l’intima gioia, il cuore colmo di una emozione indescrivibile di S. Paolo nel sentirsi ispirato ad indirizzare ai fedeli di Efeso il suo convincimento: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo”. Ma cosa c’era e c’è a monte di questa convinzione dell’Apostolo delle genti, naturalmente come certezza per i credenti ed anche come speranza per tutti gli uomini? Ce lo manifesta S. Giovanni nel brano del suo vangelo. Egli inizia con un’affermazione solenne, importante, che non lascia spazio ad elucubrazioni più o meno dotte: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”; quasi a sancire una volta per sempre una verità unica, la verità delle verità, a volo d’aquila, come afferma un noto teologo, per proiettare il creato non nel primordiale caos oppure in un non meglio precisato big bang con un serie infinita e indefinita di schegge che iniziavano il loro cammino nel cosmo, – scheggia a sua volta? – per quale destinazione, per quale scopo? Ma in un “in principio” voluto per amore. Giovanni conferisce senso a tutto: “tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”. È un inno meraviglioso che si rischia di rovinare nel tentativo di spiegarlo. Quel “Verbo”, nella pienezza dei tempi è diventato Egli stesso carne, per riportare l’umanità nel grembo del Padre: “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Potrebbe essere questa la radice di un mondo sempre in pace, con Dio, con la propria coscienza, con i fratelli, con il mondo.

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