Lun. Giu 17th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

23 maggio 1992. Moriva a Capaci la Prima Repubblica

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di Ernesto Scelza

Ernesto Scelza

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Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

Ventidue anni fa la Strage di Capaci. Cosa resta di quell’attentato che uccise Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. E gli agenti delle scorte Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani. Mentre un baratro si apriva sull’autostrada per Palermo, uomini dello Stato aprivano una trattativa con ‘Cosa nostra’. La ‘Prima Repubblica’ moriva quel giorno. Non le inchieste di Mani pulite la spazzeranno via. Ma quel tritolo. E quell’altro piazzato in Via D’Amelio due mesi dopo, che ucciderà Paolo Borsellino. E con lui Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina. “È finito, è tutto finito” dirà allora Antonino Caponnetto, aggirandosi tra i relitti delle auto e i resti dei corpi sparsi nella via. Sì, moriva allora: tra Capaci e Via D’Amelio la ‘Prima Repubblica’ moriva. E mai sarebbe nata la ‘Seconda’. Si crede ancora che sia stata la corruzione dei partiti, svelata dalle inchieste milanesi, a far crollare il sistema. Ma i partiti si scioglieranno e si ricomporranno. Il suo ‘personale politico’ − le ‘seconde file’, non i migliori − si ricollocherà. Le pratiche corruttive continueranno. Fino ai nostri giorni. Allora, sul corpo sanguinante dello Stato sarebbe piombata la ‘Lega’. E un partito nuovo di zecca. ‘ForzaItalia’ si sarebbe chiamato: allora come ora. Fondato da uno spregiudicato imprenditore del Nord, e da un fidato sodale, Marcello Dell’Utri, che i contatti con la mafia di ‘Cosa nostra’ garantiva. Per questo, la ‘nuova’ Repubblica non sarebbe potuta mai nascere. E lo sapeva Paolo Borsellino, che aveva denunciato ad un giornalista francese le responsabilità di quell’imprenditore spregiudicato del Nord. Anche lui, come Giovanni Falcone, sapeva i “nomi dei responsabili delle stragi” e dei mali dell’Italia. Ma non aveva le prove.

I Confronti/Le Cronache del Salernitano

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