Sab. Lug 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Dio ci chiama per nome perché ci vuole pescatori di uomini

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

pesca miracolosa 01

Nella Bibbia si parla di Dio non come di un essere lontano ed inafferrabile, ma come persona viva, che intreccia la sua esistenza con la nostra. Dalle letture proposte nella quinta domenica dell’anno liturgico emergono queste verità: Dio ci parla, si rivela, ci chiama, ci manda e nessuno, a meno che non lo rinneghi, può esimersi. Parla attraverso il creato dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande e attraverso la voce profonda della coscienza, che si manifesta nella lode o nel rimorso, nella soddisfazione o nell’angoscia; parla attraverso gli uomini e i segni dei tempi, ma soprattutto attraverso Cristo, che riassume sapienza e amore dal momento che in Lui Dio si è fatto come noi.
Nel brano del capitolo quinto di Luca Gesù appare come il maestro che nelle parole, nel gesto, nell’atteggiamento rivela il Padre tramite il miracolo della pesca eccezionale, che genera commozione e stupore in Pietro e nei suoi compagni, gli stessi sentimenti che pervadevano Paolo quando ricorda le apparizioni di Cristo dopo la risurrezione e li riassume nella prima lettera ai Corinzi come suprema testimonianza di un amore che non temendo la morte la sconfigge.
Dio non solo si rivela, ma interpella; fa capire che s’interessa di noi. Sentirsi chiamati per nome fa trasalire di gioia e perché chiamati sentiamo un grande bisogno di purificazione. Percepire un Dio vicino, che chiama, fa sentire di più la nostra indennità, come si esprime Isaia nella prima lettura ricorrendo ad immagini e simboli. Isaia afferma: “udii la voce del Signore che diceva “chi manderò? – ed io risposi- eccomi, manda me”. Un sentimento analogo prova Pietro e Gesù gli dice “ti farò pescatore di uomini”.
Noi cristiani siamo dei mandati da Dio col compito di pescare uomini; cioè, nel linguaggio biblico, che spesso ritiene il mare l’abitazione delle forze che si oppongono a Dio, pescare uomini significa liberarli dal male, trarli dal gorgo in cui rischiano di annegare, dagli egoismi, che si oppongono a Dio e ai fratelli per mettere al centro il proprio tornaconto. Ogni cristiano è mandato ad annunziare il Vangelo, a ridare speranza a chi l’ha perduta, a tendere una mano fraterna a chi ha bisogno di aiuto ed annaspa. Aprirci agli altri come mandati da Dio, portatori di verità, speranza, amore è il segreto per riacquistare fervore quando ci sentiamo aridi nello spirito.
Sulla barca dove sale Gesù non si sentono discorsi ispirati, prevale il suo sguardo su quegli uomini, i quali si sentono amati e percepiscono che la loro vita può essere al sicuro accanto a Lui perché dal suo viso traspare la forza del giusto. Si fidano ed allora le loro reti si riempiono, fatto prodigioso che induce Pietro a riflettere. La paura s’impadronisce di lui, è consapevole che quegli occhi indagatori possono guardare nella sua coscienza, si proclama perciò peccatore. Ma é una confessione non richiesta, perciò non determina rimproveri o commenti. Il Maestro non è interessato ai peccati del pescatore: il passato di Simone è andato per sempre, a lui interessano solo azioni che generano futuro.
Gesù invita a donare la vita divenendo pescatore di uomini: delicatezza di un maestro di umanità! Nella sua sapienza incanta chi lo ascolta. Egli non comanda, prega, come aveva fatto quando li aveva invitati a discostarsi dalla riva. Conforta sollecitando a non temere, è capace di liberare dalla paura infondendo coraggio e far fiorire nei cuori il domani. Infatti, egli negli uomini non considera i fallimenti, ma le potenzialità messe a frutto.
Ecco perché questi pescatori “lasciarono tutto e lo seguirono”, senza porsi domande su dove li avrebbe condotti. E noi?

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