“Il sarto di Ulm”: un apologo di Bertolt Brecht

“Il sarto di Ulm”: un apologo di Bertolt Brecht
di Ernesto Scelza
Ernesto Scelza
Ernesto Scelza

In tempo di accomodamenti e di rincorsa dell’esistente e del quotidiano, vi riporto una pagina di uno degli ultimi libri di Lucio Magri, l’eretico fondatore del ‘Manifesto’: “In una delle affollate assemblee che dovevano decidere se cambiare nome al Pci, un compagno rivolse a Pietro Ingrao una domanda: «Dopo tutto ciò che è successo e sta succedendo, credi proprio che con la parola comunista si possa ancora definire un grande partito democratico e di massa come siamo stati, ancora siamo e che vogliamo rinnovare e rafforzare per portarlo al governo del paese?». Ingrao, che già aveva ampiamente esposto le ragioni del suo dissenso da Occhetto e proposto di seguire un’altra strada, rispose, scherzosamente ma non troppo, usando un famoso apologo di Bertolt Brecht, Il sarto di Ulm. Quell’artigiano, fissato nell’idea di apprestare un apparecchio che permettesse all’uomo di volare, un giorno, convinto di esserci riuscito, si presentò al vescovo e gli disse: «Eccolo, posso volare». Il vescovo lo condusse alla finestra dell’alto palazzo e lo sfidò a dimostrarlo. Il sarto si lanciò e ovviamente si spiaccicò sul selciato. Tuttavia – commenta Brecht – alcuni secoli dopo gli uomini riuscirono effettivamente a volare”. Per tutti coloro che non sanno che un cambiamento vero non può che essere profondo e radicale: l’impegno ostinato di generazioni.

I Confronti / Le Cronache del Salernitano

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