Il mistero della Trinità e il cammino verso la salvezza

Il mistero della Trinità e il cammino verso la salvezza
di Michele Santangelo

giovanni_battista_tiepoloDopo che, con il grande tripudio della celebrazione della festa di Pentecoste, domenica scorsa, a compimento delle feste pasquali, la Chiesa ha fatto considerare ai suoi fedeli, sia pure in sintesi, il cammino della salvezza dell’uomo, ad iniziare dal concepimento di Gesù, la sua nascita sulla terra, la sua passione, morte e risurrezione e, infine, l’effusione dello Spirito Santo, a beneficio dei primi discepoli e della Chiesa nascente, perché questa, a sua volta, potesse perpetuare fino alla fine dei tempi l’opera di redenzione di Dio, per farne giungere a tutti gli uomini i frutti, oggi viene proposta un’altra grande solennità: “la festa della SS: Trinità”. È come se venisse presentata, attraverso la liturgia, la carta d’identità di questo Dio che percorre tutte le strade possibili pur di arrivare al cuore dell’uomo. Fin dalle origini che si perdono nella notte dei tempi, attraverso l’Antico Testamento, fino a Cristo e al mistero di questa Chiesa che cammina insieme all’uomo nel tempo, pur tra tante manchevolezze e limiti, tutta la storia dell’umanità è segnata dalla misteriosa presenza di questo Dio che, rivelandosi a Mosé, fissò anche le coordinate morali, i dieci comandamenti, entro cui la vita dell’uomo potesse apparire degna ai suoi occhi di essere destinataria di tanto amore nel momento in cui in Cristo Gesù avrebbe rivelato tutto il suo volto. Il volto di un Dio che non si manifesta con forme religiose opprimenti, ma che viene a liberarlo dalla pesante zavorra del male di cui, purtroppo, l’umanità si è mostrata e si mostra capace di caricarsi. Un Dio che non si manifesta per condannare le realtà materiali, sono anch’esse frutto della sua azione creatrice, ma che attraverso l’Incarnazione del Figlio le riscatta dal dominio dell’egoismo, dell’odio, del sopruso, per invitare l’uomo, che Egli ne ha fatto consegnatario, al banchetto misterioso del suo amore infinito. Un Dio che attraverso il suo Spirito continua a rinnovare la terra, e con la sua azione nei sacramenti genera continuamente figli a sua immagine e somiglianza, costruendo ogni giorno la Chiesa intorno all’Eucarestia che perpetua nel mondo l’azione redentrice di Gesù Cristo. Dio, quindi, è unico, ma non è solo. È  Trinità di persone.
Il primo ingresso della Grazia Salvifica nella vita di ciascun cristiano è avvenuto proprio così, nel nome della SS. Trinità: io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, disse colui che, con un gesto semplicissimo, ma di valore eterno, amministrò il nostro battesimo. E sono innumerevoli le volte che ciascun cristiano, segnandosi con il segno della croce, con il gesto ricorda il sacrificio di Cristo, sulla croce appunto, ma con le parole esprime la sua professione di fede nella Trinità, come a significare che il supremo atto di amore di Gesù sulla croce altro non è che la manifestazione tangibile nel tempo del misterioso e grandioso progetto d’amore che il Padre Eterno ha concepito e realizzato per gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo e che si realizza in perfetta comunione d’amore tra quelle tre persone. Certamente non va mai smarrita la consapevolezza che ci troviamo al cospetto di una realtà che supera infinitamente la nostra intelligenza e la nostra comprensione. Ma ciò non serve a confinare Dio in una lontananza inaccessibile, al contrario lo rende vicino. È un mistero che può essere posseduto con l’amore. È  l’atteggiamento dei mistici che mentre, come Mosé, al rivelarsi di Dio nella nube, “si curvò in fretta fino a terra e si prostrò”, lo amano con cuore sincero.
Per molto tempo anche nella Chiesa di fronte al mistero si è messo in moto solo il cervello, attività necessaria anche questa. Ma quante divisioni, quante diatribe, quanti libri! Per fermarsi poi sempre e concludere con l’inanità del cervello umano. Dio deve diventare soprattutto “sensibile al cuore”. Forse è più eloquente e convincente per un uomo alla ricerca di Dio l’affresco di Masaccio nella Chiesa di S. Maria Novella a Firenze in cui è rappresentato Dio che con le sue braccia possenti sostiene e insieme presenta suo Figlio crocifisso, mentre lo Spirito santo, in forma di colomba bianca, unisce in un vincolo d’amore il volto del Padre a quello del Cristo, suo Figlio. È la verità che risuona anche nella liturgia di questa festa: “Sia benedetto Dio Padre, e l’unigenito Figlio di Dio, e lo Spirito Santo: perché grande è il suo amore per noi”.

redazioneIconfronti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *