Le “delizie” della passione amorosa

Le “delizie” della passione amorosa

Sebastiano Grasso, La linea rossa e lilla del tuo confine , ES, 2015, pp. 292

di Giuseppe Amoroso

5617120_338522Esce in questi giorni, con un saggio introduttivo di Evgenij Evtushenko e due appendici, critica e iconografica, il nuovo volume di liriche, La linea rossa e lilla del tuo confine (ES, pp. 292), di Sebastiano Grasso, noto critico d’arte e di letteratura del “Corriere della Sera” e presidente del Pen Club Italia. Da Orizzonti lontani (’64), l’autore ha pubblicato una serie di opere poetiche (ricordiamo la più recente Tu, in agguato sotto le palpebre, del 2009) che segnano conquiste ineludibili nel complesso quadro della nostra letteratura contemporanea. Un discorso continuo, pur nella scansione molecolare di tanti intrecci narrativi, venato di sentimenti intensi e di “tempi dilapidati”, riunisce, ora, episodi di vita vissuta e timbri di musica romantica (amata dai poeti che “rifuggono dalla dodecafonia”), percorsa da alti guizzi o sussurranti chiaroscuri. È un discorso-confessione che interpreta i risvolti di una “vecchia agenda” e la sofferta accettazione della recidiva memoria guidata nei suoi oscuri tramiti di risalita. Si sfoglia un imperioso romanzo d’amore, dolce anche nelle sue asperità ed esposto, come già in La cenere ringrazia della brace e della favilla (2007), al ritmo sinuoso e incantato dei versi, che sfoggia un polverio di sensazioni e pensieri segnati dalla malinconia, per porre in stralunato risalto le “delizie” della passione amorosa e la fantasticata biografia della donna amata (lei, “nata nel XV secolo”, abita indifferentemente, con il poeta, luoghi reali e dell’anima, “fra vecchio e nuovo mondo”; lei, sovrana, le cui mani “invadono il cielo per fermare un acquazzone”), sempre incontrata, perduta e ritrovata: dalla luce della giovinezza “dietro l’angolo” agli anni trafitti dai “disastri del tempo”.
La totalitaria presenza dell’io occupa ogni sfondo, privilegiando una storia che fa sorgere le figure concrete come appartenenti a una sostanza di indimenticabili sogni evocati da un desiderio di riascolto e di “sopravvivenza”, pronto a sottrarsi ai meccanismi rituali, alle “ripetizioni (…) ossessive”. Così, si compatta un universo sfuggente di visioni, tutto interiorizzato, “un mondo in casa, fatto di sillabe/e colori sempre più forti”, mentre quello di fuori “non (…) interessa più”, perché se la realtà è nuda e sono rubricati i contatti del poeta con l’esterno, il resto della vita “è scandito da fogli bianchi/dove si parla di avventure come quelle/di Salgari, nate nelle Indie, senza/che egli si fosse mai mosso da Verona”. Le osservazioni fulminee degli ambienti e degli stati d’animi si espandono nei tremiti del paesaggio, attivando una vena triste e riflessiva, un senso di abbandono al dolore che sta per arrivare e alla magia di cose che sostano nella sfera assegnata dalla sorte.
Le descrizioni dei corpi, il “frugare tra le passioni” le “prove/nel teatro domestico” esplodono e si sciolgono nella liquida nostalgia del canto. Gli “angoli barocchi” di una cattedrale, le strisce di rotaie inghiottite in lontananza da “gomiti di erba”, il “dio di terracotta che vigila sul pilone/dell’entrata” regolano la “cantilena dei versi”, quella loro tornante eco di amarezza “in giochi di prestigio” e le “pagine/piene di voci e d’ombre”. La sequenza orchestrata di microepisodi, il taglio lapidario delle scene, la “cronaca” degli atti comuni, “dei risvegli e dei primi gesti della giornata” si incrociano con la vigile coscienza critica dell’autore che si preoccupa pure delle “note esplicative (…) da inserire alla fine del libro”. E, intanto, segue la vocazione a suscitare immagini di memorabile propagazione (alcune, tra le più resistenti della nostra poesia contemporanea) e di avvolgente suggestione evocativa. Fanno da veicolo il “limite estremo” dell’amore e una dimensione letteraria raffinata e anche molto affabile, destinata a custodire le note più colloquiali e private proprio là dove la citazione colta e l’agguerrita scrittura danno l’avvio a una trasparenza sorprendentemente aggredita dal mistero. E da un‘allucinazione che “finisce davanti allo specchio”.

redazioneIconfronti

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