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Al caffè degli esistenzialisti

Al caffè degli esistenzialisti
Sarah Bakewell
“Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, Essere e Cocktail”
Fazi editore, 2016
di Luigi Zampoli

EsistenzialistiÈ di qualche mese fa l’uscita, per i tipi della Fazi editore, di “Al caffè degli esistenzialisti. Libertà, Essere e Cocktail”, ultimo libro della scrittrice inglese Sarah Bakewell
Tra le pagine che sorprendentemente, data la complessità dei concetti filosofici trattati, si lasciano sfogliare tra ironia e profondità intellettuale, si scorge una nostalgia per un tempo in cui attorno ad un tavolino di un caffè parigino, tra cocktail all’albicocca e tabacco, menti altissime discorrevano su come l’uomo potesse agire durante il suo passaggio nel mondo.
Testimoni e protagonisti di una stagione irripetibile di nuovi ideali universali e venti di cambiamento: Jean-Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Maurice Melreau-Ponty, compagno di strada, liberale e controcorrente, Raymond Aron, scrittori come Camus, hanno intrecciato esistenze, pensieri, opere.
È la libertà, il modo in cui essa va pienamente vissuta, il concetto attorno al quale si muovevano i propositi degli esistenzialisti; la libertà di esprimere il sentire individuale e di affermarlo con prese di posizione pubbliche, non per il proprio personale appagamento, ma come assunzione di responsabilità nei confronti di una moltitudine.
L’autrice si disimpegna tra accenni di prosa e descrizione scientifica, si sofferma sul parallelismo tra “La nausea“ di Sartre e il suo ideale ”dirimpettaio” A. Camus, con il suo “Lo straniero”, prime schermaglie di una tenzone intellettuale tra i due che, passando attraverso “L’essere e il nulla” e “Il mito di Sisifo”, sarebbe poi esplosa, fragorosa, con “L’uomo in rivolta“ di Camus, cui seguì un’aspra polemica tra i due dopo la recensione di Sartre su “Les Temps Modernes “ nel 1952.
Husserl e Heidegger, tacciato da Sartre di mancanza di personalità, hanno pieno diritto di cittadinanza nel libro della Bakewell, eppure fenomenologia ed esistenzialismo, nella loro genesi filosofica, non erano sganciati dal trascendente, dal metafisico, sia pur con accenti critici. Sartre non vede che l’uomo e la realtà che appare ai suoi occhi, nient’altro; consolatorio e libertario, al tempo stesso.
“Al caffè degli esistenzialisti” ci sono un po’ tutti gli ingredienti per avere un’idea della temperie filosofica che ha attraversato il pensiero europeo nel secondo dopoguerra e non mancano occasioni di riflessione su possibili analogie con la nostra contemporaneità.
In fondo, sia pur con traiettorie che si sono incrociate per poi divergere, Sartre e Camus hanno proposto all’uomo una divaricazione tra la sua umanità e ciò che lo circonda, strenua difesa o rivolta da e contro un consesso sociale e politico che si rivela incapace di affrontare nuove sfide, mentre la demagogia dei populismi, al contrario, arriva dritta alla pancia delle masse; questo, e il testo della Bakewell induce a pensarlo, valeva allora come oggi,
Il nichilismo resta, ieri come oggi, una minaccia ai comportamenti individuali: Sartre l’individuò, lo comprese bene e ne fu affetto prima di teorizzare un esistenzialismo umanista.
Restano le cose nella loro essenza, ma prima ancora l’uomo con la sua esistenza; in ciò si può individuare il lascito fondamentale dell’esistenzialismo militante, il suo sforzo di porre l’esperienza individuale in connessione con le grandi lotte di trasformazione sociale per i diritti, le libertà, contro le diseguaglianze.

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