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Addio a Marotta, l’avvocato filosofo

Addio a Marotta, l’avvocato filosofo
Da Il Fatto Quotidiano del 26/01/17
IL mondo della cultura deve dire al fondatore e presidente di un polo culturale universale. Avrebbe compiuto 90 anni il 6 aprile e si è spento nella Clinica Hermitage Capodimonte per le conseguenze di una caduta. Il sindaco di de Magistris proclama il lutto cittadino: “La città perde un grande uomo, stimato in tutto il mondo. Io perdo anche un amico. Gerardo era un profondo pensatore libero, un filosofo acuto e sensibile”
di F.Q.

Un anno fa l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli aveva festeggiato i 40 anni, dopo che nel 2012 i 300mila libri di un polo di cultura universale stavano per essere chiusi in scatoloni destinati a un deposito. Il “custode” di questo patrimonio è morto. Napoli e il mondo della cultura deve dire all’avvocato-filosofo Gerardo Marotta, fondatore e presidente dell’Istituto. Avrebbe compiuto 90 anni il 26 aprile e si è spento nella Clinica Hermitage Capodimonte per le conseguenze di una caduta.
“La città perde un grande uomo, stimato in tutto il mondo, soprattutto per la sua instancabile guida dell’Istituto. Io perdo anche un amico. Gerardo era un profondo pensatore libero, un filosofo acuto e sensibile” dice il sindaco Luigi de Magistris che ha il lutto cittadino per il giorno dei funerali sabato 28 gennaio. Quella del primo cittadino non è una esagerazione perché nelle stanze dell’Istituto dove hanno tenuto conferenze personalità come Eugenio Garin, Luigi Firpo, Hans-Georg Gadamer e persino Karl Popper, Senza dimenticare i seminari di fisica e di biologia cui nel corso del tempo hanno contributo vari premi Nobel, da Rita Levi Montalcini a Carlo Rubbia, da Steven Weinberg a Sheldon Glashow (1979 per la Fisica), da Marx Perutz (1962 per la Chimica) a Ilya Prigogine (1977 per la Chimica). Ernst Gombrich, Francis Haskell, Ferdinando Bologna, Jean Starobinski hanno tenuto seminari di storia e teoria dell’arte. Senza dimenticare le collaborazioni con università e centri di ricerca come Warburg Institute di Londra all’École Pratique des Études di Parigi, alle università di Cambridge, Warwick, Rotterdam, Austin, Monaco, Francoforte, Amburgo, Tubinga, Erlangen.
A soli 18 anni questo signore, che a tratti sembra Eduardo de Filippo, fondò l’associazione Cultura Nuova e, insieme al matematico Renato Caccioppoli, organizzò centinaia di seminari universitari di filosofia, cultura e arte, invitando esponenti della cultura come Salvatore Quasimodo, Renato Guttuso e Pablo Neruda. Nel 1975 la costituzione dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, insieme con Elena Croce e il presidente dell’Accademia nazionale dei Lincei, Enrico Cerulli, che in questi anni ha ospitato 25 mila docenti da tutto il mondo, compreso per cinque volte l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, e secondo l’Unesco non ha pari al mondo per la sua produzione culturale. Per questo suo impegno instancabile Marotta era stato insignito del Goethe d’oro e dal presidente Jacques Chirac la Legione d’Onore all’Accademia di Francia. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parla di Marotta ricordandone “la passione meridionalista e l’impegno generoso per la diffusione del sapere e la preservazione del patrimonio culturale del Paese”. E cordoglio per la scomparsa viene espresso dal premier Paolo Gentiloni: “Un dolore enorme per Napoli e per l’Italia” ricordandone il premier che ricorda “la generosità e la passione civile di un intellettuale europeo, innamorato del pensiero”.
“Ho frequentato per anni l’Istituto di Studi Filosofici di Napoli e l’avvocato Marotta era una persona entusiasta, molto generosa, che ha svolto un ruolo di eccezionale importanza per la cultura meridionale e italiana negli anni ’80 e ’90, periodo di grandi speranze per Napoli” dice il filosofo Massimo Cacciari. “Erano anni di attività culturale febbrile – ricorda Cacciari – l’Istituto organizzava convegni in continuazione, arrivavano giovani studiosi da tutto il mondo”. L’ex sindaco di Venezia ricorda inoltre il valore della biblioteca che Marotta donò all’Istituto: “Oltre 300mila volumi, con alcune prime edizioni, che ne fanno una biblioteca importantissima. Quando era di Marotta era la più importante biblioteca privata di filosofia al mondo. Spero – sottolinea Cacciari – che lo Stato se ne faccia carico, è evidente che debba farlo. È un bene pubblico, va reso funzionale e non trasformato in un deposito di libri. Napoli, la Regione Campania o lo Stato se ne facciano carico. Poi siamo in Italia e bisognerebbe che qualcuno si facesse carico di questo Paese…”. L’assessore alla Cultura di Napoli, Nino Daniele, promette: “Collocheremo i libri nell’ex Palazzo del Coni a Monte di Dio, accanto alla sede dell’Istituto per gli studi filosofici”.

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Commenti (1)

  • Franco Pelella

    Caro direttore, dopo la sua morte l’avvocato Gerardo Marotta è stato giustamente ricordato per le sue virtù di grande animatore culturale quale fondatore a Napoli dell’Istituto di Studi Filosofici e della grande biblioteca comprendente 300mila volumi; pochi hanno, però, ricordato il suo importante passato politico. Come ha ricordato lo scrittore e giornalista Ermanno Rea nel suo famoso libro Mistero napoletano (Einaudi, 1995) e nel recente Il caso Piegari (Feltrinelli, 2014) negli anni ’50 l’avvocato Marotta ha fatto parte del gruppo “Gramsci” (assieme a Guido Piegari, a Renzo Lapiccirella e ad altri) che contestava da sinistra la direzione amendoliana della Federazione napoletana del Partito Comunista Italiano. Il Gruppo Gramsci rivendicava un’idea unitaria di nazione e ripudiava la visione salveminiana di Amendola tutta protesa alla costruzione di relazioni con potentati locali: una visione, quella di Amendola, dettata sia da ambizione di potere sia da realismo politico che aveva dalla sua parte la maggioranza del PCI napoletano, i cosiddetti miglioristi, tra gli altri Giorgio Napolitano. I componenti del gruppo “Gramsci” furono tutti espulsi.

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