5 Stelle e PD, convergenze improbabili

5 Stelle e PD, convergenze improbabili
di Luigi Zampoli

Tra l’incredulità e lo smarrimento dei rispettivi elettorati, seduti a un tavolo, Martina e Di Maio provano a buttare giù un’ipotesi di contratto, ma per ora il foglio continua a restare bianco. Nel frattempo, l’eventuale accordo tra Pd e M5s per un patto di governo sta lentamente insinuandosi nell’opinione pubblica come unica soluzione allo stallo attuale tra le forze politiche, dopo le lezioni del 4 marzo scorso.
Leggendo tra le righe le dichiarazioni degli esponenti dei due fronti della trattativa, sembra emergere una volontà “possibilista” dissimulata da parole che inneggiano al buonsenso e al realismo; le cose dapprima ritenute impossibili aprono a poco a poco una breccia, per farsi spazio nel campo del possibile.
Viene da ripensare ad Aldo Moro, in tempi di quarantennale, strenuo fautore del dialogo tra i mondi lontanissimi della Dc e del Pci: Moro ne intuiva l’appartenenza a un’unica radice democratica e ne teorizzava l’incontro, nel nome di un orizzonte di progresso che deve accomunare lo sforzo complessivo di partiti e istituzioni.
Certo Pd e Cinque Stelle sono imparagonabili ai due grandi partiti di massa che hanno “costruito” il nostro Paese, se non altro per il divario culturale tra i gruppi dirigenti del tempo e il ceto politico attuale;  il loro possibile dialogo, inoltre, è seriamente ostacolato dai contrasti e dai rapporti burrascosi del recente passato, che non possono non destare seri dubbi sulle finalità della negoziazione e sugli esiti in termini di programma di governo.
Si tratta di una gigantesca opera di rimozione che deve essere realizzata sia dai dem sia dai grillini, per sgombrare il campo dai veleni di un’avversione politica feroce, per costruire un minimo comune denominatore su pochi punti di convergenza, almeno su quelli necessari per la formazione di un nuovo governo. Si realizzerebbe così uno scenario inedito, nel quale ogni ideale dovrebbe essere accantonato in nome di una fragile ragion di stato: sovranisti e populisti potrebbero decidere di andare a braccetto con europeisti e globalisti.
Se anche il tentativo dovesse riuscire – sarà decisiva la direzione nazionale del Pd convocata per il prossimo 3 maggio – è lecito domandarsi se un “contratto” così faticosamente stipulato sia in grado di affrontare le delicatissime incombenze del prossimo esecutivo: dalla stesura della parte programmatica del Def, alle nuove misure economiche per la stabilizzazione e il rafforzamento della crescita, con lo spauracchio di un inevitabile aumento dell’Iva, in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di bilancio.
In ogni caso, questa fase assesta un duro colpo alla credibilità di tutte le forze politiche, incapaci di coerenza con i propri valori sbandierati in campagna elettorale come punti fermi e non derogabili. Il sospetto è che i nuovi populismi vadano a intrecciarsi con vecchi schemi consociativi e logiche improntate al puro opportunismo mascherato da responsabilità istituzionali.
Che cosa significa essere responsabili? Accettare le conseguenze del proprio lavoro e i risultati che ne derivano. Per questa ragione le forze politiche dovrebbero prendere atto dell’impossibilità di formare un accordo programmatico supportato da una solida maggioranza parlamentare, prendersi qualche mese per approvare una nuova legge elettorale, convergendo verso l’adozione di pochi ineludibili provvedimenti economici, per poi, infine, farci votare di nuovo. L’impasse politica esige insomma un ritorno ai blocchi di partenza con nuove regole e non una corsa a ostacoli improvvisata, confusa e di corto respiro, che rischia di far altri danni al Paese.
La storia ci insegna che il dialogo come “rinvio“ di una futura contrapposizione ha come sua premessa la sussistenza di contesti socio-politici eccezionali. In questa fase delicata, segnata da forti tentazioni anti-europeiste, anti-sistema e da una crescita disordinata che sta creando profonde diseguaglianze, la scena politica italiana sembra non aver alcuna percezione del momento cruciale che stiamo attraversando e si sclerotizza nella ricerca di vie d’uscita improbabili, senza nessuna idea di un futuro possibile.

redazioneIconfronti

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