Mer. Set 18th, 2019

I Confronti

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A Bagnoli promesse mancate e invasioni di rifiuti

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La cappa fuligginosa degli scheletri industriali ormai affoga sotto i sacchetti
di Gianmaria Roberti

Detriti, cartacce in strada, cassonetti per la differenziata stracolmi. Talvolta materassi lerci, abbandonati per settimane. Immondizia in giacenza anche 7-8 giorni. Una coltre di sporco ricopre Bagnoli. È l’ultima istantanea del cimitero industriale di Napoli ovest, dove il convitato di pietra è la colmata: il lembo artificiale di costa super inquinato, su cui gli altiforni sputavano gli scarti, destinato da anni alla rimozione. Un’operazione affossata dal taglio dei fondi, ma anche, ha ipotizzato in passato la magistratura, da responsabilità amministrative. Eppure, nonostante la cappa fuligginosa e nociva degli scheletri industriali, Bagnoli non era mai affogata sotto i sacchetti. Anche quando le immagini dello tsunami rifiuti condannavano Napoli di fronte al mondo. Un surreale primato, destinato a finire alcuni mesi fa. Da quando la municipalizzata Asìa ha esteso il servizio di differenziata porta a porta al limitrofo quartiere di Posillipo. E le percentuali sono crollate, dalla vetta dell’80% in cui erano. Il lavoro è raddoppiato, ma mezzi meccanici e personale sono gli stessi. “Siamo andati al Comune, a parlare con Del Giudice, presidente dell’Asia – racconta Loretana Rosso del comitato Bagnoli in Rinascita – e ci siamo sentiti dire quel che ci dicono tutti: non ci sono soldi, i dipendenti sono anziani e in malattia”. Il risultato si vede a occhio nudo. L’isola ecologica in via Giochi del Mediterraneo è spesso meta di chi sversa abusivamente. In viale Campi Flegrei alberi e siepi potate restano a terra. La raccolta è di competenza della Municipalità. “Il Comune ha inasprito le sanzioni per chi deposita fuori orario – afferma Rosso – ma il provvedimento non si può applicare senza controlli: la polizia municipale no si vede quasi mai, penalizzata anche dalla mancanza di fondi per la benzina”. La gente invoca pattugliamenti notturni, per stanare i trasgressori, mentre le campane per la differenziata soffocano. E lancia un sos per lo spazzamento: dell’ultimo operatore ecologico, in zona, si è perso il ricordo. “Bagnoli è stata il fiore all’occhiello delle campagne elettorali negli ultimi 25 anni – dice l’esponente civica -. Rammentiamo le promesse di trasformazione di Bassolino, la Mussolini voleva aprire addirittura un casinò. De Magistris lo abbiamo votato con convinzione, qui era in testa fin dal primo turno delle comunali. Ma viene solo a visitare i cantieri di Bagnolifutura, del resto non si interessa”. Sul quartiere ex operaio aleggia il fantasma della società di trasformazione urbana, a cui spettano bonifiche e riqualificazione dell’area. Lo scorso ottobre Bagnolifutura ha evitato il fallimento, con la modifica, approvata in Consiglio comunale, dell’Atto costitutivo, dello Statuto e della Convenzione con gli azionisti (Comune al 90%, Regione al 7,5% e Provincia al 2,5%). Alla società, per rafforzarne il patrimonio, saranno assegnati parte del Parco dello sport, il Parco urbano e l’Acquario tematico della stazione Anton Dohrn. Progetti previsti da alcuni lustri. Dopo anni di promesse mancate, si prova il rilancio. Manca ancora un’idea forza, su cui ridisegnare il volto di Bagnoli. Per l’immediato, basterebbe pulirla.

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