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A Benevento credono ancora che la Provincia resterà

A Benevento credono ancora che la Provincia resterà

«Non c’è alcuna ragione per mettere in contrapposizione Avellino e Benevento». Il presidente della Provincia di Benevento, Aniello Cimitile, ieri ad Avellino per la prima seduta della conferenza regionale che si occuperà di stilare la proposta per il riordino delle province, ha ribadito che la soppressione dell’ente sia «frutto dell’interpretazione del ministro. Ci sono tutte le condizioni – spiega – perchè sopravvivano due province e due capoluoghi». «Noi intendiamo lavorare – aggiunge – su quanto ha stabilito il Consiglio regionale, sull’ipotesi di una città metropolitana e su 4 province». «Saremo solidali con Benevento e con la Regione Campania, ma questa solidarietà deve essere ricambiata», ha sottolineato invece il suo “collega” della Provincia di Avellino Cosimo Sibilia, convinto che la proposta per il riordino degli enti passi per un accordo tra i territori. La riforma varata dal Governo pone condizioni che la Provincia di Benevento non potrebbe rispettare, per estensione territoriale e per numero di abitanti. In caso di accorpamento alla Provincia di Avellino, però, il capoluogo del nuovo ente potrebbe essere Benevento. Ipotesi che non piace agli amministratori irpini. «Rifletteremo – dice Sibilia – sulle possibili soluzioni ma c’è ancora molto da discutere». «La soluzione non passa solo per Avellino e Benevento, ma investe tutta la Campania», ha precisato invece l’assessore agli Affari Generali della Regione Campania Pasquale Sommese. «Abbiamo convocato tutti i sindaci campani per il 24 settembre. Non possiamo affrontare il problema senza ascoltare anche i sindaci del napoletano». Per l’assessore anche se i tempi sono stretti, il lavoro avviato subito dopo la pubblicazione del decreto porterà alla formulazione di una ipotesi da sottoporre al Governo. «Entro il 30 settembre – dice – faremo la nostra proposta, che avrà come riferimento la legge approvata, che arriva comunque con grande ritardo. E’ dagli anni ‘90 che il sistema degli enti locali non reggeva. E mentre gli urbanisti studiavano, le città cambiavano».

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