Lun. Ago 19th, 2019

I Confronti

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A Camerota, nel Cilento magico, la dolce rivoluzione di Salvatore

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Fine settimana di giugno, con un gruppo di amici appassionati e curiosi del Sud d’Italia, per una due giorni di trekking e di mare. Alla stazione di Centola ci accoglie Salvatore Calicchio, un giovane settantenne di Camerota, già professore ed amministratore locale, il quale negli ultimi anni ha tracciato una serie di sentieri nelle campagne circostanti, reinventandosi guida ambientalista. Fin dagli inizi ci rendiamo conto che non si tratta di una persona banale: tra cespugli di lentischi e ginestre ci inerpichiamo fino alla vecchia torre costiera, a strapiombo sul mare, iniziando a discorrere di monaci basiliani e campagne abbandonate, di occasioni mancate e sogni traditi.
di Alfonso Conte

Fine settimana di giugno, con un gruppo di amici appassionati e curiosi del Sud d’Italia, per una due giorni di trekking e di mare. Alla stazione di Centola ci accoglie Salvatore Calicchio (foto), un giovane settantenne di Camerota, già professore ed amministratore locale, il quale negli ultimi anni ha tracciato una serie di sentieri nelle campagne circostanti, reinventandosi guida ambientalista. Fin dagli inizi ci rendiamo conto che non si tratta di una persona banale: tra cespugli di lentischi e ginestre ci inerpichiamo fino alla vecchia torre costiera, a strapiombo sul mare, iniziando a discorrere di monaci basiliani e campagne abbandonate, di occasioni mancate e sogni traditi. Passando nei pressi di un fondo coltivato, scorgiamo un albero di mele limoncelle; un ramo sporgente sul sentiero rinnova l’antica tentazione, alla quale cediamo solo per provare un gusto, diffuso tra le generazioni passate, ormai da anni a noi precluso. Sui banchi dei nostri supermercati hanno vinto le meno saporite trentine melinde, condannando all’emarginazione le nostrane, tra le quali anche l’ormai mitica annurca: un segno della colonizzazione operata dai perfidi settentrionali o incapacità dei meridionali di valorizzare un patrimonio trasmesso per secoli da padre in figlio? Mentre si parla, arriviamo in una caletta ignota alla maggior parte dei bagnanti, intanto accalcati lungo la Mingardina o alle Saline, dove godiamo di un bagno ristoratore. A sera siamo accolti in un casolare di campagna perso tra gli ulivi, appositamente attrezzato per assicurare igiene e decoro ad ospiti contenti di non trovarvi il televisore e finanche entusiasti di non essere raggiungibili da nessuna rete telefonica. Dopo una cena con salame, caciocavallo e vino paesani, prima le lucciole e poi un riccio proveniente dal contiguo orto interrompono piacevolmente una combattuta partita a tressette, svolta a conclusione di giornata. Il giorno dopo si replica; Jessica, la nostra amica indigena, ci consente di aprire la giornata con i fichi secchi imbottiti con mandorle preparati dalla madre; dopo la passeggiata, gita in barca pomeridiana, tra i colori e i profumi di Punta Infreschi. Poi torniamo a casa, abbronzati e contenti, tirati nel fisico e rilassati mentalmente, stupiti di aver speso quasi quanto l’ingresso per due giorni in un noto stabilimento balneare salernitano. In treno si parla di Salvatore, del regista di un finesettimana diverso: grazie a lui abbiamo conosciuto Pompeo, l’ultimo vasaio-ceramista di Camerota, le grotte preistoriche scavate dal mare, il rudere del fortino ottocentesco da anni abbandonato al degrado, il fascino di collegare il Cilento interno a quello costiero. Salvatore avrebbe potuto decidere di leggere il giornale sulle panchine al porto; viceversa continua ad inseguire sogni. Crolli di muri e scelte dei compagni di un tempo non hanno fiaccato la sua tempra di cilentano determinato nel tener fede agli impegni assunti da giovane, nella promessa fatta a se stesso di operare per il progresso della sua terra. Fa più Salvatore di quanto abbiano fatto tutti i direttori, i funzionari, i consulenti del Parco. Se nel Cilento ci fossero altri dieci come Salvatore … se nel Mezzogiorno ci fossero altri cento come Salvatore … sarebbe una rivoluzione.

1 thought on “A Camerota, nel Cilento magico, la dolce rivoluzione di Salvatore

  1. Un articolo bellissimo, che con grande delicatezza esalta il fascino “rivoluzionario” dei luoghi e della migliore gente del Mezzogiorno.
    Quest’estate avevo deciso di saltare il Cilento, dove vado spessissimo. Ora sto dubitando e finirò per tornarci. Tra l’altro, io vado proprio in quella zona di Camerota e non escludo di aver conosciuto anche io il buon Salvatore. Anzi ne sono quasi sicura.
    Ada

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