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A Crispano mentre seppellivano Pasquale desiderando la libertà…

A Crispano mentre seppellivano Pasquale desiderando la libertà…
di Aniello Manganiello

Sono andato a Crispano per salutare Pasquale.
Sono arrivato proprio nel momento in cui calavano la bara nella terra.
C’era un silenzio compatto intorno e gli occhi luccicanti dei genitori e dei parenti esprimevano una profonda dignità. Era la dignità del dolore che si accompagnava alla certezza della fede. Sono uomini e donne di fede i familiari di Lino, persone docili e ferme che credono nella legalità e nelle sue leggi. Ad un certo punto della triste cerimonia di commiato, mi ha avvicinato un familiare di Lino, perché mi ha riconosciuto. Abbiamo scambiato poche parole. Mi sono reso conto, a quel punto, di essere rimasto per mezz’ora in silenzio, assorto nei miei pensieri. Intanto la terra aveva ormai coperto la bara e di Pasquale restava il ricordo di un ragazzo solare, umile, disponibile, amante della vita. Un’esistenza, la sua, passata rapidamente nella terra del male, nell’area in cui la vita non vale più nulla e lo Stato, con una classe politico-istituzionale spesso indegna di un Paese civile, ha ormai ceduto lo scettro alla criminalità che detta legge ed emette sentenze.
L’altro giorno, ho appreso da un amico della fidanzata di Lino, durante la manifestazione anti-camorra di Marianella la gente comune non è scesa in strada per testimoniare. C’erano soltanto gli uomini delle istituzioni e i responsabili delle associazioni. Uomini e donne, le famiglie, i giovani, tutti i cittadini del paese sono rimasti a casa asserragliati nel bunker della loro casa, nel guscio di una improbabile quanto fragile sicurezza. Non c’era nessuno. È stata l’ulteriore di prova di come ormai queste terre non siano più terre italiane, dello Stato, ma territori di camorra dove vige la legge della paura e impera la dittatura della criminalità. Su quella paura i clan costruiscono fortune e, talvolta, imperi. Sulla mancanza di libertà e di coscienza collettiva le mafie hanno abrogato lo Stato, che compare ormai soltanto in occasioni ufficiali parlando linguaggi improbabili e per nulla autorevoli, come è accaduto nella circostanza tristemente nota che ha visto protagonista don Maurizio.
Noi dobbiamo aprire una breccia in questo muro di silenzio, dobbiamo forare questa cortina, che è la vera catastrofe della nostra democrazia.
Mi hanno raccontato nel cimitero di Crispano, mentre Pasquale scendeva nelle braccia della sua terra, che l’altra sera, dopo i colpi di pistola che firmavano questo assurdo delitto, su Marianella è calato un silenzio assoluto, quasi irreale. Per alcuni minuti non si è sentito nemmeno un brusio. La paura parla con il silenzio, attiva una sorta di paralisi della volontà. A questa accidia noi dobbiamo opporci con tutte le nostre forze. Non è più possibile tacere. Dobbiamo parlare, colmare l’abisso con ponti di parole: la democrazia e la libertà vanno rianimate, attivando rapporti, allestendo reti di partecipazione, di denuncia e di solidarietà. Uniti saremo fortissimi. Credetemi, ce la possiamo fare, lo dobbiamo a Pasquale.

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