A Eboli ci si cura con Caravaggio

A Eboli ci si cura con Caravaggio
di Silvia Siniscalchi

imageAlla cultura del consumo e delle fredde luci natalizie che non splendono per tutti risponde il “Nuova Elaion” di Eboli con una significativa fusione tra arte e medicina in una originale mostra del falso pittorico – “I particolari nelle opere di Caravaggio” (22 dicembre-14 gennaio) – ispirata ai quadri del maestro lombardo e allestita con la collaborazione dei ragazzi diversamente abili presso una delle sale del centro. Quest’ultimo, fiore all’occhiello della sanità privata salernitana, con una certificazione di qualità UNI EN ISO 9001:2000 del Lloyd’s Register Quality Assurance, è una struttura accogliente e polivalente che offre terapie di tipo residenziale, semiresidenziale ambulatoriale e a domicilio, grazie al lavoro di 300 dipendenti specializzati nella prevenzione e assistenza qualificata ai portatori di handicap.
In linea con le finalità del centro, la mostra dei falsi d’autore, ideata e curata da Mariano Pastore e giunta alla sua seconda edizione, punta a rompere il muro sordo dell’indifferenza e insensibilità, avvicinando la società civile ai disagi del mondo dell’handicap, come ha chiarito Cosimo De Vita, presidente della cooperativa Sanatrix Nuovo Elaion. E i quadri del Caravaggio, connotati da un naturalismo pittorico estremo e profondamente “vivo”, in cui la bellezza corporea si fonde spesso con l’oscenità scabra della sofferenza e della malattia, ben si prestano allo scopo. Lo ha spiegato al nutrito pubblico presente ieri (tra cui l’on. Carmelo Conte) nel corso di uno degli incontri promossi dagli organizzatori il professore Vincenzo Pacelli, che si è soffermato sulla descrizione del “Martirio di Sant’ Orsola confitta dal tiranno” ritenuta l’ultima opera dipinta da Caravaggio poco prima della sua scomparsa, e oggi di proprietà di un ente bancario italiano. Il Prof. Pacelli, artefice principale per l’attribuzione al Merisi dell’opera, ha raccontato come quest’ultima per anni sia stata assurdamente sottovalutata dalla critica ufficiale che non vi aveva riconosciuto la mano del maestro lombardo, e che fu addirittura rifiutata dalla soprintendenza di Napoli, alla quale gli ultimi proprietari volevano donarla perché fosse esposta al Museo Nazionale di Capodimonte. La sua attribuzione al Caravaggio, certificata per la prima volta da Ferdinando Bologna, è stata poi definitivamente accertata con il ritrovamento nell’archivio Doria D’Angri di una lettera scritta a Napoli il 1 maggio 1610 da Lanfranco Massa, procuratore della famiglia Doria, e diretta a Genova per Marcantonio Doria, committente dell’opera. Nella lettera è menzionato un incidente sopravvenuto durante la consegna del quadro (fresco di pittura ed esposto al sole da alcuni servi incauti), cui aveva posto rimedio Caravaggio stesso. Al centro del dipinto il martirio di S. Orsola, trafitta da Attila con una freccia per avere rifiutato di abbandonare la fede cristiana: oltre alla santa e ai tre barbari che la circondano, compare lo stesso Caravaggio, che si ritrae con la bocca dischiusa e l’espressione sofferente. Pacelli ha poi illustrato alcuni particolari anatomici delle opere caravaggesche, rimarcandone il realismo anche nei particolari più cruenti, che lasciano immaginare una diretta conoscenza da parte del maestro lombardo di alcuni processi corporei, come il funzionamento della circolazione sanguigna. Il tema è stato poi ulteriormente trattato dal dott. Roberto Luciano, specialista in neurologia, che ha spiegato in che modo si possano leggere con sguardo scientifico gli elementi legati alla raffigurazione della morte e della malattia nei quadri dei secoli passati, allorché molte conoscenze e descrizioni mediche non erano state ancora maturate.
In aggiunta alle numerose riproduzioni dei più celebri quadri caravaggeschi, la mostra è stata arricchita da una copia de La Madonna dei Palafrenieri, opera della pittrice fiorentina Silvia Del Secco, che ne ha fatto dono al centro Nova Elaion proprio al fine di evidenziare l’eccellenza del suo operato in ambito sanitario per l’intero Mezzogiorno d’Italia.

Silvia Siniscalchi

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