Lun. Lug 22nd, 2019

I Confronti

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“A Lampedusa ‘o mare è ‘nfuso”. Vergogna

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di Pasquale De Cristofaro

lampedusa“A Lampedusa ‘o mare è ‘nfuso…” , Peppe Lanzetta, qualche anno fa, così descrisse la sciagura e la tragedia dei migranti che si consumava e che, purtroppo, si continua a consumare tra le sponde nord-africane e l’Italia. “…E’ ‘nfuso” di lacrime e sangue di poveri migranti; dannati che scappano dalle guerre e dalla fame e finiscono nelle mani di spietati avventurieri che vendendo loro il sogno di una Terra Promessa li abbandonano, poi, ad un tragico destino. Bimbi, giovani madri, uomini che hanno avuto la sfortuna di nascere in un Continente spietato e avaro e che, scappando su barconi malridotti, incontrano spesso il nero degli abissi. Un mare, il nostro Mediterraneo, che è stato culla di una grande civiltà e diventato, in quest’ultimi anni, un cimitero senza alcuna speranza per questi sciagurati. Un cimitero che non ha neppure più la conta dei suoi morti. Come si può tollerare tutto questo? “Vergogna”, ha tuonato papa Francesco. “Vergogna” dovremmo gridare tutti noi. Invece, chiusi nella corazza del nostro cinismo e del nostro “star bene tanto anche oggi mangiamo”, preferiamo guardare da un’altra parte. Come se la cosa non ci riguardasse; capaci solo d’esprimere qualche frase di circostanza e null’altro. Il grande Lucrezio descrisse nel suo capolavoro, “De rerum natura”, la preoccupazione e l’angoscia che prende chi assiste ad un naufragio dalla riva. Preoccupazione e angoscia subito mitigate dalla sicurezza della terra ferma che l’avvistatore avverte sotto i suoi piedi. Oggi, non è più così. Sotto i nostri piedi non c’è più alcuna terra ferma. E’ friabile, franosa, melmosa. Le nostre antiche certezze sono di colpo svanite. Niente e più nulla potrà mitigare questa angoscia. Il loro destino è sempre più il nostro destino. E, se è vero questo, usciamo dal nostro letargo e diamo una svolta alle nostre esistenze scrollandoci da questo scandalo insopportabile.

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