A Milano nella “Casa della Poesia”, l’anti-salotto dei creativi

A Milano nella “Casa della Poesia”, l’anti-salotto dei creativi
di Elvira Sessa

casa-poesia-milano-frontLa “Casa della Poesia” di Milano sembra, al primo impatto, una realtà fuori dal tempo.
E non solo per la sua collocazione, una aristocratica palazzina liberty circondata dai verdi sentieri di Largo Marinai d’Italia, ma anche per il clima che la abita.
Situata a pochi passi da piazza San Babila, che, con le sue vetrine d’alto lusso è il cuore pulsante della Milano sfarzosa, esibizionista, frenetica, plastificata, asservita al dogma della “produttività”, la “Casa della Poesia” è, invece, un polmone di silenzio creativo, di riflessione, di conversazioni disinteressate e conviviali con alcuni dei più significativi poeti contemporanei italiani e non solo.
A presiederla è Giancarlo Majorino, poeta e critico letterario classe 1928, che ne è stato il fondatore insieme con poeti, giornalisti e scrittori quali Alda Merini, Maurizio Cucchi, Tomaso Kemeny.
Ogni settimana è possibile partecipare a incontri di poesia di vario tipo, quali laboratori di poesia, reading letterari, tutti ad ingresso libero.
Il prossimo sarà il 31 gennaio, alle ore 21, dal titolo “Piccoli grandi editori di poesia: Stampa”, un l’incontro con la casa editrice di poesia “Stampa” che presenterà i suoi progetti ed alcuni dei suoi autori. I relatori della serata saranno Maurizio Cucchi e Giorgio Prestinoni. L’evento è curato dal poeta Amos Mattio.

Lo spirito della “Casa della Poesia” può essere racchiuso nei seguenti versi di Majorino, tratti dall’opera “Viaggio nella presenza del tempo”, Mondadori, 2008 :
Trentaseiesimo canto
il proprietario, vòltosi alle ombre che susseguono fuori dai vetri, canta:
tu devi entrare! o tu! o tù o tù
ti prendo… ti tiro dentro…
qualcuno entrerà in sto cazzo di negozio…!
te ti prendo per le braccia te le spacco se non entri… èentra!
devi venire dentro… guarda: quante cose… troverai ben qualcosa
da comprare, da prendere ché ti piaccia, qualcosa da portar via
stronzo! stronzo maledetto! io ti spacco la giacca se non entri
ti strappo le braccia le mani le dita una per volta uno per tutti
vòi dovete comprare: uno via l’altra prendere un coso e andare
pagando s’intende, come quella che dice: che bella quella: io vorrei…
è mia moglie..! pagando, s’intende, capito, hai capito testa di cazzo
tu che passi e vai, quanti come pesci dentro il vetro e basta! singoli coppie
terzetti quartetti, fermi per un attimo, poi vìa! ma hai guardato bene
che meraviglia, guarda: quante cose una meglio dell’altro
belle utili, tù devi entrare dovete entrare comprare se no son sfottuto
con tutti i soldi i debiti che devo, starò mica qua come uno scemo guardando
guardare le mie robe sole solitarie zitelle che nessuno le vuole
tutte le mattine vedo la morte: passo prima d’entrare per le molteplici
le quindici venti vetrine delle grandi Spa, di chi mi sta
uccidendo, stan per aprirsi, qua e là volteggiano commesse altre
si fermano dietro le casse, tra poco decine entrano, macroaziende
tutti e tutte dentro lì a girare circolare guardare poi altre decine
centinaia migliaia prèndono fanno la fila impacchettati anche loro
e vanno vanno pagando s’intende dopo aver pagato stronzi maledetti
tutte le mattine vedo la mia morte nelle mie due vetrine penetrando
quasi furtivo buie colle mie cosine che sembrano chiamare e loro là
loro là le Spa di grande vendita grande consumo file file e file
di vetrine e personcine in un marasma di cose da guardare da
scegliere comprare pagare andando
vìà!
portano la morte la morte
mìa

Leggendoli, si comprende subito che la “Casa della Poesia” non vuole essere un salotto per pochi eletti, chiuso nel vagheggiamento astratto di un mondo ideale, ma uno spazio aperto che, lungi dall’estraniarsi dalla realtà, la scruta, la interpreta e ci restituisce a noi stessi, alla nostra autenticità.

redazioneIconfronti

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