A Roma le fluide nudità algebriche del teatro di Rezza e Mastrella

A Roma le fluide nudità algebriche del teatro di Rezza e Mastrella
di Roberto Lombardi

Le performance di Antonio Rezza, agitate negli spazi concepiti da Flavia Mastrella, realizzano una impossibile compenetrazione di spazi solidi: il corpo di Rezza volta per volta forsennatamente incastrato, infisso, incastonato negli Habitat (così sono indicate sul foglio di sala le scene/costumi di Flavia Mastrella) che a loro volta si fanno prolungamento e protesi del suo corpo. A ogni incastro la figura geometrica che ne risulta, sempre più irregolare, dovrebbe mostrare una struttura sempre più complessa; è così difatti, ma dopo l’ultima, ennesima rotazione l’ipersolido svanisce: puff! E così per il linguaggio: flusso più che testo; non gioco di parole, né monologo ma lingua, una lingua che si contorce, che è la cosa più nuda del corpo spesso nudo di Rezza. Lingua nuda e invisibile: né uno spruzzo di saliva a manifestarla. Lo stesso “maschile” e “femminile” sulla scena di Mastrella e Rezza non sono che segnali che corrono lungo fili elettrici, all’interno di circuiti, segnali che attraversano porte logiche (and, or, not, nand, nor) e ne escono addizionati, moltiplicati, elevati a potenza (la sottrazione e la divisione, in algebra, non sono che “altra” addizione e “altra” moltiplicazione). La parola genera aspettativa, il suono invece, la sillaba empita di fiato e di grido, la rigenera: trasforma. Da una forma a una nuova, pur sempre possibile, forma. Ricordate Sik Sik, l’artefice magico di Eduardo? Il mago canticchia la sigletta che lo introdurrà sulla scena: “Pepperepè”, e quel suono diventa, in bocca al suo improbabile complice di trucchi, “Peppe”, suonatore di tromba di una fantomatica orchestra, e l’equivoco sortisce solo l’effetto di montare l’ansia nel meschino, tragico Mago Sik Sik. E Rezza, anche lui Sik Sik, anzi “sicchissimo”, in uno dei momenti di Fratto X, fa diventare Peppe, il nome di un ansiogeno signore preso in mezzo fra la Polizia e la Mamma, il suono di una tromba che è il grido ansiogeno di tutta l’umanità. E alla fine, anche qui, invece di colombe, dal cilindro del mago Rezza-Mastrella escono uccelli e, letteralmente, altri cazzi. Perché per Rezza si sono fatti i nomi di Totò e di Beckett, per indicare l’estensione del suo registro; e si può aggiungere Eduardo, o altri nomi, per avere un elenco che più che sommarsi si sottrae, si fa somma algebrica.
Dal cilindro di neonate iniziative salernitane potrebbero, in futuro, uscire proposte quali quelle di Antonio Rezza, di Flavia Mastrella, di Babilonia Teatri, Valeria Raimondi, Enrico Castellani. Sarebbe auspicabile per la città che ha conosciuto stagioni teatrali indimenticabili.
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FRATTO X di Flavia Mastrella e Antonio Rezza: Roma, Teatro il Vascello (ultima replica 6 gennaio)

errelombardi

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