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A Salerno non resta molto dell’esperienza del deluchismo

A Salerno non resta molto dell’esperienza del deluchismo
di Roberto Lombardi

VincenzoRex copia

Mi è capitato, ospite in casa di amici molto vicini all’attuale sindaco salernitano, di dover prendere le sue difese. L’accusa che gli veniva rivolta era, per la verità, vecchia: il marchio salernitano di Vignelli brutto e costoso. A me sembra invece che, tutto sommato, la famigerata “S” non sia affatto brutta e che la spesa rientri negli standard. Non che non avessi proprio nulla da obiettare, anzi. Ma la vera critica da muovere all’amministrazione è, secondo me, non l’insufficiente marchio per Salerno, ma la mancanza di un progetto, ad ampio spettro culturale, dietro a quel marchio. Insomma la mia critica è che Salerno ha un marchio senza avere, da un lato, il prodotto. Dico da un lato, perché sarebbe ingeneroso non riconoscere meriti alla giunta De Luca, e di non poco conto. Meriti che la prospettiva storico-politica salernitana di fatto accresce. Siamo passati dagli scellerati decenni democristiani trascorsi vedendo danzare i notabili locali, famiglie e potenti cittadini di ogni specie, sotto braccio ai politici dello scudocrociato senza che nessuno si curasse neppure di cambiare il doppio senso di marcia agli autoveicoli sul principale corso cittadino, ai lustri (tre quinquenni) socialisti: ricordate l’elegante garofano che tutti portavano all’occhiello della giacca in quegli anni? Per la verità il PSI ha inaugurato una nuova stagione in città, pure se fumosa e di corto respiro. Ma lo sappiamo tutti com’è finita quella stagione: tutti quelli (ed erano proprio tutti) che avevano puntato sul “cavallo vincente” (parole di uno dei più accaniti fautori del craxismo di quegli anni), hanno preferito, tutti, nessuno escluso, smontare dalla soma e farsela a piedi, negando persino di avere mai posseduto in vita loro una sella, un frustino, o persino un paio di stivali. Ed eccoci giunti alla lunga fase del centrosinistra, quella inaugurata con la politica della visibilità dei sindaci (e accidenti se De Luca non l’ha saputa interpretare al meglio la visibilità: tulle le luci, non solo d’artista, sono accese su di lui da quinquenni e quinquenni!). Ma la bolletta energetica rischia di essere costosa. I craxiani non hanno fatto a piedi un lungo tratto: si sono presto riciclati in deluchiani, dove il carro è comodo e spazioso. Ho visto, non alle ultime elezioni per sindaco, ma a quelle precedenti, la sera prima del voto, candidati strappare i propri manifesti e volantini e passare da Andria a De Luca come folgorati sulla via di Damasco. E alle ultime votazioni, per De Luca è stato plebiscito, è stata maggioranza bulgara (ciò che non fa certo bene alla democrazia). Non avere oppositori è segno di un pericoloso laissez-faire all’incontrario. Ma qual è il bilancio per la città? Cosa ne è, oggi, di Salerno? In questi giorni dalle pagine cittadine Nuccio Siano consiglia ai giovani di lasciare la città e Diego De Silva di restarsene al paese. Uno a uno: palla al centro. Anche il dibattito, di ogni genere, sembra asfittico, fatto di contumelie fra potentati. Mani che una lava l’altra, restandosene magicamente in tasca.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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