A Salerno teatri e teatranti. E i professionisti?

A Salerno teatri e teatranti. E i professionisti?
di Lucio Bastolla
L'attore Lucio Bastolla
L’attore Lucio Bastolla

Salerno da diversi anni è una fucina di attori, registi e… di tutto quanto fa spettacolo. In un momento in cui tutti, dall’economista di fama al parcheggiatore abusivo, dissertano sui vari aspetti e le naturali conseguenze causate dalla crisi economica, facendo sfoggio di termini astrusi di matrice anglofona tipo: “Spending Review”, la città di Salerno aggiunge un altro primato agli altri già raggiunti e consolidati (confermando ancora una volta la sua prerogativa di isola felice): in questa nostra città possiamo tranquillamente affermare, senza paura di essere smentiti, che ormai ci sono più teatri che pubblico, più attori che spettatori, l’offerta è varia e variegata, ve ne è per tutti i gusti…!

In un momento storico in cui in altre città d’Italia i Teatri di lunga tradizione chiudono o, nel migliore dei casi, versano in gravi difficoltà finanziare a Salerno si aprono tranquillamente sale e salette destinate ad accogliere spettacoli dal vivo. In città l’ultimo nato è il teatro che porta il nome di Antonio Ghirelli, giornalista napoletano. Il teatro Ghirelli appunto, e proprio la scelta del nome ha spaccato letteralmente in due la cittadinanza; infatti, il cinquanta per cento dei salernitani si domanda: perché intitolare un teatro ad un giornalista sportivo? Mentre l’altro cinquanta per cento si chiede: ma sto’ Ghirelli, chi è? Se a questo aggiungiamo i soliti buontemponi che già l’hanno ribattezzato: “ ‘o Girello”; il quadro è completo.

Ma quello che più conta e che il teatro, inteso come pratica scenica, a Salerno, è l’espressione e la realizzazione più tangibile della vera democrazia.

Persone che lungo il corso della giornata si occupano d’altro, indaffarati nei più svariati lavori e nelle più variegate occupazioni, di sera si riuniscono tutti insieme, appassionatamente, per immolarsi sull’altare tanto caro alla musa Talia.

La febbre del teatro ha contagiato tutti, dal pensionato alla mite casalinga, dal brillante professionista al commerciante, abbattendo barriere culturali e sociali.

Parenti ed amici partecipano volentieri a questo rito pagano con lo stesso stato d’animo, gioioso e festante, con cui i bambini aspettano di aprire i regali di Natale portati loro da un signore lappone/finlandese anziano, vestito di rosso e con la barba. Artisti nati, gli attori salernitani, che riescono a realizzare naturalmente e senza il minimo sforzo, quello che gli altri comuni mortali imparano faticosamente nelle varie Accademie d’arte drammatica disseminate in Italia. Anni di studio e di sudore (non metaforico) che trovano istintiva e naturale applicazione nei talentuosi interpreti salernitani. È vero amore! Ma non chiamateli amatoriali ne tantomeno dilettanti, sarebbe riduttivo, ma semiprofessionisti (termine che, a causa della nostra superficiale conoscenza linguista, non riusciamo a coglierne il reale valore semantico).

Le varie Associazioni culturali, disseminate sul territorio cittadino, prendono letteralmente d’assalto la letteratura drammatica: Si va dal “classico” Eduardo al Brecht più ostico, dalla farsa di matrice scarpettiana all’autore poco conosciuto (possibilmente straniero perché fa più cultural-chic).

La concorrenza è spietata ed agguerrita, si fa di tutto per erodere fette di mercato e rubare i pochi spettatori “puri” rimasti in circolazione. Una guerra combattuta a colpi di battute! Intere famiglie reclutate e smobilitate per vendere biglietti e promuovere spettacoli dove sono presenti i loro congiunti (lavoro non facile perché ormai ogni famiglia ha il suo attore, o aspirante tale). In guerra tutto è permesso: ho sentito addirittura parroci esortare i fedeli, presenti alla Messa domenicale, ad andare ad assistere ad uno spettacolo. Un’anziana signora mi chiese se avesse guadagnato l’indulgenza: le vie del marketing sono infinite…

In tutto questo, gli attori professionisti salernitani? In città di loro non vi è traccia. Si dubita persino della loro esistenza. Qualcuno crede siano esseri mitologici nati dalla fantasia popolare. Qualche moderna iconografia li raffigura metà uomini e metà valigia, poiché la leggenda vuole che vaghino raminghi, senza fissa dimora, per le lande più desolate…

Per quanto concerne gli attori professionisti non salernitani, il discorso è diverso. Presenti nei vari cartelloni, accolti con gioia ed amore… ogni anno sono sempre gli stessi! Perché? I bene informati dicono che il motivo è da ricercare nella propensione del cittadino salernitano all’abitudinarietà; così, ogni anno, cambiano i titoli degli spettacoli ma, quel che più conta, gli interpreti e le interpretazioni non cambiano mai! Una specie di “format” collaudato.

Per tutto l’anno Salerno è un florilegio di manifesti pubblicitari (abusivi e non) che promuovono i vari spettacoli presenti nei diversi teatri, sale, piazze, arene, cantine e scantinati (in questi ultimi trovano il loro habitat naturale i reduci del sessantotto e i nostalgici degli anni settanta).

Salerno ultimo baluardo del Teatro! Difeso strenuamente e a denti stretti dai vari operatori del settore, ultimamente anche d’importazione (come si fa con le sigarette). Viene da chiedersi: che Talia abbia voluto eleggere a proprio domicilio la nostra città? Questo a noi poco riguarda, l’importante e che paghi la Tarsu! Affettuosi saluti.

(I Confronti – Le Cronache del Salernitano)

redazioneIconfronti

Un pensiero su “A Salerno teatri e teatranti. E i professionisti?

  1. Definire Ghirelli giornalista sportivo è sicuramente approssimativo. Si, è stato direttore del Corriere dello Sport ma ha anche diretto il Mondo, settimanale economico. Ha scritto numerosi libri di argomenti vari (calcio, storia, costume) ed è anche stato responsabile dell’informazione del presidente Pertini. Di nascita comunista, fu uno degli intellettuali che nel 56′, dopo l’invasione dell’Ungheria, lasciò il Pci. Capisco che per un teatro sarebbe stato più opportuno scegliere un personaggio più aderente a quel mondo, magari salernitano e non napoletano, ma quell’Arechi, scelto per un impianto calcistico, grida ancora vendetta..

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