Sab. Lug 20th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

A Scampia non servono a nulla manette e condanne penali

3 min read
Le “vite impazzite” potrebbero essere salvate se si attivassero interventi concreti
di Davide Cerullo

Davide CerulloIn questi giorni sto facendo un po’ di scarto delle cose inutili, scelgo tra quelle da tenere e quelle da buttare, quelle che servono ancora e quelle che non ha più un senso conservare. Facendo un po’ di pulizia sono incappato in una scatola piena di dischetti con tutte le mie prime foto che ho iniziato a fare dal 2004, nel mio quartiere di Scampia. Non ho resistito alla tentazione di dare un’occhiata, di ritornare indietro di nove anni, ho infilato nel computer il primo dischetto che portava la vecchia data. Non appena ho visto le prime immagini sono stato catapultato indietro nel tempo, ho rivisto tutti i primi volti dei bambini che avevo immortalato con l’occhio dell’obiettivo. Oggi molti di questi volti non hanno più i lineamenti di latte, di fanciullezza, di innocenza. Sono passati nove anni e i conti ancora non tornano. Il grande sonno continua, si ripete. Molti di questi ragazzi che forse nove anni fa erano ancora dei bambini, oggi sono dei dipendenti al soldo della malavita, molti sono in carcere, qualcuno è partito prendendo il suo primo treno, altri si sono adattati, sono rimasti, altri sposando cognomi maledetti si sono ritrovati a fare una guerra che mai avrebbero creduto, trovandosi a impugnare una pistola per la prima volta.
Sono rimasto a guardare quelle foto che mi hanno preso tanto, quasi dimenticandomi di andare a prendere mia figlia a scuola. Giovanni, Luca, Emanuele, Ciro, Nicola. Quelle foto, quei volti, quegli occhi pieni di domande alle quali non si è dati una risposta: come è possibile che tutto si ripeta con una normalità agghiacciante? Come è possibile che tutto vada di male in peggio? Come sono possibili la morte di Antonio Minichini, il diciottenne rimasto ucciso qualche giorno fa nell’agguato a Ponticelli, periferia orientale di Napoli con il suo amico Gennaro Castaldo? Anche guardando le loro foto provo tenerezza, anche loro sono stati una volta bambini e poi forse non avendo alternative hanno scelto la strada sbagliata, come tanti di quei ragazzini che avevo fotografato io. Anche loro forse in un quartiere di cemento che offre facili guadagni, si sono ritrovati in un vicolo cieco. Ma è possibile che la strada di certi ragazzi sia già tracciata, con un destino già scritto, eredi di una vita senza valori dove il denaro è l’unica cosa che conta? Vite ”impazzite come code di lucertole tagliate” che non si fermano di fronte a niente pur di dimostrare di avere coraggio. Credo che questi ragazzi siano gli eredi di una politica che continua a stare lontana dalla strada, dalla gente e dai loro problemi reali, e che fa ancora finta di non capire che la repressione da sola non basta, che bisogna investire sulle alternative da dare ai ragazzi dei quartieri ad alto rischio per non farli diventare criminali comuni, per poi condannarli nel nome del popolo italiano senza avere il coraggio di sentirsi come Stato almeno un po’ in colpa. C’è bisogno di lavoro, non di carri armati, c’è bisogno di valori, diritti, di spazi che aiutino a crescere, di uno Stato credibile, di una politica che abbia a cuore la vita, il futuro di questi ragazzi. Ma la domanda che alla fine sorge da queste foto è: cosa ho fatto io per, o cosa non ho fatto io per cambiare le cose. Perché credo, come il male, così il bene, perché esista, dipenda anche da me. Dipende da che parte si è scelti di stare, per costruire progetti di vita e di lavoro, per affrontare la camorra che nell’abbandono delle istituzioni e nell’indifferenza sociale diventa la fonte primaria di sicurezza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *