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A Vincenzia (Salerno) tra fontane di pietra e carogne di ratti

A Vincenzia (Salerno) tra fontane di pietra e carogne di ratti
di Gianfranco Martana

manifesto Italia vivaL’8 marzo del 2014 si tenne, nel Salone dei Marmi del Comune di Salerno, il convegno “Italia viva. Per una carta del rinnovo urbano”, che si ricorda soprattutto per una polemica fra Giovanna Calvino, figlia dello scrittore Italo, e l’allora sindaco Vincenzo De Luca. La polemica fu innescata da una frase tratta dalle Città invisibili, inserita nella locandina del convegno: “…Obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La terra l’ha dimenticata.” L’obiettivo, fin troppo scoperto, era duplice: fare di Calvino uno sponsor, anche se postumo, della “riqualificazione urbana” avviata da De Luca a colpi di archistar, e schernire i “finto-ambientalisti” amanti dell’immobilismo. Giovanna Calvino gli rispose indignata, ricordandogli che suo padre era l’autore della Speculazione edilizia, racconto lungo sui guasti antropologici, oltre che paesaggistici, provocati dalla fame edificatoria.

La frase incriminata è il finale del testo dedicato alla “città invisibile” di Zora. Se però leggiamo il testo per intero, non vi troveremo – com’è ovvio – alcuna apologia del cemento, ma solo un riferimento fantastico alle conseguenze della “cristallizzazione” di un luogo. Ora, che le città si modifichino ogni giorno, e anzi debbano farlo, è quasi un’ovvietà. Il problema è come questo avviene, con quali intenzioni, con quanta partecipazione, con quanto rispetto per la storia e la cultura dei luoghi. La creazione di un parco non è forse una trasformazione della città? Non lo è pure l’abbattimento di un edificio abusivo, che restituisce aria e suolo alla cittadinanza? E una pista ciclabile non modifica forse la fruizione degli spazi urbani? Salerno si sta muovendo, sì, ma in direzione opposta a quella in cui vanno le città veramente moderne, e il furto intellettuale perpetrato ai danni di Calvino è solo l’ultima manifestazione di quella inarrestabile rapacità che ben conosciamo.

All’epoca dei fatti scrissi un brevissimo racconto nello stile delle Città invisibili, provando indegnamente a immaginare come Calvino avrebbe descritto Salerno, ribattezzata Vincenzia. Ve lo ripropongo qui, ringraziando Andrea Manzi per l’ospitalità.

La città e le favole

Lo scrittore Gianfranco Martana

Gianfranco Martana

Da qualunque lato vi entriate, Vincenzia vi accoglie con bizzarre sculture di cemento. Secondo alcuni storici locali, esse hanno avuto in passato una funzione; secondo altri, potrebbero averla in futuro. Il senso del tempo oscilla paurosamente a Vincenzia: a volte la città di trent’anni prima si confonde con quella di dieci, e quella che mai sarà è ritenuta prossima. Tutto si trasforma in maniera imprevedibile, e gli edifici più nuovi rivaleggiano in decrepitezza coi più vecchi. Si dice che la città si trovi in Europa, ma mancano prove irrefutabili, alle quali sopperiscono i decreti di chi la governa. A Vincenzia tutto è possibile per i meno, niente lo è per i più; gli amici ti sono nemici, chi ti rapina è il tuo benefattore, gli imputati presiedono i processi, le pecore tosano i pastori. Si affaccia sul mare, ma se ne ritrae per timore del vuoto, infine lo invade per ansia di rivalsa; e quando un nuovo edificio esclude la vista della costa, i cittadini di Vincenzia si rallegrano di poterla immaginare, come un paesaggio esotico descritto da avventurosi viaggiatori. Di continuo si estirpano in città l’erba e le piante, che richiamano oscenamente l’epoca precedente la Grande Civilizzazione, e le guardie diffidano persino del basilico sui balconi. Priva di autobus, Vincenzia è stata rimpicciolita per attraversarla a piedi e ingrandita per costruirvi una metropolitana; ma tutti si muovono in automobile, e quando domandate “Dove vai?”, vi rispondono “Cerco parcheggio”. La maggioranza dei cittadini è orgogliosa di Vincenzia; non sanno perché, eppure si aspettano di diventarne ancora più orgogliosi. Altri sono avviliti, ne conoscono bene i motivi, e non sanno più cosa aspettarsi. Altri ancora sono andati via, per cercare altrove quello che la loro città potrebbe essere e non è. I bambini, ai quali nessuno ha suggerito ancora ricordi, paure e desideri, si rincorrono con grida di gabbiani e vanno a caccia dei tesori che Vincenzia custodisce in abbondanza: maestosi portoni, carogne di ratti, fontane di pietra, buche nell’asfalto.

(da “Le città invivibili”)

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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