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Abbattiamo il muro del suprematismo

Abbattiamo il muro del suprematismo
di Gennaro Avallone

“Prima gli italiani”. Uno slogan della destra neofascista fino a dieci anni fa. È stato lo slogan della Lega nelle ultime elezioni, un partito votato dal 17% delle persone andate alle urne.

“Aiutiamoli a casa loro”. Un altro slogan della destra neofascista, diventato un punto di riferimento nel dibattito pubblico e politico, al punto tale da essere stato utilizzato in un libro anche da Matteo Renzi, capo, in quel momento, del Partito Democratico.

Per non parlare di espressioni come “invasione”, “ondate migratorie”, “necessità di difendere i nostri confini”, normalmente utilizzate nei documenti ufficiali dello Stato italiano così come dell’Unione Europea. A cui si aggiungono le analisi diffuse dai giornali e dalle trasmissioni televisive con più pubblico sulla incompatibilità tra Islam e democrazia o sull’incapacità di autogoverno di una serie di popoli verso cui esportare la democrazia. In un quadro completato da banalizzazioni offensive per le persone che rischiano la vita, come, tra altre, l’espressione “taxi del mare”, utilizzata alcuni mesi fa da Luigi Di Maio per descrivere le navi delle ong impegnate nelle operazioni di ricerca e salvataggio nel mar Mediterraneo, o l’espressione “non possiamo accoglierli tutti”, chiudendo gli occhi sui campi di concentramento in cui vivono centinaia di migliaia di persone a poche ore da casa, in Libia.

Gennaro Avallone

Gennaro Avallone

È un racconto suprematista quello che si è affermato, la versione contemporanea del fascismo. È un racconto fondato sulla naturalizzazione acritica della supremazia, del primato, della preminenza della società bianca, occidentale, ricca sul resto delle società e popolazioni, tutte, variamente, non bianche e povere.

È un racconto alimentato da ambienti culturali e politici di destra come di sinistra, trasversale ai partiti politici, che accompagna, ormai, la nostra vita di tutti i giorni. È normale in una cena di famiglia sentire qualcuno che ci dice “ma questi neri, perché non se ne tornano in Africa, con le loro abitudini così diverse dalle nostre!”, oppure che afferma “noi, come italiani, abbiamo portato tante cose positive all’estero, anche in Africa, e questi cosa portano qui? Solo malattie e miseria”. E si potrebbe continuare, evidenziando quanto sia diventato abituale esprimersi in questo modo, quanto sia pacificamente accettato. Quanto, in altre parole, frasi, pensieri, opinioni esplicitamente razziste, fondate sulla superiorità bianca ed occidentale, siano diventate di uso comune, siano liberamente utilizzate senza paura di essere giudicati male. Anzi, in molti sono contenti di utilizzarle, finalmente liberi di dire per davvero cosa pensano.

È una vera e propria ideologia ad essersi affermata, espressione di una più profonda visione della realtà, nella quale l’uomo bianco europeo-nordamericano e ricco o almeno benestante risulta il perno attorno al quale tutto deve accomodarsi e chiunque non si piega diventa un nemico, un pericolo, appunto un invasore: da espellere o, al massimo, da aiutare a casa sua, se si comporta bene. Un mondo gerarchizzato su base di classe e razziale. Un mondo in cui è normalizzata e naturalizzata la separazione tra chi comanda e chi sta sotto. Un mondo in cui la gerarchia è diventata bella, esteticamente bella.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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