Aberrazioni contemporanee

Aberrazioni contemporanee
di Giuseppe Foscari *
Il professor Giuseppe Foscari
Il professor Giuseppe Foscari

Ci sono temi di attualità che non puoi omettere di analizzare per il semplice fatto che in tanti lo hanno già fatto o lo stiano facendo. Me lo chiede impetuosamente la coscienza di cittadino che si ribella alle atrocità di questa società e me lo chiede con altrettanta forza la mia appartenenza al genere maschile, che esce, come accade sovente, con le ossa rotte, anzi massacrato. E a ragione, aggiungo.

Giustificare uno stupro sostenendo che sia stata colpa della ragazza che se la sarebbe cercata perché indossava una provocante minigonna, o adducendo come altra sua grave responsabilità il trovarsi per strada in un orario non consono, se non addirittura sbagliato, per una minorenne, è da retrogradi del peggiore Medioevo, che pure ha avuto i suoi non pochi barlumi di luce. Come a dire, che chi fa queste riflessioni rimanda se stesso ancora più indietro nel tempo, all’età delle caverne.

Infatti, io trovo questi pretesti assurdi e inconcepibili. Ma la molla dell’indignazione, già scattata in me nell’apprendere la notizia della violenza perpetrata a danno di una sedicenne, è stata ancora maggiore quando mi sono reso conto che sul web e sui social network in particolare sono corse queste incredibili giustificazioni. C’entra, e come, il fatto che si trattava di un giovane calabrese (e io sto aspettando Salvini che dica qualcosa contro i meridionali, ma non lo farà in pubblico perché si sta giocando la carta della credibilità nazionale del suo partito) e non di un rom, di un africano o di un polacco. Se fosse stato uno di questi, la riprovazione collettiva sarebbe stata diversa, naturalmente, e l’attenzione sarebbe stata dirottata sul violentatore, non in quanto tale, ma in quanto straniero, immigrato o clandestino.

Trattandosi di un italiano di bell’aspetto, militare, forse palestrato, ecco scattare la molla delle colpe della giovane fanciulla, dirottando completamente l’attenzione dalla parte opposta e ferendo la povera malcapitata, a cui va tutta la mia solidarietà, per la seconda volta, in modo altrettanto irreparabile.

Prendo le distanze da questi aberrazioni. E lo faccio come uomo che si sente mortificato nella sua essenza di essere umano anche semplicemente a sentirle queste sciocchezze da ignoranti. Ma, diciamoci la verità, quanti maschi che pullulano il nostro raggio d’azione quotidiano sotto sotto non la pensano proprio come quegli idioti del web? Quanti ne conosciamo ma non si dichiarano apertamente? E quanti ammiccano commentando uno stupro arrivando alla fatidica frase, che mi è toccata anche sentire, “un po’ se l’è cercata!”.

Cercato cosa? Che qualcuno ti rapisca e ti violenti? Che abusi della tua dignità usando la sua forza bruta? Non esistono donne o ragazze del genere e se esistono sono sempre nella fantasia degli uomini più perversi e magari capaci di una violenza, pronti anche a pensare o a dire “però magari le sarà pure piaciuto!”

No, non potrà mai piacere alle donne essere violate come bottino di guerra, come accadeva nel Medioevo o come accade ancora oggi nelle guerre del XXI secolo e non dovrà mai piacere ad un uomo immaginare che nella violenza ci sia il massimo grado del piacere. Il piacere è nella complicità, negli sguardi d’amore, nel darsi la mano, stringersela, nel sentire l’altro come parte di sé.

* professore di Storia dell’Europa, Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione, Università di Salerno

 

 

 

 

 

redazioneIconfronti

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