Accostiamoci al Verbo e facciamolo con fede

Accostiamoci al Verbo e facciamolo con fede
di Michele Santangelo

Animazione_Liturgica_-_IV_Domenica_di_Avvento_-_A_(19.XII.2004)_htm_m19f43944L’Avvento, com’è noto, è il periodo dell’anno liturgico nel quale la Chiesa invita i suoi fedeli a prepararsi degnamente alla celebrazione del Natale del Signore, che è venuto una volta sulla terra e storicamente ha segnato in modo indelebile le vicende umane, ma l’umanità cambia, l’individuo stesso è in continuo divenire tra la nascita e la morte e la presenza di Cristo tra gli uomini deve continuamente rinnovarsi per poterne vivificare le coscienze, plasmarne gli animi, alimentarne la speranza. La Chiesa, con premura materna, attraverso la celebrazione dei misteri, vuole appunto affiancare i suoi fedeli per aiutarli sempre più a fare spazio al Signore nel loro animo. L’Avvento è un cammino nel quale i cristiani, illuminati dalla Parola e corroborati dai sacramenti compiono il loro percorso di luce incontro a Gesù che è la Luce, “Io sono la luce del mondo”, è Lui stesso, nel vangelo di Giovanni, a proclamarsi tale. Molto opportunamente un parroco di una piccola comunità usa indicare ai fedeli della sua chiesa il percorso dell’Avvento, collocando nei pressi dell’altare quattro ceri e, a cominciare dalla prima domenica, li accende uno alla volta fino alla quarta, quando tutti e quattro i ceri accesi indicano che il cammino è terminato e ciascuno dovrebbe aver fatto chiarezza nella propria vita per poter accogliere il Signore alla sua venuta, “È in te la sorgente della vita, alla tua luce vediamo la luce”.  Siamo alla quarta domenica di avvento, l’ultima del cammino verso Betlemme, cioè verso la celebrazione del Natale che rappresenta il compimento delle promesse antiche e sempre rinnovate che annunciavano la venuta del Salvatore, realizzazione di un patto di alleanza e di pace, che si compie nel mistero dell’Incarnazione, quando a Maria viene promesso che il Figlio da Lei concepito per opera dello Spirito Santo siederà  sul “trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. Sulla base di questo patto si fonda anche la nostra fede come risposta  alla  fedeltà di Dio. Scopriamo così, attraverso il brano di vangelo di oggi, che l’anello di congiunzione tra Dio che salva e l’uomo che vuole essere salvato, perché l’adesione della volontà di questo al piano stabilito da Dio è condizione per poter ricevere il beneficio della salvezza, è proprio Maria, che accettando e credendo all’annuncio dell’Angelo, diventa immagine dell’umanità riconciliata. Maria, quindi, all’inizio di ogni cammino di riconciliazione e come Madre spiana la strada a tutti coloro che lo intraprendono, compagna esemplare di un cammino di conversione. Come il primo fiat, quello pronunciato da Dio ai primordi, pose in essere il creato, così il secondo, quello di Maria rese possibile la realizzazione della salvezza ed una salvezza proprio a misura di uomo, visto che il “sì” della Vergine accetta la venuta di Dio nella sua stessa carne che è assolutamente umana ma resa santa nel senso più completo del termine da Colui che vi viene accolto. Maria quindi, con una libera decisione di fede dà inizio al nuovo mondo, non perché l’universo viene sostituito, ma nel senso che tutti quelli che lo abiteranno da allora in poi avranno la possibilità di rigenerarsi tutte le volte che lo vogliono, purché disposti all’assenso di fede. Sotto questo punto di vista per noi la Vergine è madre e modello. Senza la fede non è possibile accostarsi al Natale, al Verbo che si fa carne, perché come avvenne per Lei anche per noi il mistero del Natale si realizza nella fede. Lei indica la strada maestra da seguire, è l’Odeghitria, cioè Colei che indica la via a tutti gli uomini. È l’intera umanità che ha bisogno di riscoprire il sacro e di avvicinarsi a Dio. Lontani da Dio, infatti, noi e la nostra società non andremo molto lontano. Senza il Dio vero, tanti idoli busseranno alle porte dell’uomo e questi non cercano né figli, né amici, ma schiavi. In condizioni di schiavitù tutto farà paura: perfino la vita, l’amore, la famiglia, la libertà, la giustizia, la pace. Quello che ora celebriamo come conquista potrà costituire la nostra babele e la nostra morte.

 

 

redazioneIconfronti

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