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Addio a Veronesi, medico gentiluomo

Addio a Veronesi, medico gentiluomo
di Luigi Zampoli
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Veronesi con Lea Pericoli e Sandra Mondaini

Si è spento lo stesso giorno dell’elezione di Trump. Avrà pensato che il mondo, di colpo, era diventato un posto invivibile, se nella nazione più potente del pianeta, tra l’altro all’avanguardia nella ricerca medica, era stato eletto un uomo che ha spesso calpestato quello che lui, per tutta la sua vita, ha cercato di difendere: la dignità della donna e il suo diritto all’integrità psicofisica, durante e dopo una prova difficile, come la battaglia contro il cancro.
Umberto Veronesi ha operato oltre trentamila donne, comuni o famose, accomunate dalla malattia; lo ha fatto con un intervento innovativo di chirurgia conservativa, la quadrantectomia; in altre parole, l’asportazione di un solo quadrante e non dell’intero seno, per preservare la pienezza del corpo femminile, estetica e psicologica.
Attrici, donne di sport e di spettacolo, tra cui Monica Guerritore, Lea Pericoli, Sandra Mondaini, Delia Scala e tante altre, hanno affrontato il tumore mammario e sono state operate con successo dal dott. Veronesi, diventando, poi, testimonial della lotta contro il cancro. Era lo stesso oncologo a chiedere alle donne che avevano combattuto il male di farsi promotrici di campagne di sensibilizzazione per la prevenzione e la cura di una patologia che, prima, era curata con l’asportazione totale della ghiandola mammaria, un intervento di mastectomia che aveva profonde conseguenze psicologiche sulle donne che si vedevano menomate nel corpo e nella femminilità.
L’intera biografia di Veronesi racconta della centralità della figura femminile nella sua parabola di uomo e medico, a cominciare dal periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, dove è la madre a rappresentare la sua unica guida sicura nel mondo, essendo rimasto orfano di padre a soli sei anni. Due gli insegnamenti della prima figura femminile della sua vita: tolleranza e comprensione degli eventi. Da subito il giovanissimo Umberto impara a riconoscere la stella polare della sua esistenza.
Le donne secondo Veronesi sono creature che non riescono mai a separarsi dal dolore e dalla fatica, in perenne ricerca di una condizione di stabilità e d’armonia.
E così, l’atteggiamento nella malattia le rende portatrici comunque sane di tenacia e determinazione; la ricerca scientifica di Veronesi ha tratto giovamento decisivo da questo modo di essere che lui incoraggiava a trasformare in attivismo post-malattia; non bastava il percorso individuale di superamento del morbo, era indispensabile un seguito d’impegno e testimonianza a vantaggio di tutte le altre donne; questo, per lui, era il senso autentico e l’esito definitivo di una guarigione.
Ricerca e prevenzione sono state le due direttrici sulle quali si è sviluppata la sua attività professionale di medico-scienziato: intervenire con una diagnosi quanto più precoce possibile e cercare di circoscrivere il tumore ricorrendo ad una chirurgia “discreta” per preservare non solo la salute, ma anche la forma fisiologica del corpo.
Veronesi ha difeso sempre la chemioterapia, da molti considerata più devastante della malattia stessa, sposando il principio del minimo trattamento efficace: si utilizza la dose più bassa o l’intervento più limitato in grado di assicurare un trattamento utile senza dover ricorrere ad una chirurgia mutilante e ad una chemioterapia aggressiva che devasta anche le parti sane dell’organismo.
La struttura da lui fondata, l’Istituto europeo di oncologia, è una risorsa unica nel campo della sanità italiana e non solo: un centro di ricerca all’avanguardia nella diagnostica anti-cancro che oggi rappresenta il suo lascito più importante assieme alle testimonianze di tutte quelle donne che, silenziose e grate, hanno reso omaggio al “loro” dottore.

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