Addio al mago di Arcella, maschera della tv nazionalpopolare

Foto: gazzettino.it

Era arrivato a predire la sua fine, ma poi annunciò di aver avuto una proroga dall’Aldilà.  Adesso, il Mago di Arcella è morto davvero, dopo alcune di settimane in coma. È spirato a 82 anni nella Capitale, che aveva accolto l’istrionico figlio dell’Irpinia, col suo carico di formule  esoteriche, come la celebre “Alias, silias e trilias”, declinate sui palcoscenici tv più nazionalpopolari dagli anni ’80, oggi replicate sul web, per la gioia dei cultori del filone trash. Ma anche col suo ventaglio di insospettabili amicizie nel bel mondo dei palazzi romani, il cui lato oscuro non disdegna l’occulto, anche nello stile neomelodico ante litteram di Antonio Battista, il nome di battesimo del mago. Fedele ancorché forse inconsapevole interprete dell’aforisma di Andy Warhol, parlate male di me ma parlatene, il mago di Arcella si regalava, e regalava ai suoi fans, ben oltre il canonico quarto d’ora di celebrità, avvolto in una nuvola d’incenso, tracimando con talismani e formule magiche nei principali salotti tv, dal Maurizio Costanzo show ai programmi di Pippo Baudo, fino all’inevitabile Festival di Sanremo, dove si produceva in improbabili profezie sul vincitore.  Esuberante e in fondo mai disposto a prendersi, lui per primo, sul serio, Antonio Battista nella sua caleidoscopica vita fu anche un politico. Sindaco democristiano nella democristianissima Irpinia, negli anni sessanta a Montefredane, il paese di cui la natìa Arcella è una frazione. “I comunisti si dovrebbero impiccare” diceva negli ultimi anni, quando parlava del suo endorsement per Berlusconi. Al cui ennesimo messianico ritorno dedicò un’improvvida profezia: il 4 febbraio 2007 vaticinò a Buona Domenica che il pericolante governo Prodi sarebbe caduto entro il 22 giugno. «E se non dovesse succedere – disse testualmente – io mago di Arcella, vado in piazza Montecitorio e mi uccido». Naturalmente nessuna delle due eventualità si verificò. Il Professore ulivista sarebbe caduto solo il 6 febbraio 2008, in un’orgia di mortadelle e champagne, tra i banchi del centrodestra Senato, che avrebbe fatto impallidire anche il mago di Arcella. Mondano per vocazione e amato dai vip in vena di dubbi, da dissipare tra carte e tarocchi, Antonio Battista a Roma abitò perfino in un castello, in cui si dedicò alla vendita di mobili della Brianza. Lunga la lista d’attesa per una consulenza astrologica, nei suoi studi. Riceveva nella Capitale e ad Avellino. Ritiratosi da alcuni anni, per motivi di salute, aveva passato il testimone al figlio Bruno, alias Mago Bruno, arrestato e condannato in secondo grado per truffe e abusi sessuali a danno di alcune clienti. Ma questa è proprio un’altra storia.
(M. M.)

redazioneIconfronti

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