Lun. Ago 26th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

Addio, Lucia: la tua luce si è spenta troppo presto

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di Antonio Pecoraro

... Onde! Fermate il violento/vostro andare/contro i miei scogli!/Le buie nuvole sopra/continuano a mostrare/il loro terrore/e l’angoscia in me non cessa…

di Antonio Pecoraro
Lucia Panascì nel corso di una manifestazione
Lucia Panascì nel corso di una manifestazione

Forse dovevamo capire da questa sua poesia che lottava contro il male nero del secolo. Lei non voleva che si sapesse. “Si comporterebbero diversamente”: questo il suo timore, ci ha riferito il prof. Rocco, suo padre. Lucia, 29 anni, laureata in Storia dell’Arte, fotografa, artista, poetessa, impegnata per anni in progetti sociali, lotte politiche, ha lasciato un vuoto incolmabile. Un buco nell’orizzonte che mai nessuna buia nuvola riuscirà a coprire.

La sua umanità, il suo sorriso rimarranno tali e il suo ricordo non verrà offuscato dal tempo. Guardare oggi le sue foto è guardare una parte della nostra identità. I templi nelle sue fotografie erano ossa di un corpo che tutti noi abitiamo. Erano le ossa di un popolo, la genealogia di una Nazione chiamata Paestum, conurbazione di Lucani, Alburnesi, Longobardi, Vesuviani, Cilentani e Salernitani dalla diaspora del dopoguerra. Le foto alle nostre strade col titolo “Fuga in Re minore” forse avevano un senso. Adesso lo percepiamo quel senso. Il suo eclissarsi all’improvviso. Senza tanti perché.

Sempre in prima fila contro i soprusi, contro l’ingiustizie di questo mondo: una delle più belle foto quella su La Repubblica.it con il suo corpo steso a terra che se la prende con il signore del Potere, quel Berlusconi reo di aver trattato come oggetti le donne di questo paese. Aveva sempre un ruolo importante, talvolta a livello nazionale, nel dissenso e nella protesta alla corruzione ed ai guasti della politica. La sua bellezza e la sua intelligenza era un vortice di fascino difficile da resistere. Lucia era la figlia che tutti vorrebbero avere, la fidanzata e la donna che tutti i giusti e gli onesti di questa terra vorrebbero al loro fianco. La mamma che qualsiasi bambino meriterebbe.

La diagnosi: tumore al cervello. Un vero scherzo del destino: lei che aveva il cervello come una Ferrari Testarossa. Un grande diamante fuoriuscito dalle miniere del Sudafrica. Davvero da non crederci. Un cervello che avrebbe vinto il Festival di Sanremo dei cervelli, il Premio Strega dei neuroni tutti gli anni, non può finire così. La rabbia è tanta e ci consuma, la ricerca non ci è ancora arrivata. Le neuroscienze non danno molte spiegazioni. Purtroppo. La sua morte ci ha fatto ammalare tutti di malinconia. Aspettiamo che ne nasca un’altra con una sorta di metempsicosi.

La sua mente registrava una grande porzione di mondo: all’improvviso la bobina si è sfilacciata, ha incominciato a prendere fuoco, e come nel film di Tornatore “Nuovo Cinema Paradiso” il film si è interrotto. Urla, proteste, spintoni e pianti in sala. Inutili. Lucia ha fatto in modo che non si sapesse che la bobina del film atteso da tutti, quello della sua vita, fosse non perfettamente calibrata al proiettore. Il difetto non era la bobina, era il proiettore. Non il suo cervello a 32 carati ma il mondo intorno, il destino beffardo. Lunghi periodi di degenza al Careggi di Firenze, solo pochi sapevano. Ci ha risparmiato il dolore. Ha tralasciato un particolare: la bobina era in unica copia, ed essendo unica, era rara: un valore inestimabile.

Il film “Nuova Luce Paradiso” è finito a un quarto d’ora dall’inizio. Nessuno saprà il finale. Tutti noi che la conoscevamo, sapevamo che era il film Cult degli ultimi dieci anni.

Ordinò lei stessa la bara a settembre. Le maestranze delle onoranze funebri rimasero increduli. “Pensa a vivere” gli risposero probabilmente “… ma vedi un po’ a questa, una bella guagliona nel fiore degli anni…”.

Insistette: legno di cedro del Libano. Lucidità assoluta, col biglietto di sola andata in tasca.

Una forza senza limiti che insegna e impara la vita. Il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia, l’ultimo intervento all’Ospedale fiorentino. Il 13 dicembre di cinque anni fa moriva Gigino Di Lascio. Coincidenza di una legge di natura inspiegabile? O una legge sovrannaturale? Chissà cosa organizzeranno là sopra: un comitato contro le ingiustizie divine o delle lectio magistralis aperte ai figli dei poveri e dei disgraziati? Và a saperlo. C’è da scommetterci che lo faranno. E faranno ammuìna appena vedranno cose storte.

Ci mancherai Lucia. Scusaci, non abbiamo potuto trattenere quelle onde violente contro i tuoi scogli. Non dimenticheremo mai il tuo candore.

E quel tuo sorriso anche sul letto di morte. Il tuo volto freddo come il ghiaccio emanava un forte calore. Un calore intenso da riscaldarti le labbra e nasconderlo nella saliva, nel freddo pungente di un pomeriggio invernale.

Difficile da dimenticare.

Chiederemo alle Guardie del Paradiso, con le nostre preghiere, di avere un occhio di riguardo.
Lo meriti.

(…A poco servirà/cambiare spiaggia:/il mio scoglio/ha la medesima/pietra, la tempesta/il medesimo vento.)

-Lucia Panascì-

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