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Agcom via da Napoli un pezzo per volta, una diffida

Agcom via da Napoli un pezzo per volta, una diffida
di Gianmaria Roberti

torre_francescoMigrare un pezzo alla volta, anziché con un atto formale di trasferimento della sede legale. L’Agcom sta dicendo addio a Napoli per sbarcare a Roma, ma senza dare troppo nell’occhio. In attesa di chiudere i battenti alla torre del Centro direzionale. Una transumanza di uffici e personale silenziosa ma inarrestabile, pure di fronte a una condanna per comportamento antisindacale. La Direzione Studi e il servizio Comunicazione Politica sono stati declassati in semplici uffici dipendenti da Direzioni ubicate nella Capitale, dove l’Autorità ha una sede secondaria operativa. Ma l’anomalia salta agli occhi: il 65% dei dipendenti lavora lì, il 35% a Napoli. Via via, la sede principale ha perso alcuni uffici della Direzione Analisi di mercato e della Direzione Reti. La nuova Direzione sui Servizi Postali è stata collocata immediatamente a Roma. Lo stesso i sette uffici dirigenziali istituiti l’anno scorso: uno per il segretariato generale, uno per la direzione Reti, tre per la Direzione servizi postali, uno per il servizio giuridico e uno per il servizio ispettivo. Una destrutturazione mirata, in attesa della sanzione finale, sussurrata da lungo tempo. Un centro nevralgico sta abbandonando Napoli, molto alla chetichella. L’Agcom, cruciale organismo con funzioni di regolamentazione e vigilanza nei settori telecomunicazioni, audiovisivo ed editoria, cammina sul filo di precari equilibri geopolitici. Sotto c’è il solito burrone senza fondo, col pericolo di sprechi a pioggia. La Ragioneria generale dello Stato quantifica un aumento del 10% del fabbisogno per il 2012. La doppia vita dell’Agcom costa, insomma. Un freno alla diaspora hanno provato a metterlo alcune sigle sindacali, rivolgendosi al Tribunale di Napoli. Il giudice ha accolto il ricorso di Fiba-Cisl, Uilca-Uil, Falbi-Confsal, Sibc-Fisav, presentato contro una delibera di riorganizzazione dell’Agcom del gennaio di un anno fa, emanata violando gli accordi sindacali. Ma ora i sindacati lamentano la mancata revoca dei provvedimenti adottati, con cui, tra l’altro, si trasferivano uffici e personale da Napoli a Roma. Al garante delle comunicazioni è appena pervenuta una diffida all’immediata esecuzione della sentenza del giudice civile, emessa lo scorso gennaio, inviata dall’avvocato Bruno Taverniti. “Trovo tutto ciò scandaloso, perché si prosegue con il depauperamento e la dismissione del centro decisionale di Napoli, oltretutto quando c’è una sentenza che ferma le operazioni di trasferimento – protesta Bianca D’Angelo, consigliera regionale Pdl – Non possiamo continuare a subire schiaffi come se niente fosse e per sacrificare, sull’altare di interessi romano-centrici, uno dei nostri centri decisionali. Cosa dobbiamo aspettarci ? Che dopo i casi del Banco di Napoli e dell’Alenia, anche con l’Agcom, il nostro territorio, sempre più mortificato, finisca per esalare i suoi ultimi respiri?». Un anno fa la D’Angelo denunciò lo svuotamento della sede napoletana dell’Authority. L’ex presidente Corrado Calabrò le scrisse, precisando che “il trasferimento della sede legale dell’Agcom da Napoli a Roma, oggetto di una riflessione indirizzata due anni addietro alla Presidenza del Consiglio, non è negli obiettivi della presente Consiliatura”. Come dire: se ne occupi il prossimo consiglio, quello insediatosi la scorsa estate. L’organo, oggi presieduto dal montiano Angelo Cardani, è composto da Maurizio Dècina (indicato dal Pd), Antonio Martusciello (Pdl), Francesco Posteraro (Udc) e Antonio Preto (Pdl). Nell’attuale vuoto di potere politico, il destino della sede dell’Autorità può rimanere in sospeso chissà quanto.

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