Agenda teatrale dal 5 all’11 gennaio 2015 in Campania

Agenda teatrale dal 5 all’11 gennaio 2015 in Campania

Teatro Auditorium Tommasiello di Teano

info 0823885096 – 3333782429

Martedì 6 gennaio ore 20.45

Teatro Diana di Nocera Inferiore

info 3347009811

Mercoledì 7 gennaio ore 21.00

Teatro La Provvidenza di Vallo Della Lucania

info 0974717089

Giovedì 8 gennaio ore 21.00

Teatro Comunale di Lacedonia

info 3346632836

Sabato 10 gennaio ore 20.45

L’Associazione culturale La Pirandelliana

in coproduzione con Diana OR.I.S.

presenta

Gianfelice Imparato, Giovanni Esposito

Valerio Santoro, Antonia Truppo

in

Uomo e Galantuomo

di Eduardo De Filippo

con

Alessandra Borgia, Lia Zinno, Gennaro Di Biase,

Roberta Misticone, Giancarlo Cosentino, Fabrizio La Marca

scene Aldo Buti, costumi Valentina Fucci

Luci Adriano Pisi, Musiche Riccardo Eberspacher

regia Alessandro D’Alatri

Note di regia

Io scrivo per tutti, ricchi, poveri, operai, professionisti… tutti, tutti! Belli, brutti, cattivi, buoni, egoisti. Quando il sipario si apre sul primo atto d’una mia commedia, ogni spettatore deve potervi trovare una cosa che gli interessa”.

Eduardo De Filippo si descriveva così parlando del suo lavoro. La lessi ancora ragazzo e mi rimase impressa nel cuore. Ma l’ho sentita ancor più forte quando è nata l’opportunità di poter allestire Uomo e galantuomo. Tutto è nato durante le pause di lavoro di “Tante belle cose” quando in cerca di uno spazio fumatori mi ritrovavo clandestino assieme a Gianfelice Imparato. L’affetto, la stima, il divertimento che mi procurava la sua “napoletaneità” stavano gettando le basi per farmi abbracciare da vicino Eduardo. Valerio Santoro, giovane e meritevole produttore, intuì e agì.

Il mio legame con Eduardo si perde nell’infanzia: ancora bambino, di famiglia umile, ricordo che un giorno alla settimana, quando la televisione italiana era tutta un’altra cosa, veniva programmato il teatro. Tra le mie opere preferite c’erano quelle di Eduardo e per questo avevo il permesso di andare a letto più tardi del solito. Le ricordo in bianco e nero e, a differenza del teatro dal vero, con i primi piani degli attori. Tra tutti, per espressività e capacità interpretativa, mi colpiva l’intensità di Eduardo. Riusciva a divertirmi facendomi credere ai drammi che stava interpretando. Una vera magia.

E’ con questo rispetto che mi sono avvicinato alla regia di Uomo e galantuomo. Un testo giovanile (1922) classificato spesso come farsa. Una definizione che ho sempre sentito stretta. Infatti, seppure caratterizzata da una ricca serie di battute ed episodi irresistibilmente comici, nella commedia emergono una gran quantità di contraddizioni tra l’apparire e l’essere della borghesia contro il dramma proletario di chi ogni giorno affronta la sopravvivenza. Falso perbenismo contro tragedia. Onore da salvare contro fame. E in tutto questo dov’è l’uomo e dove il galantuomo?

Ecco perché considero Uomo e galantuomo una commedia di altissimo livello, forse la più divertente, ma che sicuramente segnò per Eduardo il passaggio dalla farsa al teatro di prosa. E guarda caso al centro della commedia c’è proprio il teatro: una scalcagnata compagnia, nominatasi “L’eclettica” (proprio perché non pone limiti alle proprie attitudini artistiche), porta in scena in una località turistica balneare “Malanova” di Libero Bovio. Attraverso il classico meccanismo della commedia degli equivoci, si scatena così il teatro nel teatro, la follia tra farsa e dramma evocando sapori pirandelliani. Ma si respirano anche profumi di Goldoni, di Skakespeare, e forse anche un po’ di quel teatro dell’assurdo che va da Osborne a Beckett a Jonesco.

L’assenza di talento e l’improvvisazione della compagnia fanno infatti da contrappasso ai drammi borghesi interpretati invece con talento e una vena di follia. Sullo stesso palcoscenico della vita saranno più attori i benestanti, i cui sforzi mirano ad interpretare ruoli d’apparenza che i veri commedianti protesi, senza alcuna esigenza interpretativa, soltanto a sopravvivere al quotidiano.

C’è tutto questo nel mio progetto di regia.

C’è il rispetto per l’imponenza di una figura che considero un protagonista del teatro del novecento che invoca di essere affrontato con il giusto rigore che merita. Lo spazio scenico viene riempito dalle anime di quegli esseri umani mentre l’allestimento è cornice che le libera dal realismo per ricondurre la drammaturgia al centro della rappresentazione. E’ ovvio che si ride molto, ma con quel rigore di cui Eduardo si è fatto ambasciatore della sua arte nella storia.

Un’ultima cosa. Napoli e la sua lingua. Non starò qui ad elencare tutte le profonde radici che mi legano a quella città. Ma Napoli è un luogo che o lo contieni o è difficile da raccontare. Aspettavo da tempo questo appuntamento artistico con lei, con la sua lingua, con la sua ironia, a volte apparentemente eccessiva, ma così densa di umanità e poesia da renderla ogni volta “teatro”.

Alessandro D’Alatri

Teatro Verdi di Salerno

Info 089662141

Da giovedì 8 a domenica 11 gennaio

feriali ore 21,00 – festivi ore 18,30

Rama 2000 International

presenta

Massimo Ranieri in

Riccardo III

di William Shakespeare

traduzione e adattamento Masolino d’Amico

musiche Ennio Morricone

scene Lorenzo Cutuli costumi Nanà Cecchi

light designer Maurizio Fabretti

regista assistente Roberto Bani

regia Massimo Ranieri

personaggi e interpreti

Re Edoardo IV – Roberto Vandelli,

Lady Anna, Vedova di Edoardo, Figlio di Enrico Vi, poi Sposa di Riccardo III – Gaia Bassi

Giorgio, Duca di Clarence – Massimo Cimaglia

Sir William Catesby – Roberto Bani

Riccardo, Duca di Gloucester, poi Re Riccardo III – Massimo Ranieri

Il Conte di Rivers, fratello di Elisabetta – Luigi Pisani

Il Duca di Buckingham – Paolo Lorimer

Lord Grey, Fratello di Elisabetta – Antonio Speranza

La  Duchessa di York, Madre di Edoardo IV, di Clarence e di Riccardo III – Carla Cassola

Sir Richard Ratcliffe – Marco Manca

La Regina Margherita, Vedova di Enrico VI – Margherita Di Rauso

Il Sindaco di Londra – Roberto Vandelli

Lord Hastings – Paolo Giovannucci

Enrico, Conte di Richmond – Luigi Pisani

La Regina Elisabetta, Moglie di Re Edoardo IV – Giorgia Salari

Lord Stanley – Antonio Rampino

Sir James Tyrrel. Sicario – Mario Scerbo

Sicario – Marco Manca

Massimo Ranieri è Riccardo III ,di cui firma anche la regia: «Uno spettacolo imponente con 18 attori, la traduzione e l’adattamento di Masolino D’Amico, uno dei massimi anglisti al mondo, e le musiche composte appositamente da Ennio Morricone». Una nuova sfida teatrale per Massimo Ranieri,che il 17 luglio al Teatro Romano di Verona,debutterà nel “Riccardo III” di W. Shakespeare. Lospettacolo.di cui firma anche la regia, concepito per grandi spazi all’aperto,andrà poi in tournèe estiva alla Versiliana il 26 luglio e il 7 agosto al Teatro Romano di Ostia antica Perché proprio Riccardo III..? E’ un titolo che ho in testa da vent’anni. Ad inculcarmi quest’idea fu un mio caro amico palermitano, ex professore di filosofia, oggi novantenne, che un giorno mi disse..” saresti un grande Riccardo III….” “…Anche Morricone ,quando gli ho chiesto di scrivermi le musiche, mi ha dato dell’incosciente… Ma sei non sei incosciente non puoi fare questo mestiere.E’ un ruolo con cui prima o poi ti devi scontrare e confrontare…”

Dopo averlo letto e riletto, ho capito chiaramente una cosa: Riccardo III non è soltanto un personaggio straordinario, è soprattutto un grandissimo attore. Riccardo III è il numero uno dei malvagi, è il grande genio della rappresentazione del potere: perciò, io non interpreterò un personaggio, interpreterò un attore. Del resto, non sono grandi attori tutti gli uomini di potere? Non recitano un ruolo che deve suscitare applausi, se non addirittura idolatria da parte di uomini e donne che diventano gli ignari personaggi della sua commedia? Riccardo, poi, indossa i costumi della malvagità meglio di chiunque altro. Via via che continuavo a leggere e rileggere mi è apparso sempre di più in bianco e nero. Anzi, in bianco e noir. Perché se il giallo svela le colpe dalla parte dei buoni, il noir ci fa guardare il mondo con gli occhi dei colpevoli, ci spinge a scoprire fin dove possono arrivare le radici dell’umana cattiveria. Questo Riccardo III l’ho immaginato inquietante e accogliente, proprio come quei grandi fi lm noir che abbiamo profondamente amato. Per provare a intravedere sulla scena l’eterno mistero del male.

Massimo Ranieri

Sinfonia per Riccardo III

Questa musica è stata da me pensata, per la vicenda teatrale, senza esclusione di continuità. La sinfonia concede al regista e protagonista Massimo Ranieri la possibilità di essere usata con libertà, indipendentemente dalla cronologia. Quando il grande del nostro Teatro, l’amico Massimo, mi ha dato l’incarico di preparare per lui questa musica, mi è sembrato giusto offrirgli un grande affresco musicale che vivesse i particolari del racconto ma dentro il quale Massimo si sentisse libero di usare opportunamente i vari brani che compongono la Sinfonia per Riccardo III.

Ennio Morricone

Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta

info 0823444051

Da venerdì 9 a domenica 11 gennaio

(feriali ore 20.45 – festivi ore 18.00)

Compagnia Gli Ipocriti e Fondazione Teatro della Pergola

presentano

Vittoria Puccini – Vinicio Marchioni

in

La gatta sul tetto che scotta

di Tennessee Williams

traduzione di Gerardo Guerrieri

con

Paolo Musio, Franca Penone, Salvatore Caruso

Clio Cipolletta, Francesco Petruzzelli

scena Dario Gessati

costumi Gianluca Falaschi

luci Pasquale Mari

musiche Francesco De Melis

regia Arturo Cirillo

Secondo Premio Pulitzer nel 1955 per il drammaturgo statunitense Tennessee Williams (il primo nel 1948 gli venne assegnato per Un tram che si chiama desiderio), La gatta sul tetto che scotta narra la storia di una donna, Maggie, che per alleviare la cocente situazione familiare in cui si trova, imbastisce una rete di bugie. Di bassa estrazione sociale, Maggie la gatta, teme di dover lasciare la casa ed il marito, se non riesce a dare alla famiglia di lui un erede. Tra giochi passionali e abili caratterizzazioni, affiorano sensualità cariche di sottintesi e di contenuti inespressi o inesprimibili; all’ideale della purezza dei sentimenti si contrappone la dura realtà di un mondo familiare e sociale pieno di ipocrisie.

Note di regia

La famiglia è ancora il luogo dove Williams fa risuonare le sue parole, il luogo dove, grazie alla sua capacità di narrare i sentimenti dei personaggi, un gruppo di attori possono dare vita ad una coralità di conflitti. È difficile trovare in questo autore dei personaggi non risolti, dei personaggi di cui sia difficile trovare una propria emotività, sarà anche perché lui non sembra avere paura del melodrammatico, dell’eccesso, del melò, anzi li usa come parte della nostra vita. Forse proprio perché non ha paura del falso e dell’esagerato riesce, per contrasto o completamento, a trovare il vero. Pochi scrittori di teatro come lui hanno avuto un rapporto così forte con l’immaginario, e non

a caso la più grande industria del sogno che è il cinema lo ha coinvolto spesso, infatti “La gatta sul tetto che scotta” è un celeberrimo film hollywoodiano degli anni ’50. Ma prima è stato un testo per il teatro dove si concentra in un unico spazio temporale e fisico l’ossessione di un’idea di amore impossibile, perché troppe sono le rinunce di una famiglia dedita al successo e ai soldi, alla proprietà, in cui la vita appartiene a chi la sa comprare e a chi la vive secondo la più bieca convenzione. Sotto, nascosto da qualche parte ma che scalpita e brucia, c’è il sogno, di due uomini che si innamorano, di una donna che fugge dalla povertà della sua infanzia, di un dispotico e misogino padre imprenditore, fattosi tutto da se, che scopre davanti all’ipotesi della propria morte una fragilità ed una tenerezza per il figlio alcolizzato, sportivo fallito. Ma anche il sogno della moglie di lui, donna abituata a fare di se stessa la rappresentazione vivente di una bugia ma che alla fine non potrà che farsi abitare dalla propria infelicità. Poi ci sono l’altro figlio, avvocato rampante e prolifico di prole, e la sua consorte, arrivati in casa per impossessarsi dell’intera eredità del padre morente, portatori di fasulli “nidi d’amore”, ma in fondo drammaticamente vittime di carenze d’affetto. Ma Williams mette anche in scena, non casualmente, un prete molto interessato ai beni terreni, e un medico burocrate del dolore.

In un gioco drammaturgico di contrasti, dove alla mancanza di figli di una coppia corrisponde una presenza eccessiva e quasi nevrotica di bambini da parte dell’altra, dove mentre due coniugi si torturano per il loro non riuscire ad amarsi, si frappongono suoni di canzoncine e giochi di bambini, ma anche sinistri grida di falchi. Il contro canto, la stonatura è ciò che più caratterizza il mondo di questo inquieto scrittore americano, americano ma per fortuna universale e senza tempo nel riuscire a parlarci di noi, nonostante che siano passati molteplici decenni, e che temi come l’omosessualità siano diventati meno celati di prima. Ma vogliamo immaginarci ancora oggi cosa comporti all’interno di una coppia eterosessuale la presenza di un partner con tendenze sessuali diverse? All’interno del mondo dell’imprenditoria e dello sport l’idea di un uomo che non sia per forza un conquistatore di donne? O cosa, ancora più difficile, comporti arrivare ad una serena accettazione di se stessi? Pochi personaggi sono così misogini come il padre di “La gatta sul tetto che scotta”, come pochi personaggi hanno in se una così forte femminilità come suo figlio Brick.

Poi ci sono le donne che hanno vissuto la complessità della vita e che si trovano a dover difendere il proprio amore contro un mondo che le offende, le isola, spesso non le ama. La gatta Margaret, parente della Blanche di “Un tram chiamato desiderio” anche se meno distruttiva, non si dà pace e non si dà per vinta, difronte alla rimozione di suo marito, e difronte alla solitudine di un letto abitato solo da lei, rivendica il proprio desiderio di felicità con l’uomo che comunque ama, anche per le sue ambiguità.

Come i vetri degli animaletti di un personaggio di un altro testo di Williams, “Lo zoo di vetro” da me molto amato e frequentato in questi ultimi anni, anche i personaggi di questo dramma si rompono, vanno in frantumi, facendo molto rumore, anche se ci sarà l’ipocrisia di chi dirà che non ha sentito niente, di chi non si è accorto che c’è una casa che brucia e sopra al tetto che scotta una gatta, che di saltare giù non ne vuol proprio sapere.

Arturo Cirillo

Teatro Di Costanzo-Mattiello di Pompei

info 0818577725 – 3337361628

da venerdì 9 a domenica 11 gennaio

(feriali ore 20.30 – festivi ore 18.30)

Flender Produzioni

presenta

Marisa Laurito in

Sud and South

amici per la pelle…in concerto

concerto spettacolo di Marisa Laurito

costumi Graziella pera

direzione musicale Marco Persichetti

É  un concerto – spettacolo  esuberante, vitale e creativo come  il Sud ed  ha come protagonisti due personaggi del Sud molto diversi tra loro  ma anche molto simili, perché uniti  dallo stesso mood: Marisa Laurito e Charlie Cannon. 

Sud and south  racconta  l’umore e la passione della gente del Sud attraverso un viaggio nella musica …una  straordinaria musica che accomuna ed  ha reso famose ed eterne, canzoni ..  capolavori  napoletani, spagnoli ed sudamericani. Sud and south si avvale della firma di acclarati professionisti. Uno spettacolo  che viaggia sull’eterno ed affascinante tema dell’amore e non solo. Un concerto  che  si diverte e fa divertire il pubblico, che viene spesso coinvolto nelle improvvisazioni di Marisa Laurito accompagnata da  uno straordinario cantante solista, Charlie Cannon, artista molto apprezzato nel mondo della musica, un artista che ha accompagnato molte  importanti voci  italiane: Milva, Renato Zero, Zucchero, Ornella Vanoni. Un  protagonista straordinario che con la sua voce potente e melodica riesce a regalare emozioni ed energia senza fine .

Marisa Laurito, in questo spettacolo concerto riprende tra le mani le redini della sua tradizione, la canzone napoletana. Dopo il grande successo come protagonista, di  uno spettacolo che ha fatto  epoca e che è rimasto  nel cuore del pubblico, Novecento napoletano per la regia di Bruno Garofalo, Marisa  ritorna sulla scena della musica napoletana in veste di chansonnier e tra una canzone e una butade, dialoga, improvvisa ed appassiona il pubblico  e canta insieme a Charlie interpretando successi internazionali  oltre alle canzoni napoletane, che sono nel cuore di tutti. Charlie e Marisa insieme  sprigionano  la loro  felicità di cantare, interpretare  canzoni  che hanno appassionato il pubblico di tutto il mondo, le canzoni della tradizione che fanno cantare tutti e che rappresentano il meglio della musica napoletana, americana e spagnola in Italia e all’estero. La loro energia e gioia di stare in scena è contagiosa, così come la loro passione per il sud, alla quale dedicano questo spettacolo, che parte  dalle piazze italiane, per arrivare ai  teatri stranieri, portandosi dietro tutti gli aromi, il gusto e la gioia di vivere del Sud di molti paesi, ma soprattutto dell’Italia.  

 

Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

info 0823799612

Venerdì 9 gennaio ore 21.00

Arancia Records e Musicaè Management

presentano

Federico Salvatore in

Se io fossi San Gennaro Tour Teatrale 2014/2015

Musiche eseguite dal vivo da

Menotti Minirvini (basso e contrabbasso), Giacomo Anselmi (chitarre)

Luigi Zaccheo (piano e tastiere), Daniele Iacono (batteria e percussioni).

fonico Antonio Ferrentino

luci Alessio Sepe

Riparte dal teatro Federico Salvatore, e lo fa con uno spettacolo dal titolo che è tutto un programma, Se io fossi San Gennaro, Tour Teatrale 2014/2015, titolo che prende spunto dal brano-j’accuse con il quale il cantattore denuncia le contraddizioni della sua amata Napoli.

Lo spettacolo sarà l’occasione per ascoltare alcuni brani tratti dagli ultimi lavori discografici dell’Artista, che oltre a proporre una o due “chicche” inedite non mancherà di riproporre alcuni vecchi e memorabili successi che lo videro protagonista in moltissime trasmissioni televisive e radiofoniche.

In una scenografia semplice ed essenziale, i riflettori sono puntati sul poliedrico e carismatico artista, che, menestrello dei nostri giorni, si muove funambolico tra denunce sociali (in brani come Il Passatista o Se io fossi San Gennaro), momenti di assoluta poesia (Sul fondo del mare), altri ancora di genuina ilarità (Azz, Ninna Nanna) e pezzi tratti dall’ultimo album “Pulcin’hell”, come O’ Palazz e Napocalisse.

Federico Salvatore si racconta e racconta fatti e misfatti quotidiani dalla sua privilegiata posizione di sensibile osservatore, con qualche vena nostalgica ma con l’energia di sempre, un acuto spirito critico ma anche un’immancabile fiducia nei sentimenti e nell’arte.

Lo spettacolo presenta brani tratti dagli ultimi dieci anni di produzione dell’artista, ognuno introdotto da un monologo in cui ritroviamo intatto lo straordinario affabulatore partenopeo. Ed ecco che l’eterna querelle tra Federico e Salvatore torna, stilizzata nella giusta contrapposizione tra brani elettrici ed acustici: una nuova sorprendente veste per un artista che oggi raggiunge la piena maturità e che nel teatro-canzone trova la sua nuova, promettente strada.

Ad accompagnarlo sul palco una affiatatissima e raffinata band composta da Menotti Minirvini (basso e contrabbasso), Giacomo Anselmi (chitarre) Luigi Zaccheo (piano e tastiere) e Daniele Iacono (batteria e percussioni).

Teatro Carlo Gesualdo di Avellino

info 0825771620

Sabato 10, ore 21.00, e domenica 11 gennaio, ore 18.30

Balletto di Mosca

La Classique”

Dipartimento Della Cultura

Della Città Di Mosca – Moskoncert

presentano

Lo Schiaccianoci

Balletto in due atti

Musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Coreografie di Marius Petipa riviste da Valery Kovtun

Costume Designer Elik Melikov

Scenografie di Evgeny Gurenko

Direttore di Palcoscenico Sergey Bugakov

Disegno luci Sergey Yurkin

Supervisione costumi Nina Yurkina

Maître de Ballet

Ekaterina Karpova, Evgenia Novikova, Andrey Shalin

Direttore Artistico Elik Melikov

Lo Schiaccianoci” è uno dei capolavori del balletto dell’Ottocento. Il balletto, dall’atmosfera natalizia per eccellenza, è l’ultima opera di Marius Petipa, il coreografo dei Teatri Imperiali russi a fine ‘800, che nello scrivere il libretto si è lasciato ispirare dal racconto di E.T.A. Hoffmann ‘Schiaccianoci e il Re dei Topi’, adattata per i bambini e trasformata in un balletto con le atmosfere oniriche tipiche della favola.

Composta da Čajkovskij la partitura sonora è stata lo sfondo della coreografia di Lev Ivanov, successore di Petipa, presentata per la prima volta nel dicembre 1892 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Nel 1934 ci fu il debutto europeo del balletto al Sandler’s Wells di Londra e alla Scala di Milano la prima rappresentazione risale al 1938. Una delle versioni più caratteristiche fu di George Balanchine per il New York City Ballet che nel 1954 divise per la prima volta il balletto in due parti, la realtà e il sogno.

Una novità introdotta da Čajkovskij nell’esecuzione originaria di quest’opera è la presenza della celesta, uno strumento scoperto dal compositore a Parigi, che venne introdotto in alcuni passaggi dal risvolto fiabesco. Altri celebri passaggi del balletto sono la Danza Russa, emblema della tradizione russa nello spettacolo sia per i costumi utilizzati che per le sonorità scelte, il Valzer dei Fiori e la Danza dei Fiocchi di neve. Armonica composizione coreutica data dai vivaci balli di bimbi, le deliziose caratterizzazioni delle bambole meccaniche, la battaglia per giocattoli tra i topi e i

soldati e il lieto fine, reso sublime dalla grazia e dal virtuosismo del grand pas de deux che resta la summa dell’arte e del talento dei solisti che vi si esibiscono.

La versione del Balletto di Mosca “La Classique” rimane fedele al balletto originale, emblema della tradizione ballettistica russa. La coreografia di Valery Kovtun ripercorre i passi di Petipa e di Ivanov con lo scopo di restituire lo splendore della veste tradizionale de “Lo Schiaccianoci”. I costumi di Elik Melikov e le scenografie di Evgeny Gurenko, completamente rinnovati, sono ricchi di dettagli e di particolari che donano una veste raffinata ed elegante all’allestimento.

Teatro delle Arti di Salerno

info 089221807

Sabato 10 ore 21.00 e domenica 11 gennaio ore 18.30

Andrea Bianco e Fabio Censi

presentano

Max Tortora in

L’amore e la follia

One man show

scritto e diretto da Max Tortora

Torna Max Tortora sulle tavole del palcoscenico per la gioia di chi ha goduto delle sue performance imitative e comiche, nel corso di questi anni, tra cinema e radio. Sono però le apparizioni televisive a rendergli davvero merito della sua grande capacità imitativa: Alberto Sordi, Luciano Rispoli, Adriano Celentano, Franco Califano e Michele Santoro sono solo alcuni dei personaggi famosi ai quali ha dato corpo, voce e anima. Max Tortora infatti è sempre andato oltre le caricature, individuando nei suoi ‘originali’ un’incongruenza o una specificità che, grazie ad una rielaborazione ironica, ha trasformato in esilaranti ed indimenticabili parodie.

Essendo un attento osservatore, Tortora porta in scena le sue considerazioni della realtà e le relative rielaborazioni artistiche: “Sarà un minestrone di attualità, televisione e tanta musica. Il tutto condito con un po’ della mia follia”.

Racchiuse nel titolo sono infatti le due cose che per Max contano nella vita: l’amore e la follia, i binari su cui far scorrere tutto il resto.

In scena con lui, oltre ad una band di 6 elementi professionisti, 2 splendide ballerine e Giovanni Andreucci, un grande artista, Stefano Sarcinelli (“che per me è il Gianni Agus dei nostri tempi; è bravissimo, ha i tempi della Commedia dell’Arte. Insieme sul palco siamo perfettamente accordati”).

In nome del fuoco sacro della follia, ogni sera sul palco ci sarà anche qualcosa di nuovo: “voglio ospitare tanti amici con le loro incursioni musicali e teatrali”. Insomma, sarà un viaggio a zonzo tra racconti, gag, imitazioni e tanta musica.

redazioneIconfronti

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