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Al “Ghirelli” solo i riflessi della storia napoletana del Nuovo

Al “Ghirelli” solo i riflessi della storia napoletana del Nuovo
di Roberto Lombardi

LA-FINESTRA-SUL-CORTILE-da-sx-Claudio-Di-Palma-Andrea-De-Goyzueta-1Manca ancora uno spettacolo, ma a data da destinare. Allora facciamo come se si chiudesse qui la stagione del Teatro Ghirelli organizzata dall’Associazione Assoli con la Fondazione Salerno Contemporanea, Teatro Stabile d’Innovazione. Conviene soffermarsi non sulle polemiche che hanno accompagnato e persino seguito la nascita di questo articolato organismo –della sua articolazione e della sua organicità, testimonierà il tempo –, ma proprio su due termini che figurano nell’altrettanto articolata sigla: “contemporaneo” e “innovazione”. Com’è ovvio la stagione approntata al Ghirelli, figlia direttamente da quella, maggiore, del Teatro Nuovo di Napoli. Ma mentre questo spazio ha una sua solida storia sul territorio della capitale campana, una storia che lo ha visto più volte rinascere dalle sue stesse ceneri, e passare davvero attraverso tutti i linguaggi e le forme teatrali e, in maniera più ampia, dello spettacolo, il riflesso di quella storia su Salerno risulta più esiguo, meno strutturato; in due parole: meno forte e unitario. Mi auguro che dopo l’offerta del cartellone inaugurale, dal Teatro Ghirelli si sappia guardare oltre il cortile, pur bello, della prosa. Fornire tracce di drammaturgie? Ognuno ha i suoi nomi. Personalmente amerei vedere a Salerno Babilonia Teatri, non doverli rincorrere in altre città se non altre regioni – a proposito, saranno proprio a Napoli a Giugno con un lavoro su Lolita; mi incuriosisce Codice Ivan, che mi tocca guardicchiare su rete; e mi abbandonerei volentieri alla «lussuria scenica» di Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, dei quali posso solo leggere resoconti; cadrei volentieri vittima della Dies irae del Teatro Sotterraneo; e amerei ascoltare la Lingua Imperii degli Anagoor: lingua che genera corpo e di conseguenza rappresentazione; e del gruppo Nanou vorrei sapere qualcosa di più anche sul loro curatore del suono: Roberto Rettura; insomma ognuno c’ha i suoi desiderata. Ma l’organizzazione della stagione al Ghirelli saprà fare le sue scelte, pur restando saldamente (in negativo e in positivo) legata alle scelte del Teatro Nuovo di Napoli. E questa ci sembra la cifra entro la quale potrà muoversi il teatro contemporaneo e d’innovazione a Salerno. Non di più.

Proprio a La finestra sul cortile giunge il nostro resoconto – lo spettacolo adattato, diretto e interpretato da Claudio Di Palma di scena fino a domenica al Ghirelli. La finestra sul cortile di Di Palma non è quella attraverso la quale spiamo le vite altrui, ma quella dalla quale speriamo di essere visti. Che qualcuno ci veda, per ciò che siamo, che ci scopra, che ci dia valore. Ma è assai raro che ciò accada. Mille le telecamere a nostra disposizione, come i canali, gli schermi. Ma noi ci limitiamo a guardare, senza vedere. Perché vedere l’altro significherebbe vedere noi stessi, e la nostra miseria. Difatti, nella trama adattata da Di Palma dal racconto di Cornell Woolrich alla base anche del memorabile film girato da Hitchcock, vittima e carnefice coincidono: perisce colui che, avendo “visto”, si è reso fragile. Ha visto l’altro, ha visto la sua e la propria esistenza perdersi nella miseria dell’incuria, dell’imperizia, dell’inosservanza di diritti e di doveri, ma nulla ha saputo o potuto fare per almeno tentare di mutarne le sorti. Significativa la bella e brevissima sequenza finale (il materiale video che accompagna lo spettacolo fornisce ulteriori elementi di riflessione) nella quale si vede un casermone immerso in un buio frigido, di una notte senza misteri, uno dei tanti enormi edifici dormitorio di tante periferie di qualsiasi angolo del mondo. Tra le tante, innumerevoli finestre ce n’è una sola con la luce accesa. Ci metterà poco a spegnersi.

Il materiale video di cui accennavamo: l’occhio che guarda è la telecamera, l’onnipresente web, l’occhio umano? Per come sono state realizzate le riprese, ed inoltre dichiarato dai personaggi, non può che essere l’immaginazione e il ricordo. Come tale la sempre più presente tecnologia di alcuni allestimenti teatrali, finisce per tornare alla semplice meccanica del palcoscenico. L’accumulo di tecnologia torna a farsi più semplice racconto.

 

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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