Mer. Lug 17th, 2019

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Al Sud le sfide di un precursore della Protezione civile

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I recenti eventi catastrofici verificatisi in Emilia Romagna hanno dimostrato quanto fondamentali siano gli interventi della Protezione civile e delle forze dell’ordine a servizio delle popolazioni colpite dalla furia inarrestabile della natura. Tali calamità, di fatto, unificano l’Italia, dal Nord al Meridione è infatti una teoria lunga di eventi catastrofici. Il sud del Paese, come la storia dimostra non è affatto immune da eventi del genere, anzi… Basti pensare al terremoto in Irpinia che, nel 1980, fece quasi 3000 vittime, o all’alluvione del 1998 a Sarno con 160 vittime, fino alle esondazioni di Messina dello scorso anno. A tutela della popolazione intervengono figure “invisibili”, quasi nell’ombra, con grande amore per la divisa che indossano e senso del dovere.
di Francesco Carriero

I recenti eventi catastrofici verificatisi in Emilia Romagna hanno dimostrato quanto fondamentali siano gli interventi della Protezione civile e delle forze dell’ordine a servizio delle popolazioni colpite dalla furia inarrestabile della natura. Tali calamità, di fatto, unificano l’Italia, dal Nord al Meridione è infatti una teoria lunga di eventi catastrofici.
Il sud del Paese, come la storia dimostra non è affatto immune da eventi del genere, anzi… Basti  pensare al terremoto in Irpinia che, nel 1980, fece quasi 3000 vittime, o all’alluvione del 1998 a Sarno con 160 vittime, fino alle esondazioni di Messina dello scorso anno.
A tutela della popolazione intervengono figure “invisibili”, quasi nell’ombra, con grande amore per la divisa che indossano e senso del dovere.
Tra questi c’è il tenente colonnello dei Vigili del Fuoco, Vincenzo Luordo (foto) che da oltre quaranta anni opera attivamente nelle zone colpite dalle calamità, coordinando operazioni di recupero e salvataggio. Arruolatosi all’età di 22 anni nel corpo, dal 1985 ad oggi ha prestato servizio presso il comando di Salerno, distinguendosi, non solo per le sue capacità sul campo, ma anche per un particolare attaccamento e amore per il casco rosso dei pompieri. Adesso però si accinge a lasciare il suo incarico e lo fa dopo una vita spesa al servizio della comunità, partecipando operativamente alle missioni di soccorso per le popolazioni colpite da disastri naturali, come il terremoto nell’Irpinia del 1980, il terremoto che nel 1984 colpi le popolazioni di Frosinone, lo smottamento catastrofico che investì Sarno nel 1998, fino al recente sisma dell’Aquila nel 2009. Ma la Protezione civile e i vigili del fuoco non intervengono solo in caso di disastri naturali, come testimoniano le operazioni di salvataggio alle quali il colonnello ha preso parte: come il crollo di un fabbricato a Maiori, avvenuto nel 1988, in cui persero la vita 9 persone, il recupero dei tifosi della Salernitana, nel maggio del 1999, in un treno in fiamme rimasto bloccato in una galleria, le operazioni di spegnimento dell’incendio che nel dicembre del 2001 colpì San Gregorio Magno facendo 19 vittime, fino al salvataggio dei due speleologi nel luglio 2009 sul monte San Giacomo.

Colonnello, in quaranta anni circa di servizio, durante i quali è stato protagonista delle operazioni di salvataggio sui luoghi dei più gravi disastri naturali, ha vissuto esperienze molto toccanti. Quale ricorda con più emozione?
Una delle esperienze che mi hanno segnato è stata sicuramente quella fatta in Irpinia nel 1980. Una vasta area del nostro territorio era stata investita dal sisma e c’era veramente tanto da fare. Si conviveva con il pericolo costante. L’operazione che invece mi ha segnato nel profondo è stata quella del ‘98 a Sarno: andare a recuperare i corpi nel fango, con il pericolo imminente di altre frane, ti fa capire quanto sia impotente l’uomo di fronte alla furia della natura, anche se, in quel caso, non sono da escludere le negligenze umane.
Quale è stata, invece, l’operazione che ricorda con piacere?
Con piacere ricordo tutte le operazioni di soccorso andate a buon fine, in special modo il salvataggio dei due speleologi intrappolati nell’Inghiottitoio Vallicelli. Abbiamo operato spesso alla cieca, cercando nell’acqua e nel fango senza sosta e senza avere la certezza se i due fossero ancora vivi. Alla fine, dopo tanti pericoli e tanti sacrifici da parte dei miei uomini, siamo riusciti a recuperarli sani e salvi.
Adesso che lascia il servizio attivo, quale messaggio vuol lasciare agli uomini con i quali ha collaborato in tutti questi anni?
La mia esperienza mi ha fatto comprendere che per svolgere questo mestiere a servizio della vita umana, bisogna sempre essere coscienziosi e umili, rimanendo se stessi. Il mestiere del pompiere va fatto solo se si ama.

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