Aleksievic, un Nobel per la letteratura contro i fantasmi di ieri

Aleksievic, un Nobel per la letteratura contro i fantasmi di ieri
di Luigi Zampoli
Svetlana Aleksievis, premio Nobel per la Letteratura 2015
Svetlana Aleksievis, premio Nobel per la Letteratura 2015

Alla scrittrice, saggista, giornalista Svetlana Aleksievic è stato assegnato il premio Nobel 2015 per la letteratura dall’Accademia di Svezia.
Nata in Ucraina e cresciuta in Bielorussia, trasferitasi a Parigi nel 2000, a causa delle sue posizioni critiche verso la leadership governativa bielorussa, ha acquisito fama internazionale raccontando con lucidità il percorso psicologico, di autocoscienza, del popolo russo durante la transizione dal periodo sovietico alla Russia di oggi.
I suoi libri analizzano il recupero di una memoria collettiva emancipata da un’ideologia che aveva cristallizzato il divenire di una nazione nel tragitto della storia. Storie di reduci da guerre di cui si nutriva l’imperialismo sovietico, come “I ragazzi di zinco” del 2003, sul conflitto in Afghanistan; “Preghiera per Cernobyl”, una raccolta d’interviste a persone che hanno vissuto la tragedia nucleare, donne, in particolare, che non rinunciano a un’idea di futuro; “Incantati dalla morte “ del 2005, un bellissimo reportage-racconto, in cui l’autrice rivolge il suo sguardo agli uomini e donne che hanno offerto la loro carne viva alle disillusioni di un regime che, scomparendo, ha portato con sé in una voragine milioni di esistenze. Potenti affreschi di umanità, la vita, la morte, il presente e la storia nelle repubbliche ex-sovietiche egli ultimi vent’anni.
L’Aleksevic è una filologa ed ermeneuta del “sentire” del suo popolo, ha fatto propri i racconti della gente per restituire uno sguardo su un passato condiviso da una nazione che ha vissuto profonde lacerazioni; il suo ultimo libro “ Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo”, del 2005, è una denuncia sullo smarrimento di una prospettiva comune di progresso civile e sociale in Russia, intriso di un preoccupante ritorno a nostalgismi e a pulsioni che invocano parole d’ordine liberticide, di stampo sovietico, impersonificate dall’autoritarismo di un leader come Putin.
Il leit motiv dei racconti dell’Aleksievic è la tensione per una storia che non può che svelarsi attraverso il racconto dei suoi protagonisti: uomini e donne calati nello scenario di vite quotidiane attraversate da grandi sconvolgimenti. È la loro voce che ripristina il Kronos, non a caso nella motivazione del premio assegnatole dall’Accademia di Svezia, la sua è descritta come ” opera polifonica, tributo al coraggio e al dolore dei nostri tempi”. Essere donna, scrittrice, avere l’ossessione della verità in un mondo che ne è stato privato per tanto tempo, e che ancora oggi pone limiti alla libera espressione, Svetlana Aleksievic si presentò al mondo della letteratura con il primo libro che le diede fama e riconoscibilità, nel 1983, “La guerra non ha un volto di donna”: una poderosa raccolta di testimonianze di donne sovietiche che avevano vissuto e combattuto al fronte durante la Seconda guerra mondiale.
L’opera dell’Aleksievic, contraddistinta da uno stile tra prosa e giornalismo, è un viaggio alla ricerca di un’identità di un popolo che ha subito una violenta frattura quando la storia è sfociata nella furia distruttrice dell’ideologia, un dogma che pretendeva di azzerare il passato imponendo agli uomini un unico presente da vivere nell’attesa di un futuro poi svanito nella disillusione e che oggi sembra rievocare i fantasmi di ieri.

redazioneIconfronti

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