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Alemanno prepara la fuga dal Pdl ma è già solo

Alemanno prepara la fuga dal Pdl ma è già solo

La vicenda Lazio, i sondaggi preoccupanti (da ultimo quello sui possibili 110 deputati grillini nella prossima legislatura), le prossime elezioni siciliane, le tensioni persistenti tra le anime ex An ed ex Fi, l’incertezza sul candidato premier, continuano a tenere in fibrillazione il Pdl. Oggi l’intervista del sindaco di Roma Gianni Alemanno in cui si ipotizzava come extrema ratio anche la scissione ha prodotto reazioni contrastanti. Da chi, come Fabrizio Cicchitto, mette in guardia dal dare assist a una “sinistra dilaniata”; a chi, come Osvaldo Napoli indica la porta gli ex An: se scissione deve essere, “se ne prenda atto”, dice. Nel giorno in cui anche dall’ultramoderato Mario Mauro arriva la sollecitazione a cercare un nuovo leader, l’ala ex An del partito si trova ad interrogarsi sul futuro immediato. Nessuna decisione è stata ancora presa, anche perchè, per usare le parole di Andrea Augello, la separazione è ormai “una pistola scarica”. Ma non è escluso che domani si faccia il punto della situazione, in una riunione all’ora di pranzo tra il coordinatore Ignazio La Russa, il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri, lo stesso Alemanno e Giorgia Meloni. Certo le occasioni di confronto non mancano, sia in sede di dibattito politico, sia in quella della Fondazione An. Ma anche qui, una riunione che era prevista, risulterebbe spostata. Forse complice anche l’improvvisa convocazione di un vertice serale a palazzo Grazioli da parte di Silvio Berlusconi. I contatti si susseguono, anche se secondo geometrie variabili. Che indicano una marcata presa di distanza da ipotesi scissionistiche da parte dell’ex ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, che ha riunito la sua componente. Punto fermo, per il senatore, resta il no ad ogni ipotesi di separazione. E stasera in 35 tra deputati e senatori riuniti alla fondazione che fa capo all’ex ministro si sono ritrovati unanimi attorno alla valutazione di non retrocedere di un passo rispetto al partito che hanno contribuito a creare. A palazzo Madama anche Andrea Augello la pensa così, ma in chiave diversa: «Ventilare la separazione mi sembra come agitare una pistola scarica. Che messaggio si manderebbe alla gente? -si domanda il senatore Pdl- E ancora: se c’è un momento in cui non ti puoi tirare indietro è proprio quello in cui tutto si fa più difficile. Se poi qualcuno pensa ad una scissione ‘pilotata’ dove le parti sono sostanzialmente s’accordo in vista di un’intesa successiva, beh, mi pare troppo machiavellico». Certo, il Lazio, ammette il senatore, è davvero il punto critico, quello che nelle battaglie può segnare il punto di cedimento e segna la sconfitta. «Qui -sottolinea- ci vuole una terapia d’urto, d’emergenza, basata sulla capacità di fare pulizia, sui criteri per la scelta del candidato alla presidenza, sull’opportunità di una candidatura forte di apertura alla società civile anziché della candidatura di partito, e poi sulla necessità che chiunque si candidi indichi i nomi principali della ‘squadra’, almeno per quanto riguarda Lavori pubblici, Sanità, Bilancio». Per Augello, la partita laziale può essere lo specchio della volontà di rilancio a livello nazionale: «Chi ha ambizione politica -afferma- gioca per vincere, altrimenti è una mezza tacca. Non si può restare sul binario in attesa che passi il treno». E’ un richiamo anche a Silvio Berlusconi? «No, è un richiamo a noi stessi, perchè le responsabilità non vanno scaricate su altri, vanno assunte in proprio».

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Commenti (1)

  • camillo dente

    La verità è una soltanto, questo Pdl è una pena e il fatto che tanti italiani per anni abbiano creduto al suo leader, quando poi erano visibilissimi dal primo giorno la caratura e lo spessore dell’uomo e dell’imprenditore, è il dato più inquietante di tutta la storia… Segno di mancata coscienza civile? Forse la spiegazione è ancora più profonda.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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