Alemanno tenta la via di fuga: dimettersi per ricandidarsi

Alemanno tenta la via di fuga: dimettersi per ricandidarsi

A complicare la già difficile partita nel Pdl della “sopravvivenza” agli scandali degli ultimi giorni ci sono le voci sull’intenzione del sindaco di Roma Gianni Alemanno (nella foto con Nicola Zingaretti) di rassegnare le dimissioni (indiscrezioni smentite dal diretto interessato). Un malumore che, secondo alcuni nel partito, sarebbe dettato anche dal rischio di non bissare l’esperienza al Campidoglio e di rimanere fuori dai giochi. C’è chi nel Pdl riferisce che il sindaco avrebbe “sondato” i centristi nell’eventualità di dar vita a un movimento civico collegato al progetto di Casini. Durante la riunione all’Umiltà, però, Alfano e i vertici pidiellini avrebbero portato a più miti consigli Alemanno, garantendo anche la giusta rappresentanza nel futuro parlamento all’area che a lui fa riferimento, senza escludere tuttavia un voto anticipato anche per il comune.
«Credo ci sia la necessità di una lista civica del centro sud che vada a bilanciare in chiave nazionale la pressione eccessiva della Lega sul centrodestra. Ma non sarà una Lega ‘del sud’». Così ha spiegato, infatti, il sindaco di Roma nel corso della registrazione di Porta a porta in onda questa sera su Raiuno. Parlando del futuro del Pdl il sindaco ha poi aggiunto: «Io ho sempre creduto nel Pdl come partito unitario del centrodestra però dopo un anno di segreteria Alfano credo si debba fare un bilancio: io vedo difficoltà a muovere passi politici sostanziali». Proprio per questo «ciò che ho detto al segretario Alfano è che se il Pdl non riesce a fare una sorta di azzeramento per creare un soggetto nuovo è inevitabile che ognuno prenda la propria strada». In vista delle prossime elezioni politiche il sindaco ha invece voluto ribadire: «Non possiamo rimanere fermi in attesa stressante di sapere se Berlusconi si ricandida: non sono contrario alla sua candidatura ma credo che l’unico modo per ripresentarla come un fatto nuovo sia passare per le primarie». Per quanto riguarda il futuro della Regione Lazio il Pd in meno di 72 ore decide di spostare proprio alla Regione Lazio quella che reputa la carta vincente: Nicola Zingaretti. Via dalla corsa in Campidoglio, alla quale fino all’altro era destinato, e in campo per conquistare il Palazzo di Via Cristoforo Colombo. Per il Comune si pensa al ministro Andrea Riccardi, che in serata si limita a dire: «Candidato a Roma? se me lo chiede un segretario rispondo…». Per ora il segretario regionale del Pd Enrico Gasbarra, dopo avere avuto l’ok di Pierluigi Bersani, lancia la candidatura regionale dell’attuale presidente della Provincia di Roma. Del resto il duo Gasbarra-Zingaretti era stato l’artefice delle dimissioni in blocco dei consiglieri regionali del Pd, dimissioni che hanno dato la spinta finale alla già debole giunta Polverini. Insomma dopo l’operazione “tutti a casa”, lanciata da un tweet di Zingaretti durante i giorni in cui esplodeva l’affaire fondi Pdl, arriva il “tutti in campo” per riprendersi la Regione prima e il Campidoglio poi.

m.amelia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *