“Alla Campania non servono le chiacchiere di Caldoro”

“Alla Campania non servono le chiacchiere di Caldoro”
di Luigi Ciancio*
Luigi Ciancio
Luigi Ciancio

Gira di recente la voce che il Presidente Caldoro intenda aprire alle imprese per discutere un piano di come reinvestire sul territorio provinciale non ben definite risorse (aggiuntive?) in possesso della regione, per rimettere in moto le imprese locali e più in generale l’intero sistema economico e produttivo campano.

Purtroppo ci troviamo di fronte al solito chiacchiericcio che non ci porta e non ha portato da nessuna parte.

Ci si dimentica che è la stessa Regione Campania ad aver bloccato da anni la cantierizzazione di centinaia e centinaia di opere. Eppure basterebbe semplicemente:

1)    conoscere i tempi dell’aggiudica dei 19 grandi progetti, per i quali gli investimenti ammontano a 2.775,4 milioni di euro;

2)    accelerare l’apertura delle opere di “PIU’ Europa”,  per le quali dei 219 cantieri previsti, per un totale di 623 mln di euro, sono solo 53 quelli aperti e in fase di realizzazione;

3)    rivedere il patto di stabilità che blocca centinaia e centinaia di piccole e medie opere e arresta migliaia di pagamenti alle imprese;

4)    rendere spendibile il rimanente dei 23 MILIARDI di EURO che Puglia, Sicilia, Calabria e Campania hanno impegnato per l’effettuazione di gare ed attualmente solo il 4% è stato utilizzato dai progetti ultimati;

5)    sbloccare l’adeguamento della tratta ferroviaria Salerno – Reggio Calabria (fatiscente ed indietro di decenni), riavviare la stazione di AV di Afragola, mandare in gara l’ex raccordo autostradale Salerno – Avellino, cantierare la Lione – Grottaminarda, aprire i cantieri per la manutenzione straordinaria e ordinaria per Pompei, Paestum, la Reggia di Caserta, Ercolano, etc…

6)    avviare un vero e puntuale programma di bonifica e disinquinamento dei siti inquinati.

Se solo una parte delle opere elencate venissero cantierate si realizzerebbero migliaia e migliaia di posti di lavoro e si ridarebbe ossigeno all’intera economia.

L’elenco delle cose da fare sono tantissime, ma per realizzarle non servono proclami, inviti e promesse, ma piccole e serie azioni concrete, come ad esempio quella di eliminare tutti gli inutili, dannosi, dispendiosi e fuorvianti imbuti burocratici che rallentano quando non impediscono l’apertura dei cantieri.

I lavoratori, i cittadini, i pensionati, le imprese, gli artigiani e i commercianti hanno bisogno di azioni concrete che ancora non si intravedono da parte delle amministrazioni locali, regionali e nazionali; si assiste invece, ancora una volta all’equazione “+ tasse – servizi + cassi integrati – occupati” con i poveri che perdono ogni giorno sempre più il loro potere d’acquisto e i ricchi che aumentano ogni giorno la loro ricchezza ma che non fanno girare reinvestendo nel lavoro, al contrario la investono in operazioni finanziare speculative scommettendo sulle perdite di uno Stato o sul fallimento di un gruppo, o la portano all’estero e sono sempre più impuniti.

* segretario regionale Feneal Uil

 

redazioneIconfronti

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