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Alla festa dei Gigli anche una canzone contro i giudici

Alla festa dei Gigli anche una canzone contro i giudici

Massima attenzione delle forze dell’ordine sulla festa dei Gigli di Barra, dopo quanto accaduto a Nola nel giugno scorso, nella “originale” festa dei Gigli, quando scoppiò una maxi rissa tra paranze che provocò anche feriti. Allora fu coinvolta anche la paranza di Barra, e per questi motivi si temevano nuovi scontri; il quartiere periferico di Napoli è stato messo sotto assedio da polizia e carabinieri. Le indagini, poi, hanno portato anche al sequestro dell’obelisco. E intanto a Barra, soprattutto tra la paranza Insuperabile, nonostante tutti i proclami e le buone intenzioni anti camorra, si facevano già le prove generali contro i giudici e contro i giornalisti che hanno denunciato contiguità tra la festa dei Gigli e la camorra. Chi ha ascoltato le “tipiche” canzoni dei Gigli lo sa. La paranza “Insuperabile”, infatti, che ieri ha visto il sequestro e la distruzione del proprio Giglio, aveva pronta una canzone che faceva il verso ai giudici anticamorra ed ai giornalisti che avevano denunciato la forte infiltrazione all’interno della festa popolare. Così recitavano i versi incriminati: “Giudice, ma che ce stà a giudicà: si è tradizione e ‘na cultura, è storia e l’ata rispettà”. Non c’è bisogno di alcuna traduzione, purtroppo. Assedio delle forze dell’ordine e azione. I carabinieri e la Procura antimafia di Napoli hanno sequestrato e distrutto l’enorme torre di legno e cartapesta che ieri sera avrebbe dovuto esibirsi. Il pm Vincenzo D’Onofrio ha scoperto che il cartello criminale Cuccaro-Alberto-Aprea dal proprio rione d’origine aveva avviato un imponente rastrellamento estorsivo nel vicino Comune di Cercola, occultando il pagamento del pizzo sottoforma di donazione per la cerimonia. Addirittura, ai commercianti finiti sotto racket era stato chiesto di esporre in vetrina i gadget della festa dei Gigli di Barra come testimonianza della nuova presa di possesso del territorio. Un dettaglio spunta dall’inchiesta della procura partenopea: in passato, erano i padrini a finanziare la festa dei Gigli di Barra per riceverne consenso sociale, fama e rispetto. Oggi, la celebrazione è diventata un’occasione per spuntare qualche robusta mazzetta da negozianti e imprenditori.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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