Alla Taverna degli amici il cibo diventa genius loci della memoria

Alla Taverna degli amici il cibo diventa genius loci della memoria
di Silvia Siniscalchi

10584004_10152619503108808_8502750510281080456_n“A tavola non s’invecchia mai”, dice il proverbio o, per dirla con gli americani, “One does not grow old at the table”.
Il piacere del buon cibo, del vino, della compagnia sono insomma una parentesi di eternità.
E doveva saperlo bene Omero, quando scriveva nei suoi poemi che il banchetto, allietato dalla musica e dalla conversazione, era il passatempo preferito degli dei olimpici, simbolo di immortalità per eccellenza.
Ma doveva saperlo altrettanto bene Platone, che sceglie il Simposio quale luogo di scambio dialettico intorno a un tema essenziale come l’amore.
E di amore non parlano forse anche i cristiani riuniti a cena?
L’ultima, in particolare, è la rievocazione di un legame eterno, definitivo e profondo fra Cristo e l’umanità intera.
Il cibo, dunque, come nettare, non solo per il corpo, ma innanzitutto per l’anima, è fondamento dell’amicizia, consolidamento di legami affettivi e sociali.
Stimola il confronto dialettico, concilia gli scambi e gli affari, anima la città terrena, introduce in quella celeste.
E se una locanda sceglie di chiamarsi “Taverna degli amici”, il nome non potrebbe essere più appropriato per esprimere in nuce il senso ultimo dello stare insieme a tavola.
E se poi la locanda si trova tra le antiche mura di un centro storico, come quello di Baronissi, l’incontro tra anime è di certo garantito.

Schermata 2015-10-02 alle 14.22.19 Non solo perché il comune sorge nel cuore della Valle dell’Irno, dove il fondovalle, dapprima ristretto, si allarga e si fa ridente nel susseguirsi di campanili e centri abitati attraversati dal fiume; non solo perché è immerso in un verde rigoglioso, vivificato dalla favorevole esposizione e dalle sorgenti carsiche dei rilievi carbonatici (a est il Monte Stella, una delle ultime propaggini dei Picentini; a ovest il Pizzo La Croce, seguito dal Parco regionale del Monte Diecimari); non solo perché è luogo di antichi insediamenti e di una storia millenaria, divenendo nei secoli sede di antiche e recenti industrie manifatturiere, sostituite ora da attività industriali e commerciali; non solo perché nel suo convento francescano di origine medievale ospita una mediateca e il F.R.A.C. (Museo dell’arte contemporanea), cui si aggiungono il polo scientifico dell’Università di Salerno e, più di recente, un punto vendita dell’IKEA; non solo perché è diventato scherzosamente celebre tra gli automobilisti di tutta Italia quale uscita autostradale obbligatoria durante i mesi “caldi” del traffico vacanziero…
getImmagineBigHpImgsAction.doMa perché, soprattutto, Baronissi è un luogo che può ancora raccontare il suo passato, dove la ricostruzione post terremoto del 1980 e lo sviluppo economico degli ultimi decenni non hanno stravolto l’identità del suo vissuto geografico-storico, di cui le pietre e i toponimi serbano il racconto.
Un racconto che coinvolge anche Salvatore Maddalena, musicista e intrattenitore per vocazione, che nella sua casa di famiglia, in via Nicotera, nel centro storico della cittadina, ha deciso qualche anno fa di aprire un punto di incontro e ristoro, racchiudendovi le sue esperienze di vita personali e familiari e trasformando i luoghi della sua infanzia e dei suoi ricordi in un accogliente riferimento per tutti gli amanti della buona tavola e della buona compagnia.
DSC00473E di certo a chi come noi, in una serata autunnale, si è ritrovato a varcare la soglia illuminata della sua Taverna, entrando in un ambiente raccolto, caldo, soffuso di luci e colori, la storia di Salvatore deve essere sembrata simile a una delle antiche fiabe che un tempo i nonni raccontavano ai nipoti. La storia di un uomo tornato a casa dopo avere molto vissuto e viaggiato, apprendendo “sul campo” l’arte del cucinare per sé e per i propri amici, poi per la sua famiglia, accompagnato dalla musica e dalla sua inseparabile chitarra.
E il calore corposo degli ottimi vini rossi campani, che Salvatore propone ai suoi commensali con sicura competenza e vivace verve, somiglia a quello della fiamma di un camino scoppiettante, acceso nel ripostiglio della memoria, in un disordinato sgabuzzino di ricordi che tutti noi portiamo nel cuore.

Ricordi di vita vissuta, di antiche memorie, che riprendono forma e sostanza attraverso le ciambelle di pane casareccio che Salvatore prepara per accompagnare i suoi deliziosi antipasti, tra frittate con patate e cipolla, pizze rustiche, formaggi, verdure bollite, stufate, soffritte, seguite da primi di zuppe di legumi, paste fatte in casa e secondi a base di grigliate miste, braciole di carne di capra, maiale o vitello, con un finale di frutta, dolci, torte e liquori artigianali.
DSC00538Cibi raffinati e sapori antichi di una cucina “con il bollino blu” delle Eccellenze Italiane, legata a usi e tradizioni che con i loro profumi e odori segnano indelebili il genius loci di questi vicoli, ancora echeggianti di voci e storie provenienti dal passato.
E, tra queste, la storia di Salvatore Maddalena, della sua famiglia e della sua casa-locanda, che oggi ancora si racconta e si rinnova tra le maioliche vietresi, i soffitti a volta, l’albero di limoni che fa capolino dal terrazzo-giardino (che in estate accoglie gli ospiti sotto ampi ombrelloni) e  la voce stessa di Salvatore.
Una voce che, tra un calice di vino e una canzone napoletana, apre le porte del cuore e di una tradizione che riconduce la memoria alle radici profonde della nostra cultura.

Silvia Siniscalchi

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