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Allarme degli operatori balneari, 300mila posti di lavoro a rischio

Allarme degli operatori balneari, 300mila posti di lavoro a rischio
di Mario Amelia

Il governo sta per mettere in vendita tutte le concessioni demaniali che riguardano lidi, stabilimenti, alberghi, porti, pontili. Insomma, con l’applicazione della direttiva europea Bolkestein, si mettono all’asta le concessioni demaniali relative alle spiagge. Si mettono in vendita i “gioielli più preziosi” del proprio patrimonio, insomma. Ci saranno circa 25mila imprese in tutta Italia e circa 300 mila posti di lavoro che rischiano di sparire. Si tratta dei lavoratori degli stabilimenti balneari, ma anche di lidi, alberghi, insomma tutto quello che gravita intorno alle concessioni demaniali relative alle spiagge, che rischiano di essere travolti se le concessioni dovessero essere mandate ad asta europea, come stabilisce la direttiva stessa. E anche chi ha la barca a mare non può stare tranquillo. Ma a rischio c’è persino la tenuta degli stessi Comuni, perché se da una parte gli stessi enti dovranno predisporre i bandi per “vendere al migliore offerente” gli spazi demaniali che insistono nel proprio territorio, il 90% del canone che ne otterranno andrà all’Agenzia del Demanio, il 10% all’ente comunale. Ma l’ente stesso dovrà predisporsi per partecipare alla gara per “accaparrarsi” nuovamente lo spazio in cui insistono i porti, perché pure questi finiscono all’asta. Ed inoltre, anche i pontili dovranno essere nuovamente riassegnati: e pertanto i privati dovranno “sborsare” soldi per l’aggiudicazione della concessione demaniale. Tutto questo è stato denunciato da Giovanni Rizzo (foto), presidente dell’associazione Aba, associazione che riunisce gli operatori balneari del Cilento.
Rizzo, su tutti gli operatori balneari sta per abbattersi una novità? Di cosa si tratta?
L’applicazione – dal 2016 – della direttiva europea Bolkestein che modifica l’articolo 37 del Codice della Navigazione. Prima che il Governo recepisse questa direttiva vigeva la norma che concedeva diritto di prelazione per le concessioni demaniali sulle spiagge – anche di sei anni – a chi già stesse operando in concessione sul territorio di spiaggia in questione. Un principio che assicurava la continuità e gli investimenti in tutta Italia. Adesso tutti, da alberghi a stabilimenti balneari dovranno concorrere nuovamente per aggiudicarsi quel lembo di spiaggia su cui da tempo stanno lavorano.
Ed il Governo italiano ha recepito questi nuovi principi?
Ho l’impressione che non solo abbia recepito la direttiva in questione, ma addirittura abbia collaborato nell’applicazione anche da noi. Ne è stato artefice. Vede, devo precisare che adesso con queste nuove regole un olandese può concorrere per aggiudicarsi una concessione in Italia, così come un italiano potrà aggiudicarsi le concessioni in Olanda…
È il principio della libera concorrenza.
Certo. Però nessuno in Europa, e neanche il nostro Governo, ha tenuto conto che in Italia esistono degli stabilimenti balneare a sistema, in nessuna altra parte d’Europa questi servizi balneari sono come nel nostro paese. Quindi l’italiano che va in Olanda non potrà affatto concorrere ad aggiudicarsi ciò che l’olandese, invece, troverà sicuramente in Italia. Va bene la libera concorrenza, però in questo modo non si viene incontro ad altri principi come quello dell’economicità. Ci saranno problemi anche di natura “sociale” perché adesso si procederà a mettere all’asta i pezzi di spiaggia, facendoli aggiudicare a chi offre di più. E si sa chi sono oggi quelli che hanno i soldi.
Si riferisce alla malavita?
Mi riferisco agli interessi speculativi che vengono favoriti. In questo modo non si tutela il turismo e gli operatori ma solo chi ha denaro per speculare. Dall’oggi al domani chiunque abbia disponibilità economiche potrà trovarsi concessionario di un lido, stabilimento, porto, pontile e altro senza che venga considerata la sua storia, il suo pregresso. Senza che si soppesi il lavoro e gli investimenti fatti finora sul quel pezzo di spiaggia.
È vero che c’è da favorire la libera concorrenza ma mi domando perché lo Stato stia facendo tutto questo?
C’è da fare cassa, semplice. Lo Stato ha bisogno di soldi e cerca di individuare chi può investire. Ma noi non contestiamo il principio secondo cui il Governo vuole fare cassa, noi operatori balneari non siamo d’accordo sulle modalità intraprese dal governo, così è negativo. Si favoriscono solo le economie di scala che cacciano dal mercato gli operatori più piccoli e favoriscono i grandi e chi ha più danaro. Sotto queste nuove regole si bada solo a fare cassa, noi saremmo stati anche d’accordo se invece della concessione esennale ci fosse stata una concessione di 20 anni.
Negli ultimi giorni abbiamo sentito di azioni eclatanti, mobilitazioni. Gli operatori del settore, quelli che per esempio lei rappresenta dal 2003, cosa stanno mettendo in azione?
Io sono in partenza per Rimini perché affronteremo il problema al salone internazionale dell’esterno la cui 30esima edizione si terrà dal 7 al 9 ottobre. Abbiamo in programma numerosi incontri per discutere della degenerante situazione che ci vede coinvolti con la direttiva Bolkestein. Ma il problema non è solo per gli stabilimenti balneari, queste nuove regole interesseranno anche i privati per la concessione dei pontili, i Comuni per i porti. Si rimette in discussione tutto.
Non mi sembra che dalle sue parole emergano possibilità migliorative per tutti voi.
Io credo che non si possa più tornare indietro, vedremo.

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