Asi Napoli: così i burocrati giustificano colpe e ritardi

Asi Napoli: così i burocrati giustificano colpe e ritardi
di Silvia Siniscalchi

Dal Consorzio Asi di Napoli solo chiacchiere. Dall’assessore regionale Sergio Vetrella solo silenzi asordanti. Gli imprenditori scappano, non investono, per avere una risposta ad una semplice istanza i titolari delle imprese aspettano dai 4 mesi ai 4 anni. Del resto anche il nostro blog per avere una risposta ha impiegato due giorni. I più danneggiati sono i lavoratori, sia dell’Asi sia delle imprese che potrebbero essere realizzate in provincia di Napoli. Vale la pena ricordare che se l’Asi di Napoli attivasse le procedure virtuose e di promozione dello sviluppo sarebbero garantiti nei prossimi 5-10 anni investimenti, solo per la realizzazione delle opere e degli insediamenti industriali, pari a circa 1,5-2 miliardi di euro con una occupazione specifica di 5000-7500 unità lavorative, senza considerare poi gli addetti stabilmente impiegati nelle aziende.
Le difficoltà dell’Asi nel dare risposte concrete e certe, si vedono anche per le cose più semplici, basti pensare che per preparare una nota di risposta ai nostri servizi, al Consorzio Asi di Napoli hanno impiegato due giorni. Per chiarire poi che l’ente «vive da molti anni una situazione di notevole difficoltà istituzionale, gestionale ed economico-finanziaria, che la nuova giunta regionale ha purtroppo ereditato». Giunta regionale eletta nel 2010 (sono passati due anni e due bilanci) e ente commissariato da 15 anni, con l’ultimo commissario nominato dall’assessore Vetrella, il quale preferisce rimanere in silenzio, e riferimento politico dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino. E a quanto risulta, nonostante le difficoltà economiche e finanziarie, non ci pare che per commissario e direttore dell’Asi si sia avviate le procedure per la riduzione degli stipendi. Attenderemo altri giorni per ottenere una risposta anche su questo punto.
La nota dell’Asi procede nel suo linguaggio da alta e distaccata burocrazia spiegando: «Dal giugno 2011 si è provveduto, innanzitutto, a una riorganizzazione delle attività dell’Ente, al fine di una corretta programmazione delle stesse in un quadro di mutato scenario dal punto di vista istituzionale e finanziario, essendo marginale ormai l’intervento di sostegno regionale, pur concesso per alcuni importanti interventi infrastrutturali, e del tutto assente il sostegno dei soci consorziati che non hanno avuto la possibilità di riprendere il loro ruolo nell’indirizzo strategico e gestionale». E fin qui abbiamo capito che al consorzio Asi di Napoli conta la burocrazia, messe in ordine le carte, avviato dal 2011 la riorganizzazione dell’ente ancora nessuno ha spiegato perché mai gli imprenditori non ottengono risposta, oppure ci vogliono dai 4 mesi ai 4 anni per ottenere un parere ad un’istanza presentata. L’ente – con una modalità tipica della burocrazia italiana lontana dai problemi dei cittadini e delle imprese – fa sapere di aver avviato il piano di rilancio. Bene.
Ma c’è di più. «In questo scenario – scrivono dal consorzio, sempre in silenzio l’assessore regionale Vetrella – è  stato approvato, il 30 marzo 2012, un piano economico e finanziario contenente programmi di  investimento, e di attività per l’anno 2012 che potrebbe (il condizionale è d’obbligo nella burocrazia, ndr) consentire un rilancio fattibile delle attività sulla base di procedure amministrative chiare e di fonti di finanziamento definite avviando un percorso di risanamento indispensabile per il futuro dell’ente». Ancora meglio. Ma a questo punto vale la pena chiedersi come mai il piano è stato approvato ma mai realizzato. Altro comportamento tipico della burocrazia e degli enti estremamente burocratizzati. Vale la pena, a questo punto, far parlare il progetto di rilancio. C’è da capire cosa prevede il piano di riorganizzazione dell’Asi. Ci si aspetterebbe che vengano individuate concretamente aziende, imprenditori, imprese, lavoratori, opifici, che vengano rilasciati permessi, vengano negati a chi non è in regola, vengano avviate attività istituzionali, e chi ne ha più ne metta. E invece leggiamo nella nota: «Tale piano prevede la riqualificazione del patrimonio infrastrutturale con interventi di fondamentale importanza mai realizzati, finanziati sia con il sostegno pubblico che con l’intervento delle aziende insediate e da insediare; la ridefinizione urbanistica di alcune aree industriali non più rispondenti al fabbisogno socio economico del territorio anche in riferimento ai piani di coordinamento provinciali e regionali; una attività di recupero delle aree non utilizzate e di assegnazione con procedure di massima evidenza e trasparenza ad imprese serie e qualificate; una rimessa in efficienza di alcuni servizi energetici, idrici e fognari, ed ambientali che potrà avvenire solo attraverso un coordinamento ed una collaborazione della filiera pubblica e privata».
Cosa significa nel concreto tutto ciò è “presto” spiegato: «Di particolare rilievo costituiscono le varianti approvate ed in corso di approvazione a Nola, quest’ultima relativa all’ampliamento delle attività interportuali per la quale si è in fase di valutazione ambientale strategica, nonché quelle da avviare nell’agglomerato di Foce-Sarno ed Arzano; gli interventi di completamento e di ripristino ed efficientamento delle infrastrutture idriche e fognarie e di collegamento agli impianti di depurazione di Caivano e Giugliano; il programma di riutilizzo ed assegnazione delle aree, con l’emanazione,  entro la metà di luglio di un regolamento già predisposto ed entro settembre, di bandi pubblici destinati ad imprese di consolidata esperienza e solidità seriamente interessati a programmi di investimento produttivo sul territorio, precisando che, allo stato, non esistono opzioni a favore di imprese su tali suoli». Ecco, questo è il punto centrale dell’inchiesta Asi di Napoli. Per i redattori di questa nota ufficiale, non per l’assessore Vetrella impegnato in vicende più importanti per lo sviluppo della Campania e pertanto non interessato ad arginare la perdita di investimenti per circa 2 miliardi di euro, “non esistono opzioni a favore di imprese su tali suoli”. A noi risulta il contrario: sono tanti gli interessati ai suoli dell’Asi della Provincia di Napoli che non ottengono risposta da mesi, se non da anni, dal Consorzio. Alcuni testimoniano anche le difficoltà pratiche a raggiungere funzionari e commissario con le proprie richieste specifiche e dettagliate.
E alle nostre riserve su tutto ciò dall’Asi fanno sapere: «L’attuazione di tale piano presenta però tre rilevanti  criticità: la situazione gestionale e finanziaria pesante ereditata dal passato, che ha visto solo nell’ultimo anno un miglioramento, avendo l’Ente chiuso l’esercizio in pareggio e migliorato anche se marginalmente lo squilibrio finanziario; la volontà dei soggetti consorziati a voler sostenere istituzionalmente ed economicamente l’Ente in questo nuovo percorso che conduce anche al suo risanamento (quindi la colpa è degli enti consorziati, non del consorzio, ndr); la disponibilità reale di imprese vere a voler intraprendere iniziative produttive sul territorio provinciale a condizioni di mercato a causa della scarsità di interventi straordinari di finanziamento pubblico». L’Asi sembra davvero lontano anni luci dal territorio, dal mondo imprenditoriale, dalla gente. Purtroppo, però, incalzati sulle proprie responsabilità i dirigenti del Consorzio fanno sapere: «Per fronteggiare le criticità sopra descritte si è proceduto, garantendo comunque la gestione ordinaria del Consorzio che ha consentito dal 2011 di insediare nuove iniziative industriali, ad avviare i percorsi istituzionali ed amministrativi per procedere ad consolidamento della debitoria al fine di un suo graduale rientro; alla richiesta ai soci consorziati del sostegno economico previsto dalla legge e dallo statuto e della designazione dei componenti per il ripristino degli organi ordinari di rappresentanza e gestione; definire con gli enti competenti procedure ed accordi che consentano una migliore efficienza nella fornitura dei servizi istituzionali».
Sin qui solo chiacchiere ma forse i vertici dell’Asi, naturalmente ben pagati, e che hanno messo in atto il classico sterile sistema del potere senza responsabilità, hanno convocato un tavolo comune con Confindustria Napoli, gli ordini professionali e le altre organizzazioni di categoria per rendere fattibile con il contributo di tutte le parti sociali, compresi i sindacati, il piano economico e di sviluppo sottoposto alla Regione?
Interrogativi ai quali dall’Asi e dalla Regione dovranno dare una risposta.

Silvia Siniscalchi

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