Gio. Giu 20th, 2019

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Altro che Edimburgo o Salisburgo, a Salerno il teatro muore

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Al “Ghirelli” spettacoli tagliati, niente stipendi. Occorre una svolta per recuperare una storia
di Pasquale De Cristofaro

foto massimo picaLa crisi economica morde e fa danni in tutti i settori. Anche il teatro ha subito un forte scossone che ne ha minato le sue antiche “certezze”. Questo si è riflesso anche sulla qualità delle proposte e degli spettacoli. Molte produzioni sono saltate o  sono state ridimensionate. In questo clima anche a Salerno, stiamo per congedare un anno teatrale 2012/2013 di non particolare interesse. Le programmazioni nei teatri cittadini sono state, per lo più, ordinarie e senza sussulti. Compresa la stagione lirica. Unica eccezione l’inaugurazione del teatro Ghirelli da parte della Fondazione Salerno Contemporanea. Questa sala, votata al teatro di ricerca e di sperimentazione, avrebbe dovuto colmare un vuoto imbarazzante nel sistema teatrale salernitano. In tale settore, infatti, il silenzio è stato assordante. In questi ultimi anni, solo alcune piccole e valorose rassegne hanno cercato di tenere viva la “tradizione del contemporaneo”. Detto questo, dobbiamo però constatare con rammarico che anche il “Ghirelli”, dopo appena qualche mese di attività ed una stagione fatta più di annunci e rinvii di spettacoli che di vera attività, ha dovuto constatare quanto sia difficile il momento per le sale teatrali nel nostro Paese. A detta del suo presidente, che si è sfogato con un giornale cittadino, non ci sono più soldi per stipendi e per fornitori. In effetti, i contributi pubblici spesso restano per mesi sulla carta e mettono gli operatori nella condizione di chiedere anticipazioni alle banche (quando ciò è possibile) o ricorrere a mutui difficili da onorare nel tempo e che appesantiscono i già difficili bilanci. Tutto questo ha contribuito a mettere in ginocchio l’intero comparto. Allora, altro che Edimburgo o Salisburgo; quando si deve “friggere il pesce con l’acqua” c’è poco da stare allegri. Più che proclami e distinguo ci vorrebbe un’azione ragionata e piedi ben piantati in terra. Intanto, s’annunciano i lavori per la riapertura dell’ex cinema Diana. Questa sala verrà gestita dal Circuito Campano che già programma tutte o quasi le sale cittadine a partire dal teatro Comunale. Ad onor del vero, è solo grazie al Circuito che le sale teatrali in città abbiano potuto offrire delle programmazioni in quest’ultimi tempi. Senza il suo intervento, nessun altro avrebbe avuto la forza economica per poterle programmare. Ora, pare che anche il Circuito abbia qualche problema. Se il quadro è questo, anziché abbatterci non ci resta che ridimensionare tutto, tagliare ciò che non funziona, lasciare stare steccati e piccole rendite di posizione, e lavorare seriamente insieme, operatori e amministratori, per ridefinire, fuori da trionfalismi retorici e propagandistici, una linea d’intervento capace di trarci fuori dallo stato di crisi e dal pantano in cui siamo miseramente precipitati.

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