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Altro che un mondo di pokémon

Altro che un mondo di pokémon
di Angelo Giubileo
Angelo Giubileo

Angelo Giubileo

L’app della Nintendo, Pokémon Go, lanciata a inizio mese in Nuova Zelanda e subito dopo negli States, è ora  presente in 26 paesi europei e da due giorni in Giappone e nel SudEst asiatico. In poco più di tre settimane, pare che l’app abbia portato alla società giapponese utili per 15 miliardi di euro e, dato ancora più significativo, sia stata scaricata da oltre 350 milioni di persone. Ovvero, il 5% circa dell’attuale intera popolazione mondiale. E tutto questo, prodigio della tecnica (dal greco techne, che vuol dire arte), per il tramite di unosmartphone o un tablet.

Altro dato significativo, che concerne finora l’app, è il tempo medio di utilizzo superiore a quello dei tre social network più noti, e cioè Facebook, Twitter e Instagram. Nel merito, sia al tempo della successiva apparizione di questi social networks sia del minore o maggiore gradimento progressivamente riscontrato tra le generazioni più giovani, ho già annotato in passato che la comunicazione, con il trascorrere del tempo, è diventata non solo più breve e quindi più veloce ma si diffonda sempre più attraverso le immagini e meno attraverso le parole. Un esempio, che riguarda ancora Pokémon Go e che è emerso da Twitter, sono le immagini dei desolati bambini siriani che, dietro cartelli raffiguranti immagini di pokémon, non in-vocano (etimologicamente, chiamano a sé) ma chiedono con maggiore forza soccorso, dalla guerra locale che dura ormai da sei anni, alla comunità internazionale destinataria dell’informazione.

La vita non è un universale. E questa è una cosa che tutti gli uomini, a qualsiasi latitudine e longitudine, hanno sperimentato e sperimentano da sempre. Purtroppo, le guerre ci sono sempre state e sarebbe utopico (dal greco oy-topos, ovvero non luogo) ritenere che non ce ne siano anche in futuro. Le storie o narrazioni cambiano. Ma, si tratta semplicemente di fatti “culturali”, che dipendono dai diversi modi di pensare delle persone e delle istituzioni nei diversi momenti della storia.

Nel presente storico, quel che è senz’altro cambiato sono i numeri relativi alla velocità e alla quantità delle informazioni di cui la gran parte degli individui presenti sul pianeta già oggi immediatamente dispone. Ma c’è già dell’altro, e altro statene certi seguirà a breve, ed è la tecnologia che consente la trasmissione d’informazioni attraverso visori 3d; così come a esempio l’ho sperimentata nel corso della mia recentissima visita al museo barcellonese dedicato al genio di Antoni Gaudì. Seduto realmente su una poltrona, ho seguito virtualmente l’artista, spostandomi realmente con il collo le mani e il bacino, mentre dava virtualmente disposizioni alle maestranze all’interno della chiesa della Sagrada Familia in costruzione.

Ho chiesto ad Antonia, mia moglie, se avesse avuto più o meno le mie stesse sensazioni. Mi ha risposto: condivido.

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© 2012 iConfronti-inserto di Salernosera (Aut. n. 26 del 28/11/2011). Direttore: Andrea Manzi. Contatti: info@iconfronti.it

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