Mar. Giu 25th, 2019

I Confronti

Inserto di SalernoSera

“Ama il tuo prossimo” chiese Gesù, ma gli operai di Vallo sono soli

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di Luigi Rossi
di Luigi Rossi

lavoroGesù non ci dice chi sia lo sconosciuto ferito lungo la strada ed indicato come prossimo nel vangelo della XV domenica per annum perché egli insegna che non lo si deve definire in base all’appartenenza, ma in relazione al bisogno: prossimo è chi necessita di aiuto e nel quale ci imbattiamo, punto.

Protagonista positivo per Gesù non è chi osserva la legge o chi è impegnato nel culto a Dio, ma un disprezzato samaritano, un miscredente e nel sostenere ciò afferma che il bene lo si trova anche dove meno te l’aspetti, senza delimitazioni o frontiere; lo si trova dove alberga la compassione che spinge a gesti concreti di aiuto disinteressato. Tutto ciò è racchiuso nella coinvolgente domanda: «Chi di questi tre si è fatto prossimo?», da intendere come soggetto che ama, più che oggetto da amare. Rispetto al quesito teologico rivoltogli (“Cosa fare per avere la vita eterna?”), il Maestro di Nazaret invita alla conversione interiore per capovolgere il mondo e raddrizzare la storia convertendo il proprio io: “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Una ennesima dimostrazione di questa dinamica della storia l’abbiamo avuta col viaggio di papa Francesco a Lampedusa: egli è andato e con i gesti ha tracciato una linea di impegni, mentre un politico italiano, noto soprattutto per le proprie giravolte partitico-ideologiche, ha commentato ammonendo che non si governa con le preghiere!

Mi domando: per i poveri clandestini sbarcati nella piccola isola tra i due chi è stato veramente “prossimo”?

Il quesito mi accompagna da giorni e trova una ulteriore enfasi proprio per la situazione nella quale mi trovo in questi giorni a Vallo. La distanza da casa alla chiesa dove celebro è minima: un duecento metri! Ma il tragitto si è trasformato in una via di Gerico per la mia coscienza. Infatti, in piazza, ai piedi del monumento che inneggia al sacrificio dell’uomo comune per la Patria durante la grande guerra, un manipolo di operai della società impegnata a raccogliere i rifiuti manifesta da giorni nell’indifferenza generale e soprattutto della istituzioni. Da notare che alle loro spalle è ubicato il municipio della cittadina capitale del Cilento! Non vengono pagati da mesi e, giustamente, interrogano i dirigenti sulle prospettive future, ma anche sulla necessaria applicazione della giustizia che prescrive di pagare la mercede agli operai!

Per celebrare devo attraversare questa piazza e passare accanto al presidio: che fare? Imitare il dottore della legge, il sacerdote diretto al tempio, il levita impegnato a raggiungere in fretta il luogo sacro per procedere al sacrificio? Un caso di coscienza ed anche manifesta impotenza rispetto ad una situazione che non posso risolvere. Intanto mentalmente vedo in azione il samaritano decritto da Gesù, sento echeggiare i dieci verbi con i quali viene descritta la sua azione di “prossimo”. Nella minuziosa precisione dell’evangelista richiamano le dieci parole-comandamenti che da millenni andiamo ripetendo a memoria.

Per essere concreti non basta fermarsi ed offrire un caffè a chi sta manifestando, dovrei farmi carico del loro problema mettendo a disposizione i mezzi che posseggo. Nel mio caso non basta il ricordo durante la Messa, avendone la possibilità grido la mia denunzia con l’invito alle dimissioni dei dirigenti, di tutti, anche di coloro che hanno proceduto alle nomine ed ora nascondono il ditino tranquillizzando la coscienza col dire “io opero in altre istituzioni”: parlamento autoreferenziale, regione carrozzone, provincia vanesia, comuni fantasma! Tutti devono sentire la responsabilità di fare qualcosa per ovviare alla palese incapacità dimostrata nel portare al fallimento una società sorta in pochissimi anni e della quale è stato sperperato il patrimonio in modo almeno approssimativo. Tutti costoro in coscienza sono tenuti alla restituzione degli emolumenti di varia natura percepiti nello svolgere un incarico che ha dato risultati così fallimentari. Anche questo è sperpero di risorse pubbliche, … se non c’è stato di peggio. Se poi si considera che a volte chi ha così male operato ha svolto un incarico per il quale percepiva un secondo lauto compenso, allora il giusto sdegno deve essere senza appello, soprattutto in questi gravi momenti di crisi!

Ma l’invito di Gesù alla compassione mi obbliga a bloccare la penna su questo argomento, se veramente voglio essere coerente, e ritornare a riflettere sulla necessità di un’azione da prossimo partecipe e simpatetica: Signore, abbi cura di loro, sono sicuro che a tutti darei il giusto in proporzione al tuo ritorno.

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