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Amiamo la vita perché vince sempre

Amiamo la vita perché vince sempre
di Michele Santangelo

giairo2Ormai sono molti secoli che la Bibbia, intesa nella sua totale estensione, Vecchio e Nuovo Testamento, continua a partecipare agli uomini di tutte le razze e di tutte le epoche il progetto di Dio sull’uomo e sull’intero creato, progetto che è di vita e di felicità, perché  l’uomo, ma tutte le creature desiderano vivere e non solo nel senso di esistere, ma anche di essere felici. Solo che se anche si arriva a pensare che l’esistenza dipende da Dio, capita che per quanto riguarda la ricerca della felicità e la felicità stessa si è portati a pensare che esse dipendano solo dall’azione umana, mettendo da parte Dio, o addirittura vedendolo come un ostacolo alla realizzazione della essa, finendo inevitabilmente per produrre, invece,  solitudine, dolore e morte e, mai come oggi, siamo costretti a toccare con mano che l’uomo pone sempre in essere condizioni nuove per dimostrare la propria incapacità a conseguire la felicità con le sue sole energie. Situazione quest’ultima che è antica quanto è antica la Bibbia. La prima lettura, presa dal libro della Sapienza, scritto non molto tempo prima della venuta di Cristo e redatto in lingua greca, ci invita a riflettere sull’agire di Dio nei confronti del mondo. Si parte dal presupposto che Dio è all’origine di tutte le cose: “Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte”. Se questa esiste, imperversa nell’uomo e nella natura in genere, è a causa del male che l’uomo è capace di fare usando in negativo la libertà che Dio gli accorda anche per far sì che, al contrario, il bene fatto possa essergli ascritto a merito. Infatti il progetto di Dio, progetto per la vita, viene messo continuamente in discussione dall’esistenza del male, volontariamente messo in atto dalla creatura, per cui parte essenziale di questo progetto per la vita è anche il progetto della salvezza, concepito dal Signore da tutta l’eternità, realizzato donando tutto se stesso, la sua stessa vita, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, Gesù Cristo. Il cristianesimo, che su quest’ultima verità fonda il proprio essere, può così presentarsi al mondo come annunciatore di quel progetto originale di vita, che continua ad aver ragione di essere perché è fondato sull’autore stesso della vita. Pertanto la vita per il cristiano ha un particolare valore sacro, che nessuna particolare situazione esistenziale, di salute o malattia, di benessere o di sofferenza, può mettere in discussione perché è un bene appartenente totalmente e unicamente a Dio, tanto che per restaurarla, laddove l’uomo la perdesse è intervenuto facendosene garante con la vita del Figlio Suo. Ecco perché per il cristiano la vita è sacra e va accolta sempre e comunque; nessuno ha il diritto di sopprimerla, né la propria, né l’altrui, né all’inizio né alla fine, né il singolo né lo stato. La dimostrazione di tutto questo è significata negli episodi che leggiamo nel vangelo di questa XIII domenica del tempo ordinario. Due personaggi in cerca di salvezza, cioè di vita piena e felice, potremmo dire, parafrasando il titolo di una famosa commedia di Pirandello: la donna malata di emorragia e la figlia di Giairo. Per la prima l’opinione degli uomini l’aveva ridotta ad avere perfino vergogna della propria infermità, tanto che, pur pensando in cuor suo: “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”, non osava uscire allo scoperto; ma dove fallisce il potere umano, in nome della vita Gesù agisce con efficacia: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. A Giairo che nonostante l’annuncio della morte della sua figlioletta continua a stare vicino a Gesù, viene ripetuto un annuncio abituale nella parola del Maestro: “Non temere, soltanto abbi fede!”. E di fronte alla fanciulla morta: “La bambina non è morta, ma dorme”. … “Fanciulla, io ti dico: àlzati!”. In ambedue i casi, ma anche in tutti gli altri simili raccontati nei vangeli c’è un dato costante: La vita vince sempre sulla morte, perché essa è nelle mani di Dio, ma l’ambiente in cui Gesù-Dio opera è sempre quello della fede.

 

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