Mar. Lug 23rd, 2019

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Amori proibiti e camorra: otto in manette

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Una storia di tradimenti e presunte collaborazioni con la giustizia per tutelare la relazione clandestina

E’ fuggito con la barista che lavorava per lui, pur essendo il marito della sorella di un boss, ma soprattutto è sospettato di essere stato scarcerato perché aveva iniziato a collaborare con la giustizia. Per questo il clan ha iniziato a minacciare i parenti della sua amante, in maniera pesante e continua. Ma una indagine dei carabinieri sul clan Formicola, potente cosca della zona orientale di Napoli, ha portato in carcere 8 persone, tra cui il reggente, Bernardino Formicola, la moglie tradita, Giuseppina Formicola, la moglie del boss Ciro detenuto, Maria Domizio. E’ una storia di corna e presunte collaborazioni con la giustizia diventate pentimento reale proprio per tutelare la relazione clandestina quella ricostruita da giugno scorso nell’indagine dei militari dell’Arma che ha indotto il gip Antonella Terzi a emettere le misure cautelari. Al centro della vicenda, Vincenzo Battaglia, che da giugno rivela ai magistrati gli affari del clan che ben conosce essendo esponente di vertice, per tutelare la sua vita e quella di Mariarca Trupia, la donna separata e con un figlio con la quale aveva un rapporto sentimentale “tollerato” dai Formicola fino a quando non hanno sospettato che Battaglia avesse fatto una scelta collaborativa. «Una vicenda di camorra nella quale la difesa dell’onore e la reazione all’affronto personale si confondono e si intrecciano con il tentativo di scongiurare quella che viene ritenuta una dissennata scelta di violazione della regola dell’omertà», annota il gip. A dicembre 2011 una misura cautelare per estorsione, scaturita dalle rivelazioni di un imprenditore vessato dal clan, aveva portato in carcere esponenti di spicco dei Formicola. Tra gli arrestati, anche Battaglia, che però nega di far parte dell’organizzazione del cognato e, poiché non ci sono pesanti indizi sul suo conto, viene scarcerato a marzo 2012. Questo basta per procurargli all’interno della cosca il sospetto che fosse pronto a vendere i segreti del clan alle forze dell’ordine. Lo racconta lui stesso il 20 giugno scorso, quando decide di collaborare davvero per sottrarsi e sottrarre la sua compagna alla minaccia della camorra. «Sono sposato da 25 anni alla sorella del capoclan – mette a verbale – e del gruppo faccio parte dal 1993. Dall’anno scorso ho una relazione con Mariarca Trupia, ufficialmente negata ma nota ai miei familiari. Poi mia figlia ha aperto il messaggio sul telefonino e scoperto la sua foto, informandone la madre. Dopo l’interrogatorio seguente il mio arresto e dopo essere stato rimesso in libertà sono iniziati i miei contrasti nel clan. Bernardino Formicola mi ha accusato di aver barattato la mia libertà con accuse nei confronti di componenti del clan». La “scoperta” dell’adulterio fa precipitare la situazione al punto da spingerlo alla fuga con la sua amante, mentre contro la coppia clandestina scende in campo oltre al reggente anche la moglie del boss detenuto. Telefonate minacciose, aggressioni verbali ai fratelli della Trupia (“50 centesimi di benzina sotto la porta di casa e ti brucio viva”, dice la sorella del boss, pure arrestata, a quella della donna). Il clan dà la caccia ai due con ricerche, appuntamenti, minacce ai familiari, minacce sul telefonino di Mariarca, con la sua famiglia diventata bersaglio di pressioni sempre più violente. Ma i fratelli della donna parlano con i carabinieri, e partono gli arresti.

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