Anche due precari campani hanno scoperto la particella di Dio

Anche due precari campani hanno scoperto la particella di Dio
di Silvia Siniscalchi

Scienziati al Cern di Ginevra

Con la scoperta del bosone di Higgs la fisica ha fatto un altro passo enorme: si è avvicinata al piccolo nucleo di materia che, con ogni probabilità, sta all’origine di tutto. E sorprende (positivamente) scoprire che tra circa 2500 fisici di 169 Istituti di ricerca e Università delle 37 nazioni coinvolte al Cern di Ginevra, ci siano anche i precari dell’Università italiana, che faticano anni e anni per raggiungere un contratto o vincere un concorso a cattedra mentre sono protagonisti di esperimento e di un’esperienza così importante per l’intera umanità. In particolare tra i 250 scienziati italiani che hanno partecipato agli esperimenti, c’è un pezzettino di Campania, fa parte delle donne e degli uomini che spesso non vengono raccontati, fra coloro che rimangono in silenzio. Ed il blog iconfronti.it oggi dà loro la parola, dà voce a Elvira Rossi e Francesco Conventi, due giovani fisici rispettivamente di Cercola e Nola in provincia di Napoli, che hanno partecipato ai lavori del Cern di Ginevra, che hanno scoperto la “particella di Dio” e che hanno alle loro spalle anni di precariato, assegni di ricerca, borse di studio, con la prospettiva di arrivare un giorno ad un contratto e lavorare ancora nella ricerca. E che tutto sommato non perdono la speranza. Prima però ci sono gli anni a lavoro per il bosone.
Da quello che si è capito la scoperta della particella di Higgs è un enorme esperimento di cui fanno parte diversi progetti, qual è il vostro?
Francesco Conventi: Atlas è una vasta collaborazione internazionale formata da circa 2500 fisici di 169 Istituti di ricerca e Università provenienti da 37 nazioni distribuite sui cinque continenti che ha ideato, progettato e realizzato uno dei più grandi apparati sperimentali per la fisica delle particelle elementari. Atlas è stato progettato per studiare i fenomeni che riguardano la sfera dell’infinitamente piccolo, appunto della fisica delle particelle nel tentativo di comprendere la composizione ultima della materia.
Elvira Rossi: Per dare un’idea delle dimensioni basta considerare che Atlas, situato a 150 metri di profondità, lungo l’anello di collisione Large Hadron Collider (LHC) del Cern di Ginevra, è lungo 45 metri e alto 25 metri, metà delle dimensioni della cattedrale di Nôtre Dame di Parigi, e pesa circa 7000 tonnellate, come la Torre Eiffel. E’ un progetto fatto per comprendere l’infinitamente piccolo, ma questo d’altronde consente di progredire anche nella comprensione dell’origine e dell’evoluzione dell’Universo, quindi ci spostiamo sull’infinitamente grande…
Ed in questo infinitamente grande e infinitamente piccolo qual è stato il vostro ruolo nel progetto scientifico?
Francesco Conventi: Come già detto una collaborazione così vasta come Atlas richiede competenze elevatissime in tanti settori che spaziano dalla fisica teorica e sperimentale, dalle tecniche di programmazione alla tecnologia ingegneristica richiesta per realizzare i rivelatori di particelle. Noi negli ultimi anni ci siamo occupati degli aspetti riguardanti l’analisi dei dati raccolti dall’apparato sperimentale Atlas in particolare nella ricerca del bosone di Higgs.
Elvira Rossi: Nell’ambito di questa collaborazione così vasta ognuno riveste spesso più di un ruolo. Negli ultimi anni sia io, sia Francesco abbiamo lavorato a studi sulle performance di alcune parti del rivelatore e all’analisi di alcune particelle già note come il bosone Z che portò anni fa il Nobel al professor Rubbia. Di sicuro però la parte principale e di sicuro più impegnativa è stata la ricerca del bosone di Higgs.
Abbiamo molto sentito parlare del bosone di Higgs o della ‘particella di Dio’ ma spiegateci voi protagonisti di questo esperimento qual è la rilevanza della vostra scoperta.
Francesco Conventi e Elvira Rossi: La teoria che ad oggi descrive meglio i costituenti fondamentali della materia e le loro interazioni, vale a dire le forze fondamentali che governano l’Universo, è chiamata Modello Standard.
Questa teoria è stata sviluppata grosso modo cinquanta anni fa ed è stata verificata sperimentalmente negli ultimi trenta anni con un grado di precisione elevatissimo.
D’altra parte, e qui risiede la rilevanza della scoperta, il Modello Standard ipotizza anche l’esistenza di una particella che fino ad ora non era stata ancora osservata, il bosone di Higgs. Infatti ad oggi, non sappiamo perché le particelle possiedono la caratteristica fondamentale che chiamiamo “massa” e che cosa ci sia all’origine della massa: il bosone di Higgs, se osservato, potrebbe fornire la risposta a questo quesito.
Ecco perché comunemente viene chiamata la “particella di Dio”. Si tratta indubbiamente di una scoperta rilevantissima, un lavoro davvero eccezionale, un momento storico per voi. E adesso come proseguirà il vostro percorso?
Francesco Conventi: Il nostro lavoro di ricerca e più in generale il lavoro dei ricercatori afferenti alle varie università italiane che sono presenti nella collaborazione Atlas ed al nostro ente di ricerca l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) è svolto in continuo contatto con gruppi di ricercatori di altri paesi che convergono nel CERN di Ginevra. Ovviamente tutto ciò richiede un continuo confronto di idee, competenze, metodologie
Elvira Rossi: Il nostro lavoro consiste nel fornire idee per interpretare i dati raccolti dall’esperimento. Per far ciò ci serviamo delle competenze assunte con lo studio ed il lavoro di anni nel campo della Fisica anche di conoscenze di programmazione e di statistica applicata ai casi studiati. Uno dei lati positivi è di sicuro la collaborazione con persone di ogni parte del mondo che ci porta a contatto con modi di pensare e culture anche molto diverse dalla nostra.
Era giusto raccontare che in questo progetto ci fossero anche dei giovani scienziati campani, ma da quanto lavorate a questi esperimenti?
Francesco Conventi: Circa 12 anni…
Elvira Rossi: Da circa 4 anni, precedentemente ho svolto la mia attività di ricerca per circa 7 anni in un’altra collaborazione.
Quanti italiani fanno parte di questo grande gruppo di lavoro, quanti giovani come voi? Anche perché si dice sempre particella di Higgs (che ha più di 80 anni) ma il lavoro lo svolgete voi. Siete in tanti?
Francesco Conventi ed Elvira Rossi: All’esperimento Atlas partecipano 13 istituzioni italiane (universitarie e INFN) con circa 250 ricercatori tra fisici ed ingegneri
E allora spiegateci come siete arrivati alla ‘particella di Dio’, da dove avete iniziato. Si sa che in Italia la ricerca scientifica non è trattata bene, come avete fatto a conquistare questo ruolo e questo esperimento così importante?
Francesco Conventi: Ho un laurea in fisica, successivamente ho conseguito un dottorato in fisica fondamentale ad applicata, entrambi presso l’Università Federico II di Napoli, seguiti, poi, da circa dieci anni di precariato con assegni di ricerca e borse di studio. Circa tre anni fa sono risultato vincitore di un concorso a ricercatore universitario. Personalmente ho iniziato la mia attività di ricerca al Cern durante il periodo di tesi di laurea (1998) e da allora ho continuato a collaborare senza interruzioni con questa istituzione internazionale.
Elvira Rossi: Anche il mio percorso prevede la laurea in fisica, successivamente il dottorato in fisica fondamentale ad applicata entrambi conseguiti presso l’Università Federico II di Napoli seguiti da circa 7 anni di precariato con assegni di ricerca e borse di studio. Al momento, infatti, sono assegnista presso l’Università La Sapienza di Roma. Durante il periodo della tesi di laurea, dottorato e un primo assegno di ricerca ho lavorato per un esperimento di fisica delle astroparticelle, un po’ un collegamento tra l’infinitamente piccolo delle particelle e l’infinitamente grande degli astri. Da circa 4 anni ho avuto la possibilità, grazie ad un concorso per un assegno di ricerca, di coronare il mio sogno di lavorare in un esperimento al CERN più specifico di fisica delle particelle.
Un giovane che dovesse leggere dei tanti anni di precariato potrebbe spaventarsi, evitando di intraprendere un giorno la vostra corriera e di arrivare a scoperte così importante come quelle che vi hanno visto protagonisti. Voi perché siete diventati fisici?
Francesco Conventi: Personalmente ero e sono molto affascinato dalla possibilità di comprensione e di studio sui fenomeni naturali come le interazioni fondamentali delle particelle ma anche aspetti riguardanti l’astrofisica e la cosmologia. Tuttora trovo molto sorprendente la capacità e le conoscenze sviluppate dall’uomo in questo campo e come queste teorie siano in molti casi corrispondenti alle osservazioni sperimentali.
Elvira Rossi: Fin da piccola ho sempre amato la matematica e sono sempre stata affascinata dalle discipline scientifiche. Ma la scelta di studiare Fisica la devo al mio professore di matematica e fisica del liceo, il professor Sabatino D’Avino. Le lezioni e la passione con cui il professor D’Avino insegnava mi ha aiutata a scegliere la mia strada e far venir fuori interesse e passione per questa disciplina ed in particolare per la fisica delle particelle.
E dopo anni di assegni di ricerca, borse di studio, percorsi tortuosi, insomma, come ci si sente a far parte di un gruppo scientifico così importante, avete pagine e pagine sui giornali, articoli, interviste e si parla anche del premio Nobel in seguito alla vostra scoperta.
Francesco Conventi: Sicuramente è importante, come è avvenuto in questi giorni, dare rilevanza anche mediatica ad un passo in avanti nella conoscenza, soprattutto nella conoscenza scientifica. D’altra parte non ritengo sia la fama (per giunta breve) ciò che può spingere una persona a tanti anni di lavoro, ritengo che sia una scelta maggiormente legata alla passione.
Elvira Rossi: Fa piacere vedere notizie che riguardano il nostro lavoro sui giornali ed in televisione ma come dice Francesco per scegliere questo tipo di lavoro il motore principale è la passione. Spero che tutta questa attenzione mediatica serva a far vedere la ricerca in Fisica, ma in generale la ricerca in qualsiasi ambito della conoscenza, come fondamentale per lo sviluppo di un paese. Se tutto questo riesce ad avvicinare i ragazzi a queste discipline allora sarà di certo utile.
Tocchiamo un tasto dolente, in Italia proprio il giorno dopo la vostra scoperta si è parlato di tagliare i già pochi fondi per la ricerca. L’Italia non è un paese per giovani ed innovatori come voi?
Francesco Conventi: Questo è un aspetto sicuramente negativo. Credo sia importante affermarlo proprio perché siamo in un periodo di crisi. Tutti quanti siamo chiamati a dare il nostro contributo, ad evitare gli sprechi ma tagliare la ricerca a mio parere condanna un Paese al declino culturale e successivamente economico.
Elvira Rossi: Sono d’accordo con Francesco ed essendo ancora precaria nonostante gli anni di lavoro e le esperienze non posso che augurarmi che qualcosa cambi e si dia il giusto riconoscimento a questo lavoro.
E speriamo davvero, noi abbiamo provato a farlo conoscere meglio. Ma voi cosa vi augurate per il vostro futuro?
Francesco Conventi: Di poter continuare questo lavoro…
Elvira Rossi: Di poter continuare questo lavoro con la possibilità di un contratto più stabile.
Giusto. E per l’esperimento?
Francesco Conventi: Un altro bosone di Higgs? (sorride, ndr)
Elvira Rossi: Perché fermarsi al bosone di Higgs e non immaginare nuova Fisica con i dati che si raccoglieranno nei prossimi anni.
Bene saremo qui a raccontalo sicuramente.

Silvia Siniscalchi

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