Anche gli editori italiani protestano e dichiarano guerra a Google

Anche gli editori italiani protestano e dichiarano guerra a Google
di Barbara Ruggiero

Notizie e motori di ricerca. Un rapporto controverso tra la libertà di leggere comodamente e in maniera gratuita davanti al pc articoli e commenti delle più svariate testate giornalistiche e la tutela del diritto d’autore on line.
La questione, di cui si dibatte da tempo, torna più che mai di attualità, alla luce di notizie che vengono da altri Paesi (in Germania si parla da tempo di notizie on line a pagamento; in Brasile i giornali hanno scioperato contro i motori di ricerca delle news). A fine ottobre, poi, la Federazione Italiana Editori Giornali ha diramato una nota, di concerto con le analoghe associazioni di categoria tedesca e francese, in cui chiarisce la posizione degli editori in questa vicenda.
«Editori italiani e francesi – si legge nella nota – lanciano un appello ai rispettivi Governi e Parlamenti affinché attuino tutte le misure necessarie alla creazione di una vera Società dell’Informazione, tra cui il riconoscimento di una adeguata remunerazione per lo sfruttamento di opere editoriali e di una equa condivisione del valore nel mercato digitale». Una dichiarazione che lascia poco spazio a dubbi: gli editori italiani e francesi vogliono essere pagati da chi usa le loro opere editoriali on line.
La nota delle tre associazioni degli editori continua a specificare che «dopo la decisione del Governo tedesco di proporre al Parlamento una riforma della legge in materia che introduca un diritto d’autore specifico per gli editori a carico dei “soggetti del web” e l’annuncio del Governo francese di studiare interventi legislativi similari, gli editori italiani chiedono ai loro legislatori di sostenere l’adozione di misure analoghe».
Una nota che suona come un appello accorato a Governo e Parlamento italiano affinché vengano approvate specifiche norme per la tutela dei contenuti delle opere editoriali – in questo caso giornalistiche – on line. Un tema che riapre il dibattito sull’opportunità delle modifiche, alla luce delle nuove tecnologie, della normativa sul diritto d’autore che si basa principalmente su una legge del 1941.
Sull’argomento è intervenuto anche l’ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, esponente del Partito Democratico che all’Adnkronos ha dichiarato: «È giusto che si trovi una soluzione equilibrata, ma che valorizzi comunque i produttori di contenuti giornalistici». Per Gentiloni, «il problema richiede che gli sia data una soluzione che valorizzi i produttori di contenuti giornalistici senza criminalizzare i motori di ricerca, che pure hanno fatto tante cose positive anche per gli stessi editori. L’ideale sarebbe che questo riequilibrio avvenisse non in ordine sparso ma in una cornice comunitaria».
Ma l’idea del diritto d’autore attuale è comunque lontana dalla concezione tradizionale del diritto. Lo sostiene il parlamentare Pd Vincenzo Vita, ex sottosegretario al ministero delle Comunicazioni che dichiara all’Adnkronos: «Nella materia del diritto d’autore, nelle sue varie forme, servono oramai parametri molto diversi da quelli tradizionali» e poi aggiunge: «In ogni caso, è essenziale e decisivo distinguere tra grandi gruppi internazionali come Google e i singoli utenti privati: è un po’ il discorso fatto a proposito delle copie online di dischi o film per uso privato, diversamente dall’uso commerciale del materiale ‘scaricato’. Anche qui deve valere il principio della copia privata, già in vigore. Più che ingaggiare polemiche che rischiano di lasciare il tempo che trovano – conclude Vita – è opportuno regolare in modo evolutivo la materia».
Per Gasparri, invece, «gli editori hanno ragione a denunciare il “furto” di notizie che avviene attraverso la Rete». Il capogruppo al Senato del Pdl sottolinea che «c’è chi produce le news sopportandone il costo e chi succhia queste notizie e poi le offre in rete, praticamente senza pagare nulla e senza far pagare nulla all’utente che legge.
Gasparri, poi, collega il tema del diritto d’autore a quello della legge sulla diffamazione, sostenendo che «rappresentano due facce della stessa medaglia, ovvero l’informazione sulla rete», precisando, poi: «Sono ben contento che gli editori sbattano il muso su questo problema, visto che Fieg e Fnsi hanno voluto sostenere la totale libertà della rete, anche libertà di diffamare con una sorta di licenza di uccidere».
L’ex ministro delle Comunicazioni, Paolo Romani, sull’argomento dice: «Il rispetto del diritto d’autore è un problema rimasto ancora irrisolto per quanto riguarda la rete; la protezione di questo diritto va regolamentata».
«C’è – dice Romani – un tentativo da parte dell’Unione Europea di avere una regolamentazione unitaria, ma anche quello da parte di alcuni Paesi di risolvere la questione in maniera autonoma».
«Ha ragione la Fieg – conclude Romani – nel chiedere che la questione sia finalmente affrontata. Ritengo che lo si debba fare in sede comunitaria, anche per quanto riguarda un aspetto specifico, quello del Paese dove Google paga le tasse, che non è l’Italia. Spero che Google voglia rendere se stessa compatibile con il sistema». Ricordiamo che già negli anni scorsi la Fieg aveva inviato un esposto all’Antitrust per denunciare Google News, accusato dai giornali italiani di abuso di posizione dominante. In quella circostanza, si denunciava il comportamento di Google: se un quotidiano avesse chiesto la cancellazione da Google News sarebbe stato automaticamente escluso anche dal generico motore di ricerca Google. All’epoca la questione fu risolta con degli impegni formali di Google; l’Antitrust accettò la proposta di impegni formulata da Mountain View e allo stesso tempo invitò il Parlamento a legiferare in materia di diritto d’autore on line, confrontandosi con istituzioni internazionali visto che è difficile regolamentare internet in quanto mezzo di comunicazione sovranazionale.

Barruggi

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