Anche i giornalisti nello scandalo delle coperture all’Ilva

Anche i giornalisti nello scandalo delle coperture all’Ilva
di Barbara Ruggiero

Stampa “amica”. Se ne torna a parlare nell’inchiesta sull’Ilva di Taranto che coinvolge, in maniera quasi del tutto inaspettata il potere, i giornalisti e l’etica professionale che dovrebbe sempre accompagnare chi opera nel campo minato dell’informazione.
Dalle carte dell’inchiesta emerge che a Taranto ci sono alcuni giornalisti di organi di informazione locali definiti “vicini” all’azienda, che avrebbero ricevuto favori in cambio di articoli definiti “addomesticati” sull’attività del complesso siderurgico, soprattutto in tema di emissioni inquinanti e malattie tumorali a esso collegate. Emerge, inoltre, che alcuni organi di informazione sarebbero stati usati per far passare messaggi fuorvianti o per aprire addirittura fronti di guerra nei confronti di chi non risultava gradito all’azienda.
L’Ordine dei giornalisti della Puglia, che nei mesi scorsi ha chiesto gli atti alla Procura, ha convocato per domani un consiglio straordinario per decidere della questione. Il Consiglio è stato convocato, come si legge in una nota, proprio in relazione all’inchiesta sull’Ilva di Taranto e alla «ipotesi di coinvolgimento di alcuni giornalisti in un sistema creato dall’Azienda per addomesticare le notizie sulle attività inquinanti del siderurgico». Il presidente Paola Laforgia, ricorda inoltre che l’Ordine «già nei mesi scorsi, non appena sono trapelate le prime notizie su un possibile coinvolgimento di giornalisti in attività non in linea con le regole deontologiche della categoria, ha scritto alla Procura di Taranto chiedendo l’invio degli atti. Ora che l’inchiesta è conclusa – ha spiegato il presidente – e la documentazione è divenuta pubblica, l’Ordine potrà entrare in possesso delle carte necessarie e valutare l’eventuale avvio di procedimenti disciplinari».
Il caso del coinvolgimento dei giornalisti nella vicenda dell’Ilva di Taranto, riportato in breve tempo da gran parte dei media nazionali, è di quelli che dovrebbero – oltre allo sdegno unanime, peraltro oramai scontato della categoria – spingere a una seria riflessione sul senso della professione giornalistica oggi e sul ruolo che chi fa informazione intende avere su un territorio: informare i cittadini? O “accattivarsi” il potere anche solo allo scopo di sopravvivere?
Le domande, ahinoi, non trovano risposta perché il caso di Taranto è solo la punta di un iceberg di un sistema – quello della stampa “amica” – diffuso dal più piccolo organo di informazione di stampo localistico a scenari ancora più ampi; è un episodio che apre uno squarcio enorme di riflessione sul ruolo del giornalismo oggi. La riflessione deve partire dal confine labile che esiste tra la libertà di informazione e il potere: un confine in cui spesso entrano logiche diverse, che vanno al di là del rapporto giornalista/oggetto di notizia ma che si intrecciano in questioni che riguardano ulteriori interessi, spesso anche semplicemente amicali, editoriali o pubblicitari. Si tratta, tuttavia, di intrecci che diventano letali specie a livello locale quando la distinzione tra informazione, pubblicità e potere è sempre meno netta. Parliamo di ambiti in cui una realtà editoriale – crisi o non crisi – per sopravvivere ha bisogno di finanziamenti, che spesso arrivano dalla pubblicità. E se, ragionando per assurdo, la pubblicità di un’azienda permette di sopravvivere, facciamocene una ragione, difficilmente si può fare informazione dichiarando tutto il marcio che sta dietro quell’azienda. Sono circoli viziosi in cui purtroppo gira il mondo dell’informazione moderna, e che coinvolgono a pieno titolo il rapporto tra etica e giornalismo. Sono quesiti a cui prima o poi si dovrà dare una risposta concreta e non teorica, con altre carte deontologiche che in pochi conoscono e rispettano. E le risposte speriamo passino anche da una presenza più costante e ramificata sul territorio degli organi di disciplina della categoria. Siamo lontani anni luce dall’idea del giornalismo come quarto potere; ma non si può perdere l’occasione di informare, nella maniera più elementare, chiara e imparziale possibile, l’opinione pubblica. Sarebbe un’occasione persa per il giornalismo e per l’intero Paese.

Barruggi

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