Anche il Consiglio di Stato boccia la Regione Campania

Anche il Consiglio di Stato boccia la Regione Campania

palazzo_santaluciaIl Consiglio di Stato “boccia” la Regione Campania per la illogicità dei suoi atti.
Con due diverse sentenze il Consiglio di Stato annulla due diversi atti con cui la Giunta regionale e il Commissario ad acta avevano determinato le tariffe delle prestazioni riabilitative e socio-sanitarie.
Nella giornata di lunedì 11 febbraio, il Consiglio di Stato ha accolto i ricorsi presentati dalle Associazioni di categoria e dai gestori delle residenze sanitarie assistite contro la delibera regionale 224/2009 e il decreto commissariale n.6 del febbraio 2010, sconfessando, di fatto, l’operato della Regione Campania, del Commissario ad acta, e il parere espresso sull’argomento dal Tar.
Nel dispositivo della sentenza, il Consiglio di Stato stigmatizza il modus operandi della Regione Campania sottolineando la illogicità e la palese contraddittorietà degli atti prodotti.
La sentenza rappresenta una vittoria per le Associazioni e per tutti coloro che hanno creduto a fondo nel ricordo. Tra questi c’è Salvatore Parisi, coordinatore regionale dell’Anffas che ha dichiarato: «La nostra soddisfazione è mitigata da una sentenza che purtroppo sottolinea quanta poca attenzione venga prestata alle conoscenze e alle ragioni di chi concretamente opera nel territorio e ne conosce i reali bisogni. Ci auguriamo, seppur con grande scetticismo, che finalmente la Regione e il Commissario ad acta diano avvio a quelle promesse di dialogo e di confronto da cui possa scaturire una programmazione dei servizi agli anziani, alle persone con disabilità e ai malati cronici e rari più efficiente e realisticamente sostenibile. La crisi della sanità campana – ha detto Parisi – è anche frutto di una pianificazione che ancora privilegia l’ospedalizzazione rispetto al territorio. La crisi delle strutture socio-sanitarie e in particolare l’annunciata chiusura di Villa Caruso è la prova provata che il sistema sanitario regionale debba uscire dal commissariamento chiedendo alla politica di assumersi le proprie responsabilità programmatiche e decisionali».

Barruggi

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