Gio. Giu 20th, 2019

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Il vescovo di Nola contro Marchionne: Fiat non pensi solo al profitto

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Il vescovo di Nola Beniamino Depalma condivide le preoccupazioni dei lavoratori della Fiat

foto Ansa

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«La Fiom oggi parla di smantellamento della fabbrica, ma rideva quando i sindacati di base lo dicevano, 15 anni fa»: è quanto ha affermato, nel corso di un volantinaggio davanti al Vico, Mimmo Mignano, cassaintegrato della Fiat di Pomigliano, che oggi fa parte di un comitato di lavoratori in cig e licenziati. Insieme con Mignano, davanti allo stabilimento, per chiedere di «unificare le lotte», c’erano alcuni lavoratori dell’Astir, e del Bacino Napoli 2, che da mesi non percepiscono lo stipendio. «Anche chi ora è dentro deve unirsi a chi è ancora in cig – ha aggiunto Mignano – perchè l’obiettivo è lo stesso, mantenere il proprio lavoro». I lavoratori hanno distribuito volantini con una lista di «colpevoli e complici del fallimento dell’Alfa Romeo di Pomigliano», con i nomi di esponenti della Chiesa, della politica e del sindacato, “rei”, secondo gli operai, di aver appoggiato la Fiat in questi anni. Ed oggi si registrano anche le parole del vescovo di Nola, Beniamino De Palma, pastore della diocesi dove ricade anche Pomigliano D’Arco: «La Chiesa di Nola è sempre stata attenta alle dinamiche sociali del territorio e per il passato ha dato il suo fattivo contributo perché lo stabilimento di Pomigliano d’Arco non chiudesse. Il vescovo, monsignor Beniamino Depalma, insieme con tutta la comunità diocesana, condivide, in questo momento di difficoltà e d’incertezza, le preoccupazioni dei lavoratori della Fiat e delle loro famiglie». Lo si legge in una nota dell’ufficio per la pastorale sociale e il lavoro, la giustizia e la pace, la salvaguardia del creato della diocesi di Nola. «Lo stesso Pastore aveva sollecitato, in più occasioni, il Presidente della Repubblica e il dott. Marchionne a prendere in seria considerazione il dramma di tanti uomini e donne, per evitare una vera sciagura sociale. Attualmente, dopo le recenti e preoccupanti dichiarazioni del’azienda Fiat, si sta creando, ancora una volta, un clima di agitazione, d’inquietudine, di ansia per il futuro. E’ vero che ci sono problemi legati alla crisi economica, al mercato e alla globalizzazione dell’economia. Ma è pur vero che non devono essere sempre e solo i lavoratori a pagare scelte che rispondono solo a logiche di un liberismo selvaggio che sacrifica le persone e le loro famiglie all’idolo del denaro e della massimizzazione del profitto. Questo tempo di crisi non può non essere tempo di solidarietà, tempo di condivisione, da parte di tutti. Anche dell’azienda Fiat». «Eppure tanti lavoratori, oggi, vivono una condizione di vita precaria, vivono in balia dell’incertezza sul futuro proprio e delle proprie famiglie: nessuno può giocare con il diritto al lavoro, nessuno può “giocare” con la vita delle persone». Questo il clima che si respira a Pomigliano mentre l’appuntamento di sabato a palazzo Chigi si avvicina e aumenta l’attesa per le comunicazioni che i vertici del Lingotto faranno al Governo sul futuro della Fiat in Italia. Le prime rassicurazioni arrivate a mezzo stampa dall’ad Sergio Marchionne non sembrano accontentare i sindacati che anche oggi sono tornati a criticare l’azienda e il manager in particolare.

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